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I fatti

Dal delitto di Chiara Poggi alla famiglia nel bosco: l’anno nero della cronaca

Femminicidi, stragi, inchieste riaperte e attacchi alla libertà di stampa: tutti gli avvenimenti che hanno segnato il 2025

02 Gennaio 2026, 12:31

Dal delitto di Chiara Poggi alla famiglia nel bosco: l’anno nero della cronaca

Il 2025 è stato un anno durissimo per la cronaca italiana, scandito da delitti che hanno riaperto ferite mai rimarginate, tragedie improvvise e fatti che hanno acceso un dibattito pubblico profondo su giustizia, sicurezza e libertà di informazione. Dalla riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi all’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa, passando per femminicidi e grandi processi, ecco i principali episodi che hanno segnato l’anno.

Il dato più drammatico resta quello dei femminicidi. Tra il 1° gennaio e il 30 settembre, secondo il Viminale, sono state 73 le donne uccise, 44 delle quali per mano del partner o dell’ex. Tra i casi che hanno maggiormente scosso l’opinione pubblica c’è quello di Ilaria Sula: scomparsa il 25 marzo, il suo corpo viene ritrovato pochi giorni dopo in una valigia in un dirupo a Capranica Prenestina. L’ex fidanzato Mark Antony Samson confessa l’omicidio, avvenuto nell’appartamento di via Homs a Roma. Il processo con giudizio immediato si apre il 12 novembre: l’accusa è di omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi e relazione affettiva, oltre all’occultamento di cadavere. La madre dell’imputato, Nosr Manlapaz, patteggia due anni.

A marzo torna sotto i riflettori il caso Garlasco. A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura iscrive Andrea Sempio nel registro degli indagati per omicidio in concorso. Al centro delle nuove indagini ci sono l’impronta 33, rinvenuta su un muro vicino alle scale dove fu trovato il corpo, e il dna sulle unghie della vittima, ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio.

Aprile è segnato dalla tragedia del Monte Faito: la rottura di un cavo provoca la caduta di una funivia, con quattro morti e un ferito grave. A maggio vengono iscritte 25 persone nel registro degli indagati, tra cui l’amministratore di Eav Umberto De Gregorio, tecnici e funzionari di Ansfisa e rappresentanti della società incaricata della manutenzione. L’ipotesi è che siano stati certificati falsamente i controlli sull’impianto.

Il 18 aprile arriva una sentenza destinata a fare storia: la Corte d’Assise d’Appello di Bologna conferma l’ergastolo per i genitori di Saman Abbas e condanna all’ergastolo anche i due cugini, assolti in primo grado, aumentando a 22 anni la pena per lo zio. Per i giudici, Saman è stata uccisa da tutta la famiglia, con premeditazione e futili motivi.

Il 7 giugno, a Roma, il parco di Villa Pamphili diventa teatro di un duplice omicidio: vengono trovati i corpi di Anastasia Trofimova, uccisa per soffocamento, e della figlia di 11 mesi Andromeda, strangolata. Per il delitto è in carcere Francis Kaufmann, padre della bambina, arrestato in Grecia e poi estradato in Italia.

Il 30 giugno la terra torna a tremare: una scossa di magnitudo 4.6 colpisce l’area dei Campi Flegrei, la più forte degli ultimi quarant’anni. Nessuna vittima, ma a Bacoli crolla un costone sull’isolotto Pennata, riaccendendo le paure legate al bradisismo.

L’autunno è segnato da tensioni sociali e politiche. Ad agosto viene sgomberato il centro sociale Leoncavallo a Milano; a dicembre tocca all’Askatasuna di Torino. Intanto la guerra a Gaza ha forti ripercussioni anche in Italia: per tutto l’anno si susseguono manifestazioni pro Palestina, con un picco a ottobre dopo il blocco della Global Sumud Flotilla.

Il 14 ottobre è una giornata nera. A Castel d’Azzano, nel Veronese, tre carabinieri – Valerio Daprà, Marco Piffari e Davide Bernardello – muoiono in un’esplosione durante lo sgombero di un casolare; diciotto tra agenti e militari restano feriti. In carcere finisce Maria Luisa Ramponi, accusata di aver innescato la deflagrazione. Nello stesso giorno Filippo Turetta rinuncia all’appello per il femminicidio di Giulia Cecchettin: l’ergastolo diventa definitivo.

Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre un ordigno esplode davanti casa del giornalista Sigfrido Ranucci, a Pomezia. Distrutte le auto del conduttore di Report e della figlia. L’episodio viene definito un grave attacco alla libertà di stampa.

Il 28 novembre, durante lo sciopero nazionale dei giornalisti, un centinaio di manifestanti fa irruzione nella redazione centrale de La Stampa a Torino, imbrattando muri e devastando uffici al grido di slogan intimidatori. Trentaquattro persone vengono identificate e denunciate: il gesto è condannato come un attacco alla democrazia e al diritto di informare.

A novembre esplode anche il caso della famiglia nel bosco di Palmoli, nel Chietino. I genitori, Catherine e Nathan Birmingham, crescono i tre figli in un casolare isolato senza servizi essenziali. Dopo l’intervento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, i bambini vengono trasferiti con la madre in una struttura protetta. La vicenda divide l’opinione pubblica e la politica, alimentando un acceso dibattito sui limiti dello stile di vita alternativo.

L’anno si chiude il 19 dicembre con un nuovo colpo di scena sul caso Emanuela Orlandi. A 42 anni dalla scomparsa, la Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati una donna, ex allieva della scuola di musica frequentata da Emanuela, per false informazioni al pubblico ministero. Un segnale che l’inchiesta, ancora una volta, non è affatto chiusa.