Emergenza carceri
In cella, nella notte, un’altra vita spezzata riaccende l’allarme sulle condizioni delle carceri italiane. Una detenuta italiana di 32 anni è morta dopo essersi tolta la vita nel carcere di Venezia La Giudecca: soccorsa ancora in vita, è stata portata in ospedale dal 118, ma è deceduta poco dopo.
A segnalare l’episodio è Gennarino De Fazio, segretario generale Uilpa Polizia Penitenziaria, che parla dell’ottava morte autoinferta dietro le sbarre dall’inizio del 2026, collegando il dato a una crisi strutturale che, secondo il sindacato, sta erodendo sicurezza e tutela dei diritti.
Secondo quanto riferito nella nota sindacale, la donna è stata trovata in condizioni gravi e l’intervento sanitario è scattato immediatamente. La morte, però, è arrivata dopo il trasferimento in ospedale, chiudendo una notte segnata da tensione e da interrogativi inevitabili sul contesto in cui matura un gesto estremo.
De Fazio descrive un sistema in cui, oltre alla libertà, «viene tolta ogni speranza», chiedendo una svolta che non sia solo emergenziale ma capace di incidere sulle cause profonde.
Nel mirino del sindacato ci sono due fattori che continuano a pesare su quasi tutti gli istituti: sovraffollamento e carenza di personale. La Uilpa parla di quasi 18mila detenuti oltre i posti disponibili e di un deficit di almeno 20mila agenti nel Corpo di polizia penitenziaria, con effetti diretti sulle condizioni di lavoro e sulla gestione quotidiana della sicurezza.
Da qui l’appello a misure strutturali: deflazione della densità detentiva, potenziamento degli organici, garanzie sanitarie, ammodernamento delle strutture e riforme complessive. La richiesta, in sostanza, è quella di un provvedimento organico che affronti il nodo carceri in modo mirato, invece di interventi frammentati.
Nella stessa notte, segnala ancora la Uilpa, si sono registrati disordini e tensioni alla Casa circondariale di Busto Arsizio, rientrati grazie all’intervento della polizia penitenziaria, con agenti richiamati anche fuori servizio. Un episodio che, nella lettura sindacale, si inserisce nello stesso quadro: istituti sotto stress e personale chiamato a reggere una pressione crescente.