Carcere duro
La Sardegna prova a fermare l’ulteriore concentrazione del carcere duro nell’Isola con un atto politico che punta dritto a Roma. Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno per bloccare il previsto arrivo di detenuti sottoposti al regime del 41-bis nelle carceri di Bancali (Sassari), Uta (Cagliari) e Badu ’e Carros (Nuoro).
Nel testo si richiama che le norme sulla distribuzione dei detenuti in 41-bis indicano di scegliere destinazioni «preferibilmente in aree insulari». Per il Pd Sardegna questa previsione è «ingiustificata e dannosa» perché userebbe l’insularità «come strumento di segregazione e marginalità».
L’ordine del giorno approvato chiede al Parlamento, ai sensi dell’art. 51 dello Statuto speciale, di sopprimere quel riferimento geografico e di garantire «una distribuzione omogenea e proporzionata» dei detenuti sul territorio nazionale.
Durante il dibattito sono stati espressi timori legati alla situazione del sistema penitenziario sardo, descritto già in crisi: un incremento di detenuti al 41-bis metterebbe sotto stress anche il sistema sanitario. La preoccupazione più forte, si legge, è il rischio — per molti «una certezza» — che l’arrivo di appartenenti alla malavita organizzata possa favorire infiltrazioni pericolose in Sardegna.
In Consiglio regionale si sono discusse tre mozioni presentate dai capigruppo di Pd, Riformatori e Forza Italia. Le prime due hanno portato all’ordine del giorno approvato con i voti del Campo largo e dei centristi, mentre la terza non è passata. Stessa sorte per un altro odg presentato da Fratelli d’Italia.
Non si è arrivati a un’approvazione unitaria dell’atto che sarà trasmesso a Roma: i numeri finali indicati sono 33 favorevoli, 9 astenuti e 2 contrari.
Sul piano politico e sociale, è prevista anche una mobilitazione: sabato, davanti alla Prefettura di Cagliari, ci sarà un’iniziativa invocata «a gran voce» dalla presidente Alessandra Todde.