Lunedì 13 Aprile 2026

×

Centrosinistra

Nel campo largo i nomi agitano la leadership ma tutti invocano il programma

Da Salis a Conte, da Bonaccini a Renzi, nel centrosinistra riemerge il tema della guida della coalizione verso le politiche del 2027

13 Aprile 2026, 08:29

Nel campo largo i nomi agitano la leadership ma tutti invocano il programma

MATTEO RENZI ITALIA VIVA

La leadership del campo largo resta il vero convitato di pietra del centrosinistra. A parole, tutti i protagonisti dell’area alternativa alla destra continuano a ripetere lo stesso concetto: prima vengono i contenuti, poi i nomi. Il mantra è sempre quello del programma innanzitutto, accompagnato dall’altro slogan che circola con sempre maggiore insistenza, uniti si vince. Ma proprio mentre i partiti tentano di accreditare un’immagine di compattezza, il tema della guida politica della futura coalizione continua a riemergere e ad agitare il dibattito.

Basta che il discorso si sposti anche solo per un attimo sulla possibile sfida a Giorgia Meloni nel 2027, perché la questione della leadership torni subito centrale. È successo anche stavolta, dopo le parole della sindaca di Genova Silvia Salis, che si è detta disponibile a prendere in considerazione una candidatura nazionale se le venisse chiesto. Una frase sufficiente a riaccendere il confronto dentro un centrosinistra che ancora non ha formalizzato la coalizione, ma che già misura le proprie tensioni interne.

Tutti chiedono di partire dai temi

La linea ufficiale dei partiti è quella di evitare fughe in avanti. Il presidente del Pd Stefano Bonaccini insiste sul fatto che la leadership non sia la priorità, mentre il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte prova a spegnere sul nascere ogni personalizzazione del confronto.

Il ragionamento è semplice: aprire troppo presto una contesa sui nomi rischierebbe di alimentare divisioni proprio mentre il centrosinistra cerca di accreditarsi come alternativa credibile di governo. Per questo la formula del programma viene usata come terreno comune, quasi come una copertura politica necessaria per non scoprire troppo presto il fianco sul punto più sensibile.

Le parole di Silvia Salis riaprono il tema

A rompere l’equilibrio è stata l’uscita della sindaca di Genova. Dicendosi pronta a valutare una candidatura nel caso le venisse proposta, Salis ha rimesso in circolo un’ipotesi che intercetta due questioni molto forti: la ricerca di un profilo nuovo e la difficoltà, dentro il campo largo, di chiudere davvero il capitolo della leadership.

La sua disponibilità non equivale a una discesa in campo, ma basta a mostrare quanto il tema sia aperto. Perché se il nome di Salis entra nella discussione è anche perché nel centrosinistra nessuno, almeno per ora, appare in grado di imporsi senza discussioni come guida naturale dell’intera coalizione.

Conte frena sui nomi e rilancia sulle primarie

Giuseppe Conte, chiamato a commentare il tema, prova a mantenere una linea di equilibrio. Ricorda di avere aperto alle primarie, ma precisa subito che parlarne oggi in termini di nomi e cognomi significherebbe alimentare «personalismi e divisioni».

È una posizione che tiene insieme due esigenze. Da una parte non chiudere alla domanda di partecipazione che attraversa una parte dell’elettorato del centrosinistra. Dall’altra evitare che il meccanismo delle primarie diventi subito il terreno di una competizione anticipata tra leader ancora alle prese con la costruzione della coalizione.

Le primarie come strumento, non ancora come soluzione

Il punto, per Conte, è che le primarie possono rappresentare uno sbocco politico utile solo se arrivano dentro un quadro più definito. Altrimenti rischiano di diventare il contenitore di una guerra di posizione tra ambizioni personali, senza una piattaforma comune capace di reggerle.

Renzi rompe gli indugi e cita Schlein, Conte e Salis

Chi invece sceglie di parlare apertamente di leadership è Matteo Renzi. Pur ribadendo che prima vengono le idee, il leader di Italia Viva non si sottrae al tema e rilancia esplicitamente la prospettiva di primarie con Silvia Salis, Elly Schlein e Giuseppe Conte.

La sua formula è diretta: auspica che Salis partecipi alle primarie insieme a Schlein e Conte e che vinca il migliore. In questo modo Renzi compie una doppia operazione. Da un lato legittima la discussione sui nomi proprio mentre gli altri cercano di evitarla. Dall’altro si colloca come uno dei registi del dibattito sull’architettura del futuro centrosinistra.

Le “primarie delle idee” e il richiamo al progetto

Renzi ha parlato da Roma, durante l’iniziativa lanciata da Italia Viva con il titolo delle primarie delle idee. È un format che prova a spostare il baricentro del confronto sui contenuti, ma che inevitabilmente finisce per diventare anche un messaggio politico sulle alleanze.

Il leader di Iv insiste su un punto: mandare a casa Meloni non per antipatia personale, ma perché, a suo giudizio, il suo governo non funziona per il Paese. Però, aggiunge, per riuscirci non basta la sola opposizione alla destra, serve «un progetto».

Nel suo schema, il centrosinistra competitivo del 2027 dovrebbe poggiare su quattro gambe: il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, la sinistra di Avs e un’area più centrale che Renzi definisce casa riformista.