Sono «stabili» le condizioni cliniche del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ricoverato al San Raffaele di Milano per una polmonite bilaterale causata dal coronavirus. La seconda notte è stata più tranquilla e «il quadro respiratorio e quello clinico confermano un decorso regolare e atteso, che induce quindi a un cauto ma ragionevole ottimismo». Lo ha reso noto il suo medico personale, Alberto Zangrillo, responsabile dell’U.O. di Terapia Intensiva generale e Cardiovascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.Segnali incoraggianti che non placano le polemiche scoppiate ieri e continuate oggi sulla caccia all’untore, su chi abbia infettato l’ex premier. Tanto che la figlia, Marina Berlusconi è intervenuta, con una nota, per chiedere «più rispetto» e dismetterla con le illazioni su chi e dove abbia contagiato il padre. «Credo - dice - che la malattia di mio padre, come quella di qualunque altro essere umano, meriterebbe ben maggiore rispetto, discrezione e attenzione alla verità di quanto non legga e non ascolti in questi giorni. Giorni segnati dalla ossessiva ricerca di conflitti che non esistono e da una caccia al "colpevole" che lascia davvero sconcertati». «Per quanto mi riguarda, mi vedo attribuiti non solo pensieri che non ho mai avuto e accuse che non mi sono mai sognata di formulare - sottolinea la presidente di Fininvest -, ma addirittura parole e giudizi che non avrei mai avuto motivo di pronunciare. Sarò un’ingenua, ma non riesco a rassegnarmi nel vedere così calpestati i sentimenti di familiari, amici veri,collaboratori leali. Oltre, naturalmente, all’impegno dei medici che stanno seguendo come sempre mio padre con grande professionalità e umanità e che ci tengo ancora una volta a ringraziare». In mattinata anche l’ex moglie del leader azzurro, Veronica Lario, ha voluto fargli avere un messaggio di vicinanza,dicendosi «addolorata e un po' preoccupata». E anche da parte sua, è arrivata la critica severa per questo voler attribuire colpe a chicchessia per il contagio. «Non mi piace la caccia al colpevole - sottolinea -, rischia di mettere in secondo piano quanto di buono abbiamo fatto».