Lunedì 16 Marzo 2026

×

Il caso

Trasferiti in massa, in Sardegna un terzo dei 41 bis

Giachetti interroga Nordio e porta in Aula le storie di detenuti spostati senza preavviso, con percorsi lavorativi e scolastici interrotti

16 Marzo 2026, 09:14

Trasferiti in massa, in Sardegna un terzo dei 41 bis

Alla fine di gennaio il carcere Due Palazzi di Padova si è svegliato con una notizia che nessuno voleva dare. Pietro Marinaro, settantaquattro anni, detenuto in alta sicurezza, era stato trovato senza vita nella sua cella. Si era impiccato. La sera prima aveva saputo che l’indomani sarebbe stato trasferito altrove, in un altro istituto, in un’altra città. Una prospettiva che non ha retto. Gli altri ventidue detenuti dell’alta sicurezza del Due Palazzi sono partiti lo stesso, qualcuno verso Parma, qualcuno verso L'Aquila, qualcuno verso Nuoro. In ventiquattr’ore hanno fatto le valigie e sono andati via da un posto dove alcuni di loro vivevano da venticinque, trenta, in certi casi più di quarant’anni.

Quel che è successo a Padova non è un episodio isolato. È il punto più drammatico di una riorganizzazione che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha avviato nei primissimi mesi del 2026, spostando in modo massiccio i detenuti classificati come alta sicurezza e quelli sottoposti al regime speciale del 41-bis. Il piano, come ha spiegato il sottosegretario Andrea Delmastro in una visita in Sardegna a inizio marzo, punta a ridurre da dodici a sette gli istituti che ospitano detenuti in regime di 41-bis, concentrandoli in strutture dedicate esclusivamente a loro e gestite dai reparti specializzati del Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria. La logica dichiarata è quella della sicurezza: evitare la promiscuità con altri circuiti detentivi, tagliare i canali attraverso cui i boss potrebbero far filtrare messaggi verso l'esterno.

Il piano che ha cambiato tutto

Il problema è come è stato fatto. Senza preavviso, senza dialogo con le istituzioni locali, senza consultare le associazioni di volontariato e il terzo settore che in quegli istituti lavoravano da anni. A Parma, secondo quanto comunicato ai Garanti regionali dell’Emilia-Romagna e del comune, nel solo mese di febbraio 2026 sono stati trasferiti settantaquattro detenuti in alta sicurezza. Settantaquattro persone che un mattino si sono trovate a fare i bagagli senza aver potuto avvisare i familiari, interrompendo di colpo corsi di studio, percorsi lavorativi, programmi di reinserimento che in alcuni casi erano stati costruiti nel corso di anni. I Garanti, scrivendo al deputato Roberto Giachetti di Italia Viva, hanno usato parole precise: “sconcerto” e “preoccupazione”.

La Sardegna è l’altro nodo centrale di questa storia. Il piano del governo prevede che le carceri di Sassari, Cagliari-Uta e Nuoro diventino le sedi principali del 41-bis nell’isola, con il Badu ‘e Carros di Nuoro trasformato in struttura esclusivamente dedicata a questo regime speciale. Secondo l’interrogazione di Giachetti, al termine della riorganizzazione la Sardegna ospiterà complessivamente duecentoquaranta detenuti al 41-bis, quasi un terzo del totale nazionale. Nordio, rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle a fine febbraio, ha sostenuto che si tratta di una scelta inserita in una programmazione pluriennale già condivisa con il territorio. La presidente sarda Alessandra Todde non la vede così, e il 28 febbraio ha portato la sua protesta in piazza a Cagliari. Il caso era stato sollevato con forza dalla garante regionale Irene Testa.
Nel frattempo ad Alessandria San Michele, secondo quanto denuncia l’associazione Nessuno tocchi Caino, verranno ospitati in modo esclusivo centocinquanta detenuti al 41-bis, mentre tutti i detenuti di media sicurezza presenti nell’istituto saranno trasferiti altrove, compresi quelli impegnati in attività lavorative qualificate che ora perdono anche quelle.

