Sabato 11 Aprile 2026

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«Tirare a campare? Meloni non ha tante alternative...»

Intervista a Giovanni Orsina: «La premier potrebbe sottolineare di essere circondata da multiple crisi internazionali e non è il momento per farsi venire idee strane, come andare al voto...»

11 Aprile 2026, 17:35

«Tirare a campare? Meloni non ha tante alternative...»

Direttore Orsina, come le è sembrato il discorso in Parlamento della presidente del Consiglio?

È stato un discorso puramente meloniano. Era proprio lei. Nel senso che ha detto “Io ho la mia linea, sottoposta e approvata dagli elettori, e vado avanti consapevole di quello che devo fare. Può darsi che alcune cose io le abbia fatte meno bene di quel che volevo e cercherò di fare di più ma io sono questa e non sono disposta a modificare la mia linea”. Per così dire, un discorso luci e ombre. La luce è che è lineare e prevedibile. Perfino testarda. E molto convinta di dover salvaguardare l'immagine di coerenza con se stessa. L'ombra è che è una leader che non ha colpi d'ala, che non è in grado di scartare. È una locomotiva, non un bufalo, per citare De Gregori.

Basterà questo per portare la barca in porto, cioè far durare il governo fino alla fine della legislatura?

Secondo me non c'è alternativa al tirare a campare. Quelli che criticano il governo dicendo che ha fatto poco qualche ragione ce l'hanno. Se l'unico colpo d'ala che hai avuto, cioè la riforma della giustizia, è finito com’è finito, è difficile immaginare che nell'ultimo anno e mezzo di legislatura – quando tutte le tensioni si addensano – Meloni possa avere lo slancio che non ha avuto finora. Insomma: non credo ci siano le condizioni, adesso, per fare il bufalo. Peraltro, nel fare la locomotiva c'è qualche giustificazione. E cioè che Meloni potrebbe sottolineare di essere circondata da eserciti nemici che le sparano addosso – fuor di metafora: le multiple crisi internazionali – e non è il momento per farsi venire idee strane, come andare al voto. Che poi è quello che ha detto in Parlamento.

Pensa che questo porterà a maggiori tensioni tra alleati di governo?

Penso sia improbabile. Gli ultimi sei mesi prima del voto ciascun partito cercherà di diversificarsi. Ma manca ancora tempo rispetto a quel periodo e comunque negli ultimi mesi si farà poco a livello di governo. Per il resto mi sembra che sia Forza Italia che la Lega siano in situazioni di difficoltà interna ma non tali da portare verso sconvolgimenti profondi, anche in questo caso per mancanze di alternative, sia nei partiti che sistemiche. È possibile immaginare una Forza Italia che rompe col governo sun una piattaforma liberale, ad esempio? Direi di no. Nella grande ribellione interna a Forza Italia il non detto è che non c'è alternativa a Tajani, come nella Lega non c'è a Salvini.

L’elefante nella stanza è la legge elettorale: si andrà a votare con quella attuale o ci saranno modifiche?

Ci sono due impossibilità. La prima è quella di andare a votare con la legge attuale perché sarebbe una catastrofe per Meloni ma anche per Schlein, visto che con ogni probabilità costringerebbe alle larghe intese. Ma c'è anche l'impossibilità di fare una riforma della legge elettorale con ampia convergenza, perché all'opposizione conviene che la maggioranza la faccia da sola, così da poterla attaccare. Siamo dentro un blocco e in una situazione come questa l'unica via d'uscita che intravedo è una riforma della legge elettorale a colpi di maggioranza, con tutti gli strascichi che questo comporta. Che saranno pessimi.

Dall’altra parte il campo largo si dice pronto a governare: è così?

Diciamoci la verità: non sono pronti ma non lo saranno neanche tra un anno o un anno e mezzo. Mi sembra un balletto sul posto in cui si gira e rigira ma si rimane sempre lì. Fin quando non si sa con che regole si va a votare, tutti questi dibattiti sulla leadership e le primarie sono dibattiti di scuola, ma la verità è che nel campo largo non mi sembra ci siano eventi risolutivi che possano cambiare il quadro. Ci sono troppi tatticismi. E questo mi porta alla tristissima conclusone verso la quale mi sto dirigendo: le prossime elezioni non saranno un vinca il migliore ma un perda il peggiore.

Cioè?

Ci saranno due schieramenti deboli. Uno più compatto, quello di destra, ma logorato dai cinque anni di governo, e un altro abbastanza raffazzonato, quello di sinistra, sicuramente più debole ma con il vantaggio di arrivare dall'opposizione. E gli italiani dovranno scegliere se confermare un governo che non li ha entusiasmati o gettarsi e scommettere su un'opposizione ancora immatura. Che è la strada verso cui vanno le democrazie in generale.

E che è anche il tema del suo ultimo libro Controrivoluzione: una storia politica del nostro tempo ...

Questo è il tema o quantomeno la conclusione del mio libro, anche questa “traboccante di ottimismo”. Stiamo vivendo un interregno. Si sta disfacendo un ordine nato negli ultimi decenni del Novecento da una rivoluzione liberale e quindi incentrato sulla libertà dell'individuo. Ora quell'ordine non funziona più né a livello globale né all'interno delle singole democrazie liberali. Quelli che noi chiamiamo populisti, come Trump, Meloni o Le Pen, sono il frutto della ribellione in corso contro questo ordine e la sua crisi. Il problema è che questa ribellione – se vogliamo nobilitarla parafrasando Eugenio Montale – sa che cosa non vuole ma non sa che cosa vuole. Che è un po' quello che stiamo vivendo con Trump, molto chiaro e netto quando dice che l'ordine multilaterale con lui non ha nulla a che vedere ma poi incapace di disegnare una via d’uscita.