Le reazioni
La sede della Corte Costituzionale
Il diritto di difesa dei richiedenti asilo sarebbe di fatto annullato dal potere esecutivo. È l’accusa netta formulata dall’avvocato Salvatore Fachile nel corso del dibattimento davanti alla Consulta, chiamata a pronunciarsi sui dubbi di legittimità costituzionale sollevati dalla Corte di cassazione in relazione alla possibilità di trattenere fino a 48 ore i migranti riportati in Italia da Gjader, nonostante la mancata convalida dell’ordine di trattenimento da parte del giudice competente.
«Io ho una convalida negata e il mio risultato è vanificato dal potere esecutivo. Quindi il mio diritto alla difesa viene vanificato da un potere amministrativo», ha sostenuto il difensore del cittadino senegalese, spiegando che «non ci si può difendere nelle 48 ore dopo la mancata convalida, nonostante io abbia vinto». Una situazione che, secondo Fachile, svuota di contenuto l’intervento del giudice e rende inefficace l’attività difensiva.
Il caso riguarda il ricorso presentato in Cassazione dopo che la Corte d’Appello di Roma aveva negato la convalida del trattenimento in Albania. Nonostante ciò, il cittadino senegalese era stato successivamente trasferito in un Cpr a Bari, dove il trattenimento era stato nuovamente convalidato. Una sequenza che, per la difesa, dimostra l’esistenza di un meccanismo amministrativo automatico capace di neutralizzare la decisione giudiziaria precedente.
Fachile ha insistito sulle conseguenze concrete per chi esercita la difesa. «Io da difensore non posso neanche fare una istanza per motivi di salute o di non idoneità a stare in luoghi chiusi», ha spiegato, chiarendo che «devo aspettare l’emanazione di un nuovo provvedimento dopo le 48 ore». E ha aggiunto: «Non potrei neanche far valere il fatto che un giudice due ore prima mi abbia detto che il mio assistito sta morendo dissanguato, perché io devo aspettare addirittura 96 ore, cioè 48 ore dopo le 48 iniziali. Non posso fare niente».
Il cuore della critica è stato ricondotto all’articolo 24 della Costituzione, che sancisce l’inviolabilità del diritto di difesa. Secondo il legale, questa norma «fornisce la visione complessiva» della questione sottoposta alla Corte. «Solo questa violazione può restituire il senso più complessivo di una causa molto concentrata sulle 48 ore», ha affermato, denunciando un «provvedimento a catena che umilia il diritto di difesa».
In conclusione, Fachile ha sostenuto che il sistema contestato «va a scombussolare in modo eccessivo l’equilibrio dei poteri all’interno dello Stato», trasformando una misura amministrativa temporanea in uno strumento capace di svuotare l’efficacia delle decisioni giudiziarie e di comprimere le garanzie costituzionali fondamentali.