La missione
IL PRESIDENTE MELONI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SHEIKH MOHAMED BIN ZAYED AL-NAYYAN PRESIDENTE EMIRATI ARABI UNITI
La missione di Meloni nel Golfo si chiude dopo poco più di 24 ore e tre tappe, ma lascia dietro di sé un doppio segnale: da un lato la volontà del governo di presidiare un’area cruciale per la sicurezza energetica italiana, dall’altro uno scontro politico interno che si è acceso subito attorno al significato del blitz pasquale. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono stati i passaggi di un viaggio che la presidente del Consiglio ha legato apertamente alla guerra in Iran, alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e alla tenuta dell’economia italiana.
Dopo Gedda, la premier ha fatto scalo a Doha e poi ad Al Ain, concentrando in ciascun incontro l’attenzione sul conflitto e sulle sue ricadute. Prima di rientrare a Roma, Giorgia Meloni ha spiegato in un video pubblicato sui social il senso politico della missione, rivendicandone la natura non simbolica e indicando come priorità la difesa degli interessi nazionali italiani in una fase che definisce estremamente delicata.
La presidente del Consiglio ha descritto il viaggio come una presenza necessaria nei luoghi in cui si gioca una parte importante della sicurezza e del futuro economico dell’Italia. «Credo che per l’Italia sia importante, in una fase così difficile, essere presente nei luoghi dove si decide una parte fondamentale della nostra sicurezza e anche del nostro futuro economico», ha affermato.
Meloni ha poi sottolineato che si tratta della «prima di un leader europeo nel Golfo dall’inizio di questa nuova fase del conflitto», precisando però che «non è una visita semplicemente simbolica». L’obiettivo, ha spiegato, è «dare una mano ad affrontare i problemi e poter così difendere meglio gli interessi nazionali italiani».
Il dossier centrale della missione è stato quello legato alla guerra in Iran, con un focus costante sullo Stretto di Hormuz. È lì che, nella lettura del governo, si gioca una parte decisiva della stabilità energetica e commerciale non solo della regione ma anche dell’Europa.
Meloni ha insistito su questo punto collegando direttamente l’instabilità del Golfo agli effetti concreti sull’economia italiana: «Quando nel Golfo cresce l’instabilità non ne risentono solamente gli equilibri internazionali, ne risentono i prezzi dell’energia, i costi per le imprese, il lavoro, in ultima istanza il potere d’acquisto delle famiglie». Un passaggio che prova a tradurre in termini quotidiani il peso geopolitico del conflitto.
La premier ha poi aggiunto che il Golfo «è un attore fondamentale del mercato energetico globale e non solo» e che, se in quell’area «la produzione o il transito si contrae, o addirittura si ferma, il prezzo aumenta per tutti e se peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria, anche in Italia».
Uno dei passaggi più significativi del viaggio è stato quello in Qatar, che Meloni ha richiamato come partner centrale sul piano degli approvvigionamenti. La presidente del Consiglio ha ricordato che «il solo Qatar copre il 10% del fabbisogno italiano di gas, e nel suo complesso l’area del Golfo garantisce alla nostra nazione circa il 15% del totale del petrolio che serve».
È su questa base che, durante la tappa a Doha, la premier ha assicurato all’emiro Al Thani «la disponibilità dell’Italia, attraverso le eccellenze del suo sistema produttivo, a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale».
Nel racconto offerto dalla presidente del Consiglio, la missione si colloca dentro un’idea precisa di politica estera ed economica. «Resta fondamentale ovviamente per Meloni in questo scenario rafforzare la cooperazione, dare una mano a fermare l’escalation» in Medio Oriente e «ripristinare il prima possibile la libertà di navigazione delle rotte da cui dipendono energia, commercio e stabilità, a partire ovviamente dallo Stretto di Hormuz da cui transita una quota enorme dell’energia mondiale».
Il messaggio finale della premier è stato ancora più esplicito: «In un momento come questo, in un mondo sempre più instabile, proteggere l’interesse nazionale significa costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono davvero sulla nostra sicurezza, sulla nostra economia».
La missione, però, non ha trovato consenso nel campo dell’opposizione, dove soltanto Matteo Renzi ha riconosciuto alla premier di aver compiuto una «scelta politicamente intelligente in tempi di crisi energetica», pur avvertendo che «ci attendono mesi difficili».
Molto più duro il giudizio del Partito democratico. Secondo il Pd, Meloni avrebbe improvvisato «un tour dalla sera alla mattina come se fosse l’amministratore delegato aggiunto dell’Eni», in un quadro in cui «si naviga a vista». Elly Schlein ha attaccato frontalmente la linea del governo, sostenendo che «essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni» e chiedendo che il governo dica «con chiarezza» che «questa guerra illegale deve finire».
La segretaria dem ha inoltre avvertito che «la guerra prosegue e i prezzi rischiano di salire ancora, mangiandosi pure gli effetti dei decreti del governo», aggiungendo che le misure dell’esecutivo sarebbero «solo un pannicello caldo se non si pone fine al conflitto».
Anche il Movimento 5 Stelle ha letto il blitz nel Golfo come il segno di una debolezza strategica. Secondo il M5s, «un Paese che ha bisogno di un blitz a sorpresa per garantirsi le forniture energetiche non sta mostrando forza, sta mostrando fragilità». Nella stessa linea, i pentastellati sostengono che chi dispone di una vera strategia energetica «non corre nel Golfo in piena emergenza bellica a trattare in posizione di necessità».
Durissimo pure il giudizio di Avs. Angelo Bonelli ha definito il viaggio «un elemento di fallimento e di disperazione politica del governo», mentre Nicola Fratoianni ha parlato di una Meloni «in giro con il cappello in mano di fronte a emiri e padroni di gas e petrolio», nel tentativo di allontanarsi anche dalle difficoltà interne dell’esecutivo. Sulla stessa linea Riccardo Magi di +Europa, secondo cui la missione «certifica che la guerra di Trump ci sta trascinando in una crisi energetica e il governo è alla ricerca di soluzioni senza avere una strategia».