Il problema non è solo la Sardegna o Padova o Parma o Alessandria. È il metodo. Anni di lavoro, accordi con le cooperative, convenzioni con le università, rapporti con le imprese locali che davano un impiego dentro le mura, tutto polverizzato con una circolare. Nicola Boscoletto, fondatore della cooperativa Giotto che da quarant’anni lavora nel Due Palazzi, ha detto chiaramente che si sono trovati davanti a delle “macerie”. L'associazione Ristretti Orizzonti ha pubblicato le schede dei detenuti trasferiti da Padova, una per una, per raccontare chi erano e cosa stavano facendo: uno frequentava laboratori di cucito e teatro, un altro stava per ottenere i permessi premio dopo anni di percorso virtuoso, un altro ancora aveva quasi completato un corso universitario. Tutte storie interrotte.

Giachetti e le domande al ministro

Come detto, Roberto Giachetti ha depositato un’interrogazione scritta al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Non è la prima volta che il deputato di Italia Viva si occupa della questione: già con l’interrogazione scorsa aveva chiesto conto dei trasferimenti, e Nordio aveva risposto che “i trasferimenti dei detenuti non sono solo una questione amministrativa, poiché influenzano aspetti importanti della loro vita e delle attività trattamentali”, e che erano state introdotte “garanzie per limitare i disagi degli spostamenti, tutelando sia i diritti dei detenuti sia le esigenze organizzative dell'amministrazione”.

Quella risposta è diventata adesso il principale elemento di contraddizione che Giachetti mette sul tavolo. Perché se il ministro ha riconosciuto che i trasferimenti non sono una questione meramente burocratica, e ha assicurato che esistono garanzie a tutela dei detenuti, com’è possibile che siano stati eseguiti trasferimenti di massa senza alcuna consultazione, senza dialogo con i Garanti, senza un preavviso che consentisse almeno di avvisare i familiari? Nella sua interrogazione Giachetti, lo dice con la precisione di chi vuole mettere a verbale una contraddizione documentata: “tale decisione dell'amministrazione penitenziaria di procedere, per di più senza dialogo e senza consultazione, agli spostamenti di massa di detenuti, ad avviso dell'interrogante, oltre a cozzare con i propositi del Ministro interrogato, fa l’economia dei rapporti, delle intese, dei progetti, degli impegni instaurati dalle direzioni degli istituti penitenziari con le istituzioni locali, l'imprenditoria, il volontariato, il terzo settore, i garanti dei detenuti”.

È una frase densa. Dietro quella parola “economia” c’è tutto quello che è stato cancellato: non solo i percorsi individuali dei singoli detenuti, ma un intero ecosistema di relazioni costruite nel tempo tra carcere e territorio. Accordi con le imprese locali che assumevano i detenuti, convenzioni con le cooperative del terzo settore, rapporti con le associazioni di volontariato, impegni presi dalle direzioni degli istituti con i Garanti. Tutto questo è stato azzerato in silenzio, senza che nessuno di questi soggetti venisse interpellato.

Giachetti pone al ministro quattro domande precise. La prima è la più ampia: quei trasferimenti di massa compromettono le finalità previste dall’articolo 27 della Costituzione, cioè il rispetto della dignità umana e la funzione rieducativa della pena? La seconda è una richiesta di numeri: quante sono le persone coinvolte, distinte tra detenuti di media sicurezza, alta sicurezza e 41-bis? La terza riguarda la Sardegna: è vero che l’isola dovrà ospitare duecentoquaranta detenuti al 41-bis senza che questa scelta sia stata discussa con le istituzioni regionali? E la quarta è quella che chiede se il ministro non ritenga di rivedere la scelta, coinvolgendo le istituzioni locali, il volontariato, l’imprenditoria e i Garanti.

L’articolo 27 della Costituzione non è un dettaglio. Stabilisce che le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”. Non è un obiettivo facoltativo, è un principio costituzionale. Quando si spostano persone che stavano costruendo faticosamente un percorso di ritorno alla legalità, il rischio concreto è l’azzeramento della funzione rieducativa. Il caso di Pietro Marinaro è quello che fa più impressione. L’interrogazione di Giachetti lo cita esplicitamente, usando le parole di Ristretti Orizzonti: “non ha retto all’idea di essere trasferito e ha scelto di concludere prima della partenza la sua vita". Che fare?