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CARCERE SAN VITTORE
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa un passo indietro sulla circolare che aveva scatenato le proteste di associazioni, garanti e operatori del settore.
Durante l'ultima riunione tra il ministero della Giustizia e le organizzazioni che si occupano di carcere, tra cui Nessuno Tocchi Caino presieduta da Rita Bernardini, sono arrivate rassicurazioni importanti: la direttiva verrà integrata con modifiche significative che alleggeriscono la stretta burocratica imposta a ottobre.
La questione era esplosa con la circolare n. 454011 del 21 ottobre scorso. Con quel provvedimento, il direttore generale dei detenuti e del trattamento (DGDT) Ernesto Napolillo aveva deciso di accentrare su Roma tutte le autorizzazioni per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si svolgono negli istituti penitenziari dove sono presenti sezioni di alta sicurezza, collaboratori di giustizia o detenuti sottoposti al regime del 41- bis. Una scelta che aveva suscitato allarme perché di fatto toglieva potere decisionale ai direttori degli istituti e ai magistrati di sorveglianza, figure che per legge e per prossimità dovrebbero adeguare i percorsi trattamentali alle esigenze individuali di ciascuna persona detenuta.
L’Osservatorio regionale della Campania sulle condizioni delle persone private della libertà personale, guidato dal garante Samuele Ciambriello e composto da Alessandro Gargiulo, Elena Cimmino, Paolo Conte, Mena Minafra, Anna Malinconico, Valentina Ilardi, Maria Rosaria Cardenuto e Giuliana Trara, aveva denunciato con forza questa scelta. In un documento diffuso nei giorni scorsi, l’Osservatorio aveva parlato di “scelta accentratrice” che rischiava di aumentare il già tragico bilancio dei suicidi in carcere. Ma ora qualcosa si muove. Le modifiche che ci saranno cambieranno la sostanza del provvedimento.
Primo punto: è stata tolta la parola “autorizzazione”, che è stata sostituita da “nulla osta”. Non è solo una questione di termini. L'autorizzazione implica un potere decisionale pieno, il nulla osta è un parere che alleggerisce il peso burocratico centrale. Secondo: la Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha due giorni di tempo per dare il nulla osta. Un termine stretto che dovrebbe evitare i tempi morti della burocrazia romana.
Terzo: le richieste vanno presentate sette giorni prima. Inizialmente la DGDT aveva chiesto cinque giorni, ma i magistrati di sorveglianza che devono autorizzare hanno obiettato che erano troppo pochi. Quarto punto: si possono fare eventi con detenuti di media sicurezza e alta sicurezza insieme, ma in questo caso bisogna indicare i nominativi dei detenuti che parteciperanno.
«Faremo una verifica tra tre mesi per verificare se si sono verificati problemi, stante la volontà del Ministro che le attività trattamentali con la comunità esterna devono moltiplicarsi anziché restringersi, naturalmente con uno sguardo attento alle ragioni di sicurezza», commenta Rita Bernardini, che ha ottenuto le rassicurazioni durante l'ultima riunione.
Ora si aspetta la nuova circolare che recepirà queste modifiche. Un passo necessario dopo settimane di tensione. Perché la direttiva di ottobre aveva fatto discutere non solo per i contenuti, ma per il messaggio che mandava: subordinare ogni esigenza trattamentale a presunte esigenze di sicurezza, in contraddizione con anni di circolari che avevano affidato proprio al mondo dell'associazionismo e del volontariato il ruolo di traino delle attività trattamentali in carcere.
Associazioni come Nessuno tocchi Caino o Ristretti Orizzonti hanno costruito negli anni una rete capillare di laboratori, incontri, redazioni di giornali. La preoccupazione, espressa con forza da Roberto Giachetti nella sua scorsa interrogazione parlamentare, è che la nuova stretta burocratica finisca per paralizzare proprio queste attività, quelle che più di tutte incarnano il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena.
I numeri del resto parlano chiaro. In Campania, solo per fare un esempio, c’è un solo educatore ogni 74,6 persone detenute, contro un agente di polizia ogni 2,08 persone detenute. Uno squilibrio che dice molto su dove si concentrano le risorse e le priorità dell’amministrazione penitenziaria. E la circolare di ottobre sembrava confermare questa tendenza: funzionalizzare tutti i comparti che prestano servizio negli istituti al supporto dell’attività di polizia nel governo delle sezioni detentive, dimenticando le diverse funzioni che l'area educativa è chiamata a svolgere per dare uno scopo risocializzante alla pena.
Le modifiche annunciate rappresentano un segnale importante, ma sarà la pratica a dire se davvero le attività trattamentali potranno “moltiplicarsi” come auspica il ministro, o se la burocrazia centrale troverà altri modi per mettere i bastoni tra le ruote. La verifica tra tre mesi servirà proprio a questo: capire se il passo indietro è reale o solo apparente.


