Martedì 13 Gennaio 2026

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Difendersi “dal” voto anziché “nel” merito. Stile Cav...

Molti di coloro che si battono contro la separazione delle carriere accusarono Berlusconi di difendersi dai processi anziché nei processi. Ora fanno più o meno la stessa cosa: anziché duellare sul merito delle questioni, delegittimano la procedura

13 Gennaio 2026, 18:49

Difendersi “dal” voto anziché “nel” merito. Stile Cav...

Che strana la storia della giustizia in Italia. Che strano e, soprattutto, quant’è obliquo e opaco il sovrapporsi ormai trentennale della giustizia alla politica. Ora che la data del referendum sulla separazione delle carriere è stata indicata dal governo secondo le regole (la legge 352 del 1970), il fronte del No, o una sua parte, reagisce con un ricorso praticamente inedito: impugna davanti al Tar non il decreto che il Presidente della Repubblica stava per emanare, ma la deliberazione del Consiglio dei ministri in cui si sottopone al Capo dello Stato la soluzione ritenuta praticabile.

Le “deliberazioni” assunte collegialmente dal governo non sono atti normativi, non finiscono in Gazzetta ufficiale, costituiscono mere comunicazioni “interne”. Si ricordano rarissimi analoghi precedenti. Anziché discutere sui contenuti della riforma e su quanto il divorzio tra giudici e pm potrà contribuire a riequilibrare anche i rapporti fra i poteri, i cosiddetti volenterosi guidati dall’avvocato Carlo Guglielmi, insomma, si esibiscono in un tackle alla disperata.

Non è chiaro se puntano davvero a far saltare il voto del 22 e 23 marzo o a precostituire semplicemente un argomento per la campagna referendaria dell’Anm. E cioè a poter sostenere che il governo, nel riformare la giustizia, persegue una logica antidemocratica. In guerra come in amore tutto è concesso, certo. Ma è evidente che gli anti-Nordio si difendono dal referendum, non nel dibattito sui motivi della riforma.

Molti di coloro che si battono contro la separazione delle carriere accusarono Silvio Berlusconi, e non solo lui, di difendersi dai processi anziché nei processi. Ora fanno più o meno la stessa cosa: anziché duellare sul merito delle questioni, delegittimano la procedura. Tutto lecito. Ma è una lezione. E dovrebbe forse ricordare a tutti che gli strumenti per difendersi, se legittimi, possono essere usati sempre. E che al pari della fretta, il moralismo è sempre un pessimo consigliere.