Il voto sul conflitto di attribuzione chiesto dal leader di Iv Matteo Renzi nell’ambito del caso Open,  su cui l’Aula del Senato dovrebbe esprimersi oggi pomeriggio, spacca l'alleanza giallorossa. Il Pd, in base a quanto si apprende al termine di una riunione dell’ufficio di presidenza dem al Senato, voterà sì alla relazione proposta da Fiammetta Modena (FI) che solleva il conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale. Voto contrario invece dal Movimento 5Stelle. Il voto sul caso Open «non è contro Renzi o a favore di Renzi, ma a favore dei principi e dei valori del M5S, che da sempre ritiene che i politici debbano difendersi nei processi e non dai processi. I nostri senatori voteranno contro, ma non perché siamo contro un singolo senatore chiunque esso sia ma perché difendiamo valori e principi», spiega ai cronisti Giuseppe Conte. «Dal punto di vista tecnico - sottolinea il leader pentastellato - non ci sono gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzioni perché andava richiesta una autorizzazione non preventiva, ma successiva». «Il testo della relatrice Modena, che personalmente trovo convincente» va letto «prescindendo dal nome di Renzi e dal concreto caso giudiziario, come se fosse un parlamentare ignoto. A me sembra o evidente che sia un’iniziativa del potere giudiziario che sposta palesemente i confini dei rapporti tra poteri violando l’articolo 68 della Costituzione che richiede per questo tipo di iniziative l’autorizzazione della Camera di appartenenza», spiega invece il dem  Stefano Ceccanti. «L’episodio richiama un analogo tentativo di forzare i confini del rapporto tra i poteri, quello della procura di Palermo contro il Presidente Napolitano che portò giustamente quest’ultimo ad un analogo conflitto. Nel caso di Napolitano la forzatura, il tentativo di riscrivere in modo riduttivo i poteri della Presidenza della Repubblica, fu respinto dalla Corte Costituzionale». «In particolare va segnalato questo passaggio: "tutti gli organi costituzionali hanno necessità di disporre di una garanzia di riservatezza particolarmente intensa, in relazione alle rispettive comunicazioni inerenti ad attività informali, sul presupposto che tale garanzia - principio generale valevole per tutti i cittadini, ai sensi dell’art. 15 Cost. - assume contorni e finalità specifiche, se vengono in rilievo ulteriori interessi costituzionalmente meritevoli di protezione, quale l’efficace e libero svolgimento, ad esempio, dell’attività parlamentare e di governo"».