Commentando l’esplosiva inchiesta del “Qatargate” che ha colpito il parlamento europeo, Emmanuel Macron ha detto una cosa ovvia: «Bisogna lasciare che la giustizia faccia il suo corso, bisogna basarsi su fatti che sono stati accertati».

Il presidente francese ricorda, quasi en passant, quasi annoiato, i principi dello Stato di diritto e la presunzione di innocenza, anche in cosiddetta flagranza di reato, anche in caso di confessione, e i processi vengono svolti nei tribunali, non sugli schermi tv, sulle colonne dei quotidiani o peggio ancora nei social network. Mentre le sentenze sono pronunciate dai giudici competenti e non dai giornalisti “investigativi”.
Questo non impedisce di commentare, anche con durezza, una vicenda che di giorno in giorno assume i contorni della spy story politica e che rischia di delegittimare seriamente le istituzioni europee.

Speranza
Speranza
Speranza

Chissà perché in Italia i principi del garantismo sono invece considerati un optional, una lista di suggerimenti da applicare a seconda del colore politico o della simpatia che si ha per gli indagati o addirittura del proprio stato mentale come nel caso dell’ex ministro Roberto Speranza, letteralmente fuori di sé. «Sono molto incazzato!», spiega il deputato e leader di Articolo 1 in un’intervista alla Stampa in cui ha già processato e condannato il compagno di partito Antonio Panzeri, presunto “manager” dello scandalo e tutti i suoi complici. «I fatti che vengono ricostruiti, con tanto di flagranza di reato con cui bisogna fare i conti al di là di qualsiasi garantismo, sono quanto di più lontano ci possa essere da Articolo 1», tuona Speranza contro il “traditore” e quindi meritevole di doppio biasimo. Chissà quali principi giuridici regnano “al di là” del garantismo, la legge del taglione, i verdetti preventivi alla Minority report?
La sinistra giustizialista è, in tal senso, del tutto speculare alla destra autoritaria quando lancia le sue campagne contro gli immigrati, i raver, le minoranze sessuali, cambia soltanto il campo d’applicazione, non l’intolleranza e l’analfabetismo costituzionale: provate a sostituire la parola “garantismo” con “buonismo” e l’effetto è lo stesso.