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L’Associazione dei collegi forensi del Marocco (Abam) ha deciso di mantenere la sospensione totale delle attività professionali, annunciando nuove iniziative di protesta su scala nazionale nei prossimi giorni. La decisione è stata assunta durante l’ultima riunione della direzione dell’associazione, svoltasi a Rabat, che ha stabilito la prosecuzione dell’astensione dal lavoro fino a nuovo ordine.
Alla base della mobilitazione c’è l’assenza di chiarimenti sostanziali da parte del governo sul progetto di legge 23.66, che mira a riformare l’organizzazione della professione forense. Secondo l’Abam, il testo è lesivo dell’indipendenza degli avvocati e non conforme ai principi fondamentali che regolano l’esercizio della difesa e la tutela dei diritti dei cittadini.
Dal 17 gennaio, data di avvio dello sciopero, la protesta si è progressivamente intensificata. Oltre all’astensione dalle udienze, i collegi forensi hanno avviato il boicottaggio delle piattaforme giudiziarie digitali e la sospensione dei pagamenti elettronici delle spese giudiziarie, provocando forti ripercussioni sul funzionamento dei tribunali. Secondo l’associazione, l’escalation è stata una risposta necessaria all’adozione di un testo normativo senza un accordo finale con la rappresentanza dell’avvocatura.
Tra i punti più contestati figurano il nuovo percorso di accesso alla professione, ritenuto penalizzante soprattutto per i giovani laureati, e un regime disciplinare che rafforzerebbe il ruolo del Ministero della Giustizia del Marocco a discapito dell’autonomia dei collegi forensi. Elementi che, secondo i rappresentanti dell’Abam, rischiano di indebolire le garanzie del giusto processo.
L’associazione chiede il ritiro del progetto di legge 23.66 e la riapertura di un dialogo realmente partecipativo, capace di assicurare l’autonomia dell’avvocatura e la tutela effettiva dei diritti della difesa. In questa direzione, il Bureau dell’Abam ha annunciato una conferenza stampa per oggi, durante la quale verrà illustrata la posizione ufficiale della categoria.
È stata inoltre preannunciata una marcia nazionale per venerdì 6 febbraio, che segnerà l’estensione della protesta nello spazio pubblico. Parallelamente, l’associazione sta valutando il ricorso al Consiglio superiore della Magistratura per esaminare le modalità di tutela dei diritti della difesa in questa fase eccezionale.
Il progetto di legge 23.66 è destinato a sostituire la legge n. 28.08 del 2008, riformando in modo profondo l’assetto della professione forense in Marocco.