Giovedì 09 Aprile 2026

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La tregua last-minute dà una mano a Meloni. Oggi la sfida dell’aula

Stamattina in Parlamento l’informativa della premier, che vorrebbe lanciare la “Fase 2” del governo

08 Aprile 2026, 19:18

09 Aprile 2026, 07:32

La tregua last-minute dà una mano a Meloni. Oggi la sfida dell’aula

Per quanto fragile e incerta, la tregua decisa all'ultimo minuto utile da Trump permette a Giorgia Meloni di presentarsi di fronte al Parlamento in posizione meno svantaggiata del previsto. La generale euforia da pericolo scampato, fondata o meno che sia, corrobora. Senza la tregua, la premier italiana sarebbe stata presa di mira dalle opposizioni come leader più vicina di tutti in Europa al presidente reo di aver incendiato il mondo.

L'accusa terrà banco lo stesso ma ora l'imputazione sarà quella di sodalizio con chi ha rischiato di dar fuoco alla miccia e ancora potrebbe farlo. Non è la stessa cosa ma neppure l'opposto. Significa che tra i temi che la premier dovrà trattare oggi il rapporto con gli Usa di Trump sarà uno di quelli maggiormente sotto i riflettori. Inutile aspettarsi la condanna “alla Sanchez” che reclama l'opposizione. Quel passo Meloni non lo farà mai. Probabilmente neppure si barricherà dietro la formula “Non condivido né condanno”: grazie alla tregua affermerà che non c'è più nulla da condividere se non l'auspicio che la tregua si trasformi in pace duratura e nulla da condannare se non i tentativi di boicottare il luminoso accordo. Significa condannare il brutale bombardamento su Beirut con cui Netanyahu ha festeggiato a modo suo il cessate il fuoco in Iran ma Israele non è l'America e quello la premier può farlo senza grandi problemi.

Per il resto sbandiererà la posizione assunta ufficialmente da palazzo Chigi poche ore prima che scadesse l'ultimatum, con l'esplicita condanna di azioni contro i civili, dunque anche della fine-di-mondo che in quel momento Trump ancora minacciava. Più in là, dunque sino a criticare apertamente l'attacco, però quasi certamente non si spingerà. Forse lo avrebbe fatto se l'attacco contro le infrastrutture civili fosse scattato davvero. Difficilmente lo riterrà necessario ora. Schierarsi apertamente contro Trump significherebbe ammettere nella sede più solenne il fallimento totale della sua politica da oltre un anno sul piano internazionale e Meloni non lo farà se non saranno gli eventi a costringerla.

Una qualche presa di distanza però sarà probabilmente necessaria. Ieri il vicepresidente Vance la ha omaggiata definendola «molto utile» per la risoluzione della guerra in Ucraina, a differenza di altri leader che hanno invece “deluso” l'amministrazione degli Usa. In un altro momento il complimento avrebbe fatto solo piacere a Giorgia. Oggi è quasi una mela avvelenata. Per questo, pur senza strappi e dichiarazioni fragorose, la premier prenderà le distanze dalla guerra israelo-americana e farà capire chiaramente di non aver apprezzato l'attacco, pur condividendo in pieno il giudizio di Washington sugli integralisti di Teheran.
Insomma, se in circostanze diverse ci si sarebbe potuti aspettare una risoluzione della ambiguità italiana nel braccio di ferro in corso tra Usa e Ue, dopo la tregua il messaggio sarà molto più discreto a parole. Non nei fatti però. Su quel piano lo strappo tra la destra italiana e quella americana si è già consumato e probabilmente non è ricucibile.

L'altro tema arroventato, forse persino più del dossier Trump, sarà la crisi energetica. L'opposizione è decisa a rinfacciare alla premier la crociata contro le energie rinnovabili a favore dei fossili, quelli dai quali dipendono ora le difficoltà che attanagliano l'Europa. L'imputazione è in buona parte speciosa: se anche la destra europea e italiana non si fosse lanciata nella guerra santa contro il Green Deal, il quadro non sarebbe oggi molto diverso. La divaricazione strategica offrirà comunque all'opposizione l'appiglio per sottrarsi all'appello all'unità nazionale che ala viglia della tregua la premier stava considerando, pur senza averlo ancora deciso.

Meloni parlerà inoltre con sullo sfondo il calo rapidissimo del prezzo di gas e benzina e dunque potrà affrontare la crisi con molto maggiore agio. Ma qualcosa da offrire agli italiani per assicurare assistenza contro una crisi che, se la tregua reggerà, sarà certamente più contenuta ma proseguirà ancora per parecchi mesi, Giorgia Meloni dovrà inventarlo. Farà finta di niente sul referendum, assicurerà che il governo prosegue come se niente fosse e nella volatilità della politica italiana potrà permetterselo. Ma quando si arriva al portafogli tanta leggerezza chi governa non può permettersela.