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Emergenza carceri

Celle senza dignità: già 7 suicidi in 40 giorni

A gennaio 2026 63.734 persone recluse a fronte di 51.271 posti. Governo: 141 milioni per nuovi spazi, opposizioni: «Inerzia totale»

13 Febbraio 2026, 13:26

Celle senza dignità: già 7 suicidi in 40 giorni

I nuovi dati di gennaio confermano l'emergenza: 12.463 persone oltre la capienza. Il governo annuncia 141 milioni ma le opposizioni: “Inerzia totale” Le cifre del 31 gennaio 2026 non lasciano spazio a dubbi. Nelle carceri italiane sono rinchiuse 63.734 persone a fronte di una capienza regolamentare di 51.271 posti. Significa che ci sono 12.463 detenuti in più rispetto a quanto gli istituti potrebbero ospitare. Un sovraffollamento che supera il 124 per cento e che rispetto al mese precedente - quando i detenuti erano 63.499 - segna un ulteriore aumento persone.

I numeri carcere per carcere

I dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fotografano una situazione drammatica che tocca quasi tutto il Paese. A Napoli Poggioreale la capienza è di 1.611 posti ma i detenuti sono 2.211: 600 persone in più, con un tasso di sovraffollamento del 137 per cento. A Milano San Vittore su 748 posti ce ne sono 939, 191 in più. A Torino Le Vallette 1.484 detenuti per 1.119 posti, con 365 persone oltre la capienza.

Ma è guardando le percentuali che si capisce davvero quanto la situazione sia fuori controllo. A Brescia Canton Monbello il sovraffollamento raggiunge il 220 per cento: 182 posti, 402 detenuti. A Teramo 443 detenuti per 255 posti, il 173 per cento. A Busto Arsizio 449 persone per 240 posti, il 187 per cento. A Como 367 detenuti per 225 posti. A Foggia 658 per 364. A Lecce addirittura 1.390 detenuti per 798 posti di capienza, il 174 per cento. Poi ci sono i casi limite. A Lodi 91 detenuti per 45 posti, il 202 per cento. A Varese 107 per 53 posti. A Latina 146 per 77. A Bergamo 609 detenuti stipati in spazi pensati per 319. A Opera in Lombardia 1.420 persone dove ce ne dovrebbero stare 918. A Palermo Pagliarelli 1.340 detenuti per 1.166 posti. E ancora: Bologna con 870 detenuti per 507 posti, Ferrara con 400 per 243, Piacenza con 542 per 414.

Rispetto al 31 dicembre 2025, quando i detenuti erano 63.499, l'aumento è di 235 unità. La capienza regolamentare invece è addirittura calata: da 51.277 posti a 51.271. Sei posti in meno. Alcuni istituti hanno visto crescere in modo significativo il numero dei detenuti: a Napoli Poggioreale si è passati da 2.153 a 2.211 (+58), a Bologna da 861 a 870 (+9), a Monza da 673 a 693 (+20), a Roma Regina Coeli da 709 a 747 (+38), a Roma Rebibbia da 1.666 a 1.674 (+8). In altri casi invece c'è stata una leggera diminuzione. A Piacenza si è passati da 571 a 542 detenuti, a Modena da 585 a 570, a Genova Marassi da 689 a 673. Ma sono gocce nel mare di un sistema che continua a scoppiare.

I suicidi, bambini, attività chiuse

I primi giorni del 2026 hanno già segnato un bilancio pesante. All’11 febbraio i suicidi in carcere sono 7, le morti per altre cause 15, per un totale di 22 decessi. Nel 2025 i suicidi erano stati 80, le morti per altre cause 161, totale 241. Nel 2024 i suicidi erano stati 91, le morti 155, totale 246. Il dato dei suicidi resta altissimo e secondo chi si occupa di diritti nelle carceri è strettamente legato al sovraffollamento e all'assenza di prospettive per chi è detenuto.

Alla fine di gennaio è arrivata anche la notizia del suicidio di un detenuto di 74 anni nel carcere di Padova. L’uomo si è tolto la vita dopo aver saputo che sarebbe stato trasferito a migliaia di chilometri di distanza in seguito alla chiusura della sezione di alta sicurezza. “Il trasferimento è stato comunicato dall'oggi al domani”, ha raccontato Ornella Favero, direttrice della rivista Ristretti Orizzonti. Attività trattamentali che latitano. Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione, a tal proposito ha chiesto un’informativa urgente al ministro Nordio sul tema. Da poco, come pubblicato su Il Dubbio, il ministro ha risposto sugli sfollamenti in generale, senza però dare dati specifici.

