Sabato 11 Aprile 2026

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Le primarie che nessuno vuole: ora il Pd ci ripensa e le allontana. E Salis c'è

I vari “guru” più o meno vicini a Elly Cchlein hanno spinto per mesi sulla “conta”, ma ora si tirano indietro mentre la sindaca di Genova ipotizza per la prima volta la discesa in campo

11 Aprile 2026, 11:16

Le primarie che nessuno vuole: ora il Pd ci ripensa e le allontana. E Salis c'è

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027 è dunque iniziata, la legislatura è politicamente finita e Giorgia Meloni è più adontata che mai, con quella sua ghigliottina in servizio permanente (l’ultima vittima è Roberto Cingolani, fino a giovedì sera amministratore delegato di Leonardo). E allora il Pd?, si direbbe se fossimo su Twitter, o come si chiama adesso. Si finge morto. O meglio, vorrebbe fingersi morto. Perché Beppe Conte, il populista in chief e in pochette degli italiani, è lì in agguato, lo abbiamo già scritto, pronto a conquistare lo scettro della coalizione e a riprendersi Palazzo Chigi. Con una mossa da consumato professionista della politica, e in genere quelli sono i migliori (vuoi mettere una generazione di Gianfranco Rotondi al posto di qualche turista della democrazia?), il capo del M5S ha dettato l’agenda al Campo Largo.

Dopo qualche giorno di disorientamento, il Pd - riunito come forse gli sceneggiatori di Lost nei loro momenti migliori - ha estratto dal carrello dei copioni una serie di interviste a giornali unificati per dire che no, c’è la guerra, le elezioni non sono così vicine, ma poi i giovani, nessuno pensa ai giovani?, che diamine, il caro vita, gli affitti, il petrolio, il costo della spesa al supermercato. Primarie? Quali primarie? Gobba? Quale gobba?

John Belushi in versione Blues Brothers non avrebbe saputo trovare scuse migliori per cercare di rinviare il dibattito sulle primarie: “Non è stata colpa mia!”. Sicché: «Le primarie sono diventate un po’ un problema manovrato da tanti elementi esterni, per cui hanno perso il carattere che avevano un tempo. Sono diventati più giochi di correnti e di media che non una vera espressione di popolo», ha detto Romano Prodi, capo morale dell’ulivismo, a La7. «La priorità ora è di altro tipo», ha detto Goffredo Bettini, cosiddetto intellettuale pubblico di riferimento del Pd, alla Stampa. «È una discussione intempestiva: in questo momento, con le bollette che esplodono e il potere d’acquisto che scende, parlare di primarie mi sembra fuori dal mondo», ha detto Pierferdinando Casini, senatore eletto con il Pd alla Stampa. «Per noi le primarie sono uno strumento, non è detto che sia l’unico. Ma sicuramente non è questo il momento di discuterne», ha detto Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, al Corriere. E via fischiettando. Nel frattempo il mondo si muove. Perché, eh già, c’è una campagna elettorale e non tutti hanno così voglia di fingersi morti. Il Pd ha già utilizzato questa strategia alle Europee del 2019, con Nicola Zingaretti segretario. Non andò male in quell’occasione, perché il Pd - non dicendo praticamente niente - prese comunque il 22,7 per cento. Solo che non c’è soltanto Conte, ora, a fare il grillo parlante.

C’è anche Matteo Renzi, che s’è dimesso da rottamatore diverso tempo fa e adesso fa il rammendatore del Campo Largo. Ci crede più lui di altri, è a un passo da definirsi testardamente unitario come la segretaria del Pd. È carico, il senatore di Italia Viva, che d’altronde deve pur trovare un modo per tornare in Parlamento al prossimo giro. Ma l’ex presidente del Consiglio lo conosciamo: dategli una leva e vi solleverà il mondo. Dategli un piccolo partito e un piccolo gruppo parlamentare e scatenerà l’inferno. Già ai tempi della Margherita, già a Firenze, mise nel sacco i Ds pur partendo da una evidente sperequazione nei rapporti di forza. A un certo punto ha vinto lui, Matteo Decimo Meridio. «Le primarie si possono fare a fine anno o a inizio dell’anno prossimo», ha detto Renzi qualche giorno fa. Saranno una grande occasione di partecipazione, «andranno a votare 3 milioni di persone. Meglio di così non può andare. Anime belle della sinistra dicono che non si possono fare. Ma qual è l’alternativa? Meloni ha paura del popolo, non il centrosinistra».

Renzi è dunque in versione motivatore, ha i suoi interessi da tutelare e sa come farlo. C’è chi dice che abbia anche una candidata da sponsorizzare, Silvia Salis, sindaca di Genova, la cui comunicazione è peraltro curata dall’ex portavoce di Renzi, Marco Agnoletti e che ieri ha ipotizzato per la prima volta una sua discesa in campo. «Io anti-Meloni? Se me lo chiedessero ci penserei», ha detto nientemeno che a Bloomberg. Su di lei pare convergano anche gli interessi politici di Dario Franceschini, che ha sostenuto sì Schlein al congresso, ma, come Jep Gambardella, solo per avere il potere di farla fallire. Vai a sapere che cosa farà davvero la sindaca di Genova, che d’altra parte ripete in continuazione che lei le primarie non le vuole fare, figurarsi, devono essere i partiti a riunirsi, in modalità caminetto, per indicare il prescelto o la prescelta.

Ma è bene non fidarsi troppo di certe affermazioni ripetute troppo spesso, non sarebbe la prima politica a contraddirsi, Salis, se vi fosse l’occasione giusta. Elly Schlein insomma non può esagerare con le attese. Anche perché nell’assenza di leadership a sinistra nascono i succedanei. Conte a lungo è stato il surrogato della guida di tutto ciò che stava all’opposizione; il Pd aveva trovato in lui e nel rapporto con il M5S la modalità più giusta per farsi perdonare ipotetiche colpe del passato, un rapporto culminato nella partecipazione al taglio del numero dei parlamentari. E poi c’è sempre quella atavica, eterna, mai sopita, ricerca di un papa straniero esterno ai partiti, che possa rappresentare istanze disattese dalle forze politiche tradizionali. Secondo l’Istat, i partiti sono ultimi per gradimento: oltre una persona di 14 anni e più su cinque è completamente sfiduciata, ossia assegna un voto pari a zero; almeno una su due invece assegna un voto da 1 a 5. Dunque non ci sarebbe di che stupirsi se arrivasse, a un certo punto, una sorta di Batman dei progressisti, l’eroe che finalmente Gotham-Campo Largo si merita. A Conte piacendo.