Violenza in carcere
Carcere minorile di Casal del Marmo
Sul caso delle presunte violenze nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, a Roma, interviene anche Antigone, che ricorda di avere già segnalato la vicenda alla Procura della Repubblica la scorsa estate. L’associazione spiega infatti di avere presentato un esposto nel mese di luglio, dopo avere raccolto notizie su possibili reati commessi ai danni di ragazzi reclusi nella struttura.
A dirlo è il presidente Patrizio Gonnella, che collega direttamente la nuova inchiesta giudiziaria a un lavoro di monitoraggio avviato già da tempo. «Nella primavera dello scorso anno l’associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze», afferma. Dopo avere raccolto le testimonianze, aggiunge, Antigone decise di procedere «alla presentazione di un esposto dove si dettagliavano alcuni di questi episodi».
Dopo l’apertura dell’inchiesta, l’associazione chiede ora una risposta chiara da parte delle istituzioni, a cominciare dal ministero. «Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture», dichiara Gonnella.
Nel suo intervento, il presidente di Antigone allarga anche il discorso al modello penitenziario e al rischio di derive autoritarie all’interno degli istituti. «Ci auguriamo che si metta la parola stop a ogni deriva militaresca nelle carceri per adulti e per minori», afferma. E aggiunge un ringraziamento alla magistratura per il lavoro svolto: «Siamo grati alla magistratura per l’inchiesta che si speri porti a rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni».
La riflessione più ampia arriva però da Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone, che sottolinea come i racconti raccolti non facessero pensare a episodi isolati.
«Quello che emergeva da quei racconti è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema», osserva. È un passaggio che sposta il baricentro dell’analisi: non il comportamento deviato di singoli, ma un contesto più ampio che avrebbe consentito o favorito certe condotte.
Marietti, però, richiama anche un altro aspetto. Accanto alle criticità, nelle carceri esisterebbero anche «degli anticorpi», rappresentati da operatori che ogni giorno svolgono il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone.
Secondo la responsabile dell’osservatorio minori, è anche grazie a queste figure e alla presenza costante di Antigone negli istituti che è stato possibile far emergere il caso. «Da loro e dalla presenza di Antigone nelle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fiducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso», spiega.
Nella parte finale del suo intervento, Marietti insiste sull’importanza del controllo esterno e indipendente dentro gli istituti penitenziari. «Per questo è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili», conclude.