Al 31 dicembre 2025 nelle carceri italiane c’erano 23 detenute madri con 26 figli al seguito. Otto madri italiane con 10 bambini, 15 madri straniere con 16 bambini. I numeri sono contenuti ma la situazione resta drammatica. A Lauro, l’Icam in Campania, ci sono 6 detenute con 8 bambini (3 italiane con 5 figli, 3 straniere con 3 figli). A Milano San Vittore 5 detenute straniere con 6 bambini. A Roma Rebibbia femminile 2 detenute straniere con 2 bambini. A Bollate 3 detenute italiane con 3 bambini. A Torino Le Vallette, Perugia e Venezia Giudecca ci sono altri bambini che vivono in carcere con le loro madri.

La risposta del governo

Di fronte a questi numeri la maggioranza annuncia il piano di edilizia penitenziaria. Monica Ciaburro, deputata di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Commissione Difesa, ha parlato di 141,8 milioni di euro destinati nei prossimi tre anni alle opere di competenza del Ministero delle Infrastrutture. “Una scelta in netta discontinuità rispetto agli svuota-carceri e alle misure tampone che hanno inciso negativamente su sicurezza e certezza della pena”, ha detto Ciaburro. L’idea è costruire nuovi spazi detentivi e ristrutturare quelli esistenti. Il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio ha un cronoprogramma che prevede l’apertura di 864 posti nel 2025, 5.754 nel 2026 e 4.074 nel 2027, per un totale di 10.692 nuovi posti. La Legge di Bilancio 2026 prevede inoltre l'assunzione di 2.000 agenti di polizia penitenziaria entro il 2028.

Ma chi si occupa di diritti nelle carceri non ci sta. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha definito il bilancio di fine 2025 “il più cupo degli ultimi anni”. E ha aggiunto: “Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione. C’è un silenzio assordante delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma”. Secondo Antigone l’aumento dei detenuti non è legato a una crescita della criminalità. Nel primo semestre del 2025 i reati denunciati sono diminuiti del 4,8 per cento rispetto all'anno precedente. “A crescere è l’uso della detenzione come risposta quasi esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità”, sostiene l’associazione. E denuncia che nel 42,9 per cento delle carceri visitate non sono garantiti i tre metri quadrati di spazio vitale per persona. Oltre la metà degli istituti ha celle prive di doccia, nel 45,1 per cento mancano acqua calda o condizioni igieniche adeguate.

L’idea di costruire nuove carceri viene contestata da più parti. Richiede tempo, risorse enormi e non affronta il problema alla radice. Il 38 per cento delle persone detenute ha una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative. “Non sono una rinuncia alla pena – ricorda Antigone – ma una modalità più efficace e costituzionalmente orientata, capace di ridurre la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva”.

Anche le opposizioni in Parlamento hanno alzato la voce. Dopo il suicidio di Padova, Ilaria Cucchi e Stefania Ascari hanno annunciato interrogazioni al ministro Nordio. “Il Governo deve rispondere delle proprie scelte e delle loro conseguenze”, hanno detto. La garante regionale della Sardegna Irene Testa ha chiesto addirittura una convocazione straordinaria della Camera per discutere della situazione delle carceri. “Dichiarazioni a mezzo stampa, denunce, segnalazioni, ispezioni sembrano ormai armi spuntate”, ha detto.

Mentre si discute di piani triennali e di nuovi posti, che la nostra Storia ha già condannato, ogni mese entrano in carcere persone in più. Le celle si riempiono, i letti a castello arrivano a tre piani, le ore d'aria si riducono, le attività trattamentali diventano impossibili. Il sistema penitenziario italiano è fuori dalla legalità costituzionale. Lo dicono i numeri, lo confermano le morti, lo testimoniano le condizioni materiali degli istituti. Eppure la risposta resta sempre la stessa: più spazi, più sicurezza, più detenzione. Come se il problema fosse solo una questione di metri quadri e non di un modello che ha smesso di funzionare.