Gli attacchi di Iv e Azione, quelli di Avs e di Più Europa. Oltre a quelli di Pd e M5S la presidente del Consiglio si è presa le invettive dei partiti cosiddetti “minori” di opposizione ma dei quali il campo largo avrà bisogno, e non poco, per vincere le prossime elezioni.
Ma è la denuncia di Iv nella discussione dopo l’informativa della presidente del Consiglio in Parlamento a smascherare le contraddizioni interne alla maggioranza, per lo più emerse durante la campagna referendaria, e anche dopo. Basta ascoltare quanto sussurra un big della maggioranza in Senato, appena fuori dalla buvette. «Ragazzi, mi hanno accusato per una vita di essere giustizialista, poi i miei alleati garantisti e liberali mi hanno convinto della bontà del garantismo, e poi però han vinto i giustizialisti…allora a ‘sto punto torno all’ovile». Più chiaro di così.
Poco prima era stata la capogruppo renziana alla Camera, Maria Elena Boschi, a mettere in chiaro le cose. «Presidente Meloni, lei dice che ci mette sempre la faccia, ma non ha messo la sua faccia perché ci ha messo la faccia di Santanché, facendola dimettere - ha attaccato l’esponente di Iv - Questa sconfitta referendaria rovescia definitivamente il vostro racconto di Giorgia Meloni figlia del popolo, non è più la figlia del popolo, se mai lo è stata, ma la figlia dei palazzi e anziché proporsi al confronto parlamentare ha fatto un rimpastino di governo... basta prenderci in giro con questa storia del garantismo... lei è quella di Bibbiano, non è cambiata».
Concetti ribaditi dal leader di Iv Matteo Renzi qualche ora dopo in Senato, tra le varie frecce scagliate dall’ex presidente del Consiglio contro Meloni. «Lei dice “Rimaniamo saldamente garantisti” - sottolinea Renzi - Presidente, lei è quella di Bibiano, non venga a dire garantismo a noi. Lei è quella di Bibbiano, il capo della Lega è il capo di un movimento che si è presentato in Parlamento 30 anni fa con il cappio e persino l'altro vicepresidente del Consiglio, che doveva essere l’unico a mantenere il profilo garantista, è riuscito alla Camera a dire: “Io sono una persona perbene perché non mi hanno mai indagato”. Voi siete tornati giustizialisti appena sono usciti gli exit poll, tant’è vero che avete fatto dimettere i tre indagati».
Il riferimento è a Bartolozzi, Delmastro e Santanché, quest’ultima assente all’informativa in Senato, dove è tornata come senatrice semplice dopo le dimissioni da ministra del Turismo. E altre dimissioni, stavolta quelle del ministro delle Imprese Adolfo Urso, le vorrebbe il leader di Azione, Carlo Calenda. La prima proposta per ridare competitività a questo Paese? «Ma manda a casa Urso: sono due anni che dice che potremo avere un milione di macchine, l’Ilva chiusa: ma che cosa aspetti, ma fallo, non è che non si sbaglia facendo politica, ciò che non si può accettare è il far finta di niente, questo non si può accettare», dice parlando con i cronisti dopo l’informativa di Meloni, e rivolgendosi a lei. «Francamente mi aspettavo intanto che avesse imparato la lezione del governo Renzi, cioè presentarsi e dire “ho fatto questo, ho fatto questo” non è il punto: il punto è che oggi abbiamo italiani molto spaventati da quello che sta succedendo intorno a noi, che pensano che ci sia un’eccessiva, per usare un eufemismo, aderenza dell’Italia agli Stati Uniti di Trump e a Israele di Netanyahu, che vogliono vedere qualche risposta concreta».
Ma è con il leader dei Verdi Angelo Bonelli che il clima si scalda. «Presidente Meloni lei ha fatto oggi il discorso del suo declino, ha detto qui in Parlamento che non si dimette ma oggi qui ha fatto il discorso di apertura della sua campagna elettorale, e ci faccia la cortesia di non venire qui e dire cosa farà, perché lei governa da 4 anni e non ha fatto nulla», incalza l’esponente di Avs. «La vedo nervosa», aggiunge. Meloni evidentemente vorrebbe rispondere a tono, ma si trattiene. Prende la penna, scrive qualcosa su un foglio e intanto rotea la mano come a liquidare la querelle.
«Il governo è entrato in una crisi irreversibile - attacca poi Riccardo Magi, segretario di Più Europa - ce lo dimostra l’intervento da avvio di campagna elettorale di questa mattina di Giorgia Meloni. Ma un anno di campagna elettorale, perché il governo ha esaurito la spinta politica, questo paese non può permetterselo: non farà del bene al paese e questa è un'altra cosa di cui Meloni si assume la responsabilità». E pensare che la campagna elettorale vera e proprio e ben lungi dal cominciare.