Mattarella e Meloni
Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, i due Csm definiti a sorteggio e l’Alta Corte disciplinare si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Così ha stabilito il Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio, confermando quanto annunciato dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno. Ora si attende il decreto del Presidente della Repubblica.
Come hanno spiegato più volte in questi giorni fonti di Palazzo Chigi, si era obbligati a farlo entro il 17 gennaio, ossia a sessanta giorni dalla delibera della Cassazione che il 18 novembre ha ammesso il quesito proposto dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Nella stessa due giorni si voterà anche per l’elezione suppletiva di due posti vacanti alla Camera dei deputati lasciati liberi dal leghista Alberto Stefani, diventato presidente della Regione Veneto, e da Massimo Bitonci pure entrato nella Giunta regionale. Entrambi erano entrati a Montecitorio dopo aver vinto in collegi uninominali. Quella del 22 e 23 marzo è una data che per l’Esecutivo segna un compromesso tra il primo marzo, caldeggiata dalla maggioranza, e il mese di aprile auspicato dall’opposizione.
Intanto la raccolta firme promossa dai cosiddetti 15 “volenterosi” su un quesito diverso e oppositivo alla riforma Nordio è giunta a 354.307 sottoscrizioni sulle 500 mila previste, ossia al 70 per cento. Con questo passo l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto il 30 gennaio. Proprio il portavoce dei 15 volenterosi, l’avvocato Carlo Guglielmi, già nei giorni scorsi aveva annunciato un ricorso qualora il Governo avesse deliberato la data prima della fine del mese. Bisognerà capire solo se sarà presentato al Tar Lazio o dinanzi alla Corte Costituzionale.
Su tale previsione è arrivato il commento tagliente del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti: «L'unica cosa che non manca in Italia è la possibilità di fare ricorsi, il problema però è farseli accogliere». E se il ricorso dovesse essere accolto?, hanno chiesto i cronisti: «Se mio nonno fosse un treno» la risposta di Foti. A lui ha replicato lo stesso Guglielmi: «Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350.000 cittadini che in pochi giorni hanno firmato dicendo che il loro diritto ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all’ipotesi che suo nonno fosse un treno», dunque «informeremo domani il Presidente della Repubblica e i Comitati Promotori Parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede. Ovviamente qualunque nostra futura azione giudiziaria potrà essere accolta oppure respinta. Ma questo è il vero punto della questione ed è ciò che ci distingue dalle recenti dichiarazioni di vari membri del Consiglio dei Ministri».
Ha espresso, al contrario, «soddisfazione» Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense, per la fissazione della data. «È un passaggio rilevante che affida ai cittadini una scelta di grande importanza per la giustizia. Auspico una partecipazione ampia e consapevole: quale che sia l’esito, è fondamentale che una riforma di questa portata nasca da chiara condivisione democratica» ha commentato il vertice dell’avvocatura istituzionale. Invece per Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali: «Da oggi fino al giorno del voto ci sarà il tempo necessario per spiegare nel merito questa riforma e permettere ai cittadini di farsi un’opinione informata e consapevole. La separazione delle carriere non indebolisce la magistratura e non la sottopone alla politica. Serve invece a rendere più chiaro e più equilibrato il funzionamento della giustizia, nel pieno rispetto dei principi della Costituzione».
Per il deputato di Forza Italia Enrico Costa «stabilita la data del referendum, il nostro impegno sarà massimo per spiegare la riforma nel merito, punto per punto. Forza Italia è pronta per una campagna appassionata, comune per comune, a sostegno di una legge che rappresenta un pilastro del nostro programma e della nostra storia». Proprio gli azzurri hanno tenuto una nuova riunione organizzativa sulla campagna referendaria alla presenza del segretario nazionale Antonio Tajani, al termine della quale hanno diffuso una nota: «Il nostro impegno non è rivolto solo agli elettori di Forza Italia, ma ad allargare i confini della battaglia per il 'Sì', coinvolgendo esponenti della società civile, di qualsiasi parte politica. La battaglia per la riforma della giustizia non è di partito, ma per il Paese: può e deve essere assolutamente trasversale. Forza Italia, dentro e attraverso i vari Comitati, ha già avviato una campagna di comunicazione online e offline incentrata su testimonianze di chi conosce il problema perché è stato vittima di errori, perché - lavorando con la legge come magistrati e avvocati - ha conosciuto gli esiti nefasti dell'attuale sovrapposizione dei ruoli».