Martedì 14 Aprile 2026

×

Trump scomunica Meloni (che forse non si dispiace)

«Mi sbagliavo su di lei»: rottura totale tra il presidente americano e la premier italiana, che aveva definito inaccettabili i suoi attacchi al Papa. Sospeso anche il trattato di mutua cooperazione militare tra Italia e Israele

14 Aprile 2026, 18:49

Trump scomunica Meloni (che forse non si dispiace)

Donald Trump scomunica Giorgia Meloni con la massima durezza, e proprio per questo, forse, la premier italiana è più contenta che spaventata. La difesa del Papa, assunta il giorno prima dalla presidente del Consiglio, è la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma è chiaro che il presidente degli Stati Uniti già masticava rabbia per il rifiuto opposto da Roma alla richiesta di adoperare le basi italiane per missioni di guerra.

«Inimmaginabile è Meloni», tuona Trump in un’intervista al Corriere della Sera che rimbalza istantaneamente e sconvolge l’agenda delle notizie. Il riferimento del tycoon è alle critiche rivoltegli dall’ormai ex alleata per gli attacchi al Papa. «Non le importa se l’Iran ha una bomba nucleare e farebbe saltare l'Italia in due minuti», prosegue il capo della Casa Bianca. Che affonda: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio. Mi sbagliavo».

L'attacco frontale, per una volta, smuove persino la leader dell'opposizione Elly Schlein che solidarizza con la premier: «È accaduta una cosa gravissima e voglio esprimere la nostra più ferma condanna che, sono certa, sarà unanime in quest'aula per l'attacco del presidente, Donald Trump, alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone». Quasi tutta l'opposizione concorda e il presidente del Senato La Russa aggiunge il suo carico: «Se qualcuno può pensare che la premier italiana possa considerare accettabili attacchi frontali al Sommo Pontefice non conosce l'Italia».

La rottura arriva in contemporanea con un altro strappo. Lunedì il ministro della Difesa Crosetto ha scritto all'omologo israeliano Katz per sospendere il trattato di mutua cooperazione militare tra Italia e Israele. Ad annunciarlo è stata la stessa premier confermando la solidarietà al Papa e la condanna per gli attacchi di Trump: «Non mi troverei a mio agio in un mondo dove i leader religiosi obbedissero a quelli politici». Non è uno screzio. È un divorzio e non è affatto detto che la schiaffeggiata se ne dolga.

Non ci vogliono sforzi di fantasia per immaginare con quanta trepidazione i leader della destra europea, e forse Meloni anche più degli altri, attendano ogni santo giorno l’ultima di Trump. Arriva sempre ed è quasi sempre letale. Nessuna retorica dell'opposizione, nessun appello alla sacra mobilitazione antifascista, hanno fatto alle destre del Vecchio Continente più danno delle azioni e anche delle semplici parole del più elevato esponente della stessa destra nel mondo, il presidente degli Stati Uniti, leader della prima potenza mondiale. Danno multiplo: da un lato Trump sembra sforzarsi con vera diligenza per dimostrare che tutte le accuse della sinistra, anche quelle in apparenza più iperboliche, hanno invece reale fondamento. Lui infatti le incarna tutte.

In secondo luogo, le politiche del presidente americano, dai dazi alla guerra folle contro l'Iran, incidono direttamente sulle tasche dei cittadini italiani ed europei e il clima di incertezza che l'imprevedibile e incontrollabile Donald ha già imposto suscitano timori per il futuro che risultano alla fine persino più esiziali dei rincari in sé. Infine, Trump appare come una cosa sola con Netanyahu e in tutto l'Occidente non c'è Paese oggi più impopolare, anche al netto di una pur robusta ed effettiva componente antisemita, di Israele.

Il risultato lo si vede ogni giorno nei talk politici e nelle dichiarazioni dettate dai politici dell'opposizione alle agenzie. Il principale capo d'accusa che viene addebitato a Giorgia Meloni sono le scelte di Donald Trump. Trattasi di addebito particolarmente insidioso perché la premier italiana, nonostante si sia a un certo punto illusa di poter avere qualche voce in capitolo alla Casa Bianca pur se solo in veste consultiva, non dispone invece di alcun ascolto a Washington. Trump la vezzeggia un po', soprattutto in funzione anti-Ue, ma considera le sue opinioni del tutto irrilevanti. Meloni ha pagato, a carissimo prezzo, una vicinanza sbandierata, auspicata, a volte millantata.

È evidente che la premier stessa si rende perfettamente conto della situazione. La decisione di sospendere il trattato di muta assistenza militare tra Italia e Israele era già un passo concreto nella direzione di un cambio di rotta. Sulla decisione del governo italiano hanno certamente influito molto i continui incidenti che hanno visto coinvolti in Libano i militari italiani del contingente Unifil ma la tensione con Israele era cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi sino a un gesto di rottura clamoroso. 

Più decisi che in passato i passi della premier negli ultimi giorni non sarebbero tuttavia stati sufficienti a svincolare la sua immagine da quella, sin qui rivendicata, di miglior alleata di Trump. A risolvere la faccenda, però, ci ha pensato direttamente il presidente americano ed è difficile immaginare che a questo punto Giorgia si lasci sfuggire l'occasione.