Venerdì 27 Febbraio 2026

×

Isola

Conte difende il 41-bis ma boccia l’asse Sardegna: «Non una Caienna»

Da Cagliari il leader M5S riconosce l’utilità del carcere duro per mafia e terrorismo, ma contesta la concentrazione dei trasferimenti nelle isole: «Serve un’equa distribuzione»

27 Febbraio 2026, 08:46

Conte difende il 41-bis ma boccia l’asse Sardegna: «Non una Caienna»

GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE M5S

C’è una linea che Giuseppe Conte prova a tenere dritta: difendere il 41-bis come strumento di sicurezza senza accettare che la sua applicazione si traduca in una “geografia punitiva” concentrata sulle isole. Da Cagliari, dove sabato è annunciata una manifestazione contro il previsto trasferimento di detenuti al carcere duro in Sardegna, il leader del M5S rivendica l’utilità del regime speciale ma ne contesta l’impianto logistico.

«Regime necessario contro mafia e terrorismo»

Conte parte dal merito e riconosce al 41-bis una funzione diventata, a suo dire, imprescindibile: «È un regime che assolutamente è diventato necessario nel corso del tempo per garantire la massima sicurezza e il controllo di tutti coloro che sono responsabili di reati molto gravi, di mafia e terrorismo», spiega. L’obiettivo, sottolinea, è impedire che i detenuti mantengano contatti con l’esterno e continuino a dirigere attività criminali dal carcere.

«Non riducete l’Isola a una Caienna»

Il punto di rottura è la distribuzione prevista dal Governo, che Conte considera sbilanciata. L’idea che circa un terzo dei detenuti al 41-bis venga trasferito in Sardegna viene respinta con parole dure: «Per quanto però riguarda il fatto che si vuole ridurre la Sardegna a una Caienna è legittimo che i cittadini sardi abbiano qualcosa da ridire su questo disegno». E aggiunge un riferimento politico alla norma che indica le aree insulari come destinazioni preferibili: «Non si può pensare che le isole diventino il refugium peccatorum».

«Serve un’equa distribuzione»

La proposta, nelle parole del presidente M5S, è semplice: evitare concentrazioni e tornare a una ripartizione più omogenea. «Serve un’equa distribuzione e non una concentrazione qui di tutti i detenuti al 41-bis», conclude, distinguendo tra la necessità del carcere duro e le modalità con cui lo Stato decide dove collocarlo.