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Bankitalia taglia il Pil italiano e alza l’allarme sull’inflazione

Le nuove proiezioni di Palazzo Koch frenano la crescita fino al 2028: pesano energia cara, domanda debole e guerra in Medio Oriente

04 Aprile 2026, 09:27

Bankitalia taglia il Pil italiano e alza l’allarme sull’inflazione

Sede Bankitalia

Bankitalia taglia il Pil Italia. Nelle nuove proiezioni macroeconomiche di Palazzo Koch la crescita rallenta, mentre l’inflazione torna a salire in un quadro dominato dal caro energia e dall’incertezza internazionale. Per il 2026 il prodotto interno lordo è atteso in aumento dello 0,5%, lo stesso ritmo previsto per il 2027, con una leggera accelerazione allo 0,8% nel 2028. Sul fronte dei prezzi, invece, la stima per quest’anno balza al 2,6%, per poi scendere all’1,8% nel 2027 e risalire lievemente all’1,9% l’anno successivo.

Si tratta di un aggiornamento che peggiora rispetto alle stime formulate a dicembre, quando per il 2026 era prevista una crescita dello 0,6% e un’inflazione all’1,4%. Il nuovo quadro delineato dalla Banca d’Italia riflette una fase segnata dal forte rialzo dei prezzi energetici e da un livello di incertezza definito «eccezionalmente elevata», legato soprattutto agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.

Crescita debole e domanda interna frenata

Nel quadro di base elaborato da Palazzo Koch, l’economia italiana sconta soprattutto nel breve periodo l’indebolimento della domanda interna. A pesare sono il rincaro repentino dell’energia, l’aumento dell’incertezza e il deterioramento della fiducia di famiglie e imprese. Secondo Bankitalia, «l'attività economica risente soprattutto quest’anno dell’indebolimento della domanda interna, frenata dal repentino rincaro dell’energia, dall’ulteriore aumento dell’incertezza e dal deterioramento della fiducia; essa tornerebbe a rafforzarsi gradualmente nel prossimo biennio».

La lettura che emerge è quella di un sistema economico che fatica a trovare slancio nell’immediato e che potrebbe recuperare solo in modo graduale tra il 2027 e il 2028. La crescita resta quindi modesta, compressa da fattori esterni ma anche da una dinamica interna che non appare abbastanza robusta da compensare gli shock energetici e geopolitici.

Prezzi dell’energia e stime su petrolio e gas

Uno dei pilastri dello scenario di base riguarda l’andamento delle materie prime energetiche. Palazzo Koch ipotizza prezzi del petrolio a 103 dollari al barile e del gas naturale a 55 euro per megawattora nella media del secondo trimestre dell’anno, con una successiva discesa graduale nel resto del periodo considerato.

Questo assestamento, nelle previsioni della Banca d’Italia, dovrebbe seguire i recenti andamenti dei mercati a termine dell’energia. Ma proprio su questo terreno si concentra una delle principali fragilità dello scenario: se i prezzi dovessero restare più alti più a lungo, gli effetti sulla crescita e sull’inflazione potrebbero essere molto più pesanti.

Il conflitto in Medio Oriente pesa sulle previsioni

La Banca d’Italia lega esplicitamente l’andamento dell’economia italiana alla durata e all’intensità del conflitto in Medio Oriente. Palazzo Koch sottolinea infatti che «l'andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime».

Il rischio, secondo le proiezioni, è che un prolungamento delle ostilità o eventuali danni alle infrastrutture energetiche dell’area possano spingere ancora più in alto i prezzi delle materie prime, indebolire il commercio internazionale e peggiorare la fiducia di famiglie e imprese. In un contesto simile, l’inflazione diventerebbe più persistente e l’attività economica ne uscirebbe ulteriormente penalizzata, soprattutto se a ciò si aggiungessero tensioni sui mercati finanziari.

Commercio internazionale debole

Anche il commercio internazionale, nelle valutazioni di Bankitalia, mostra una dinamica contenuta per quest’anno. La crescita degli scambi resta frenata da un quadro globale più incerto e da costi energetici elevati, mentre il recupero sarebbe rinviato al prossimo biennio. È un elemento rilevante perché conferma quanto la debolezza non riguardi soltanto il mercato interno, ma anche il contesto internazionale in cui si muovono esportazioni e investimenti.

Lo scenario avverso: crescita azzerata e inflazione oltre il 4%

Accanto alla proiezione centrale, Bankitalia delinea anche uno scenario più pessimista, costruito sull’ipotesi di effetti più marcati e duraturi del conflitto sull’offerta di materie prime e di ulteriori aumenti delle quotazioni energetiche. In questa eventualità, l’incertezza aumenterebbe ancora, la fiducia peggiorerebbe e i mercati finanziari potrebbero registrare nuove tensioni, con un conseguente irrigidimento delle condizioni di finanziamento.

L’impatto sull’economia sarebbe netto. Palazzo Koch stima che, rispetto allo scenario base, la crescita del prodotto potrebbe risultare inferiore di circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e di circa un punto nel prossimo. In termini concreti, il Pil si azzererebbe nel 2026 rispetto al +0,5% previsto nello scenario centrale, mentre nel 2027 si arriverebbe addirittura a una contrazione dello 0,6% rispetto al +0,5% della previsione di base.

Secondo la Banca d’Italia, a determinare questo peggioramento sarebbero soprattutto «gli effetti dei rincari energetici sui redditi e sulla spesa delle famiglie e quelli del peggioramento delle condizioni finanziarie sugli investimenti». È quindi una combinazione di minore capacità di spesa e minore propensione a investire a rendere più cupo il quadro.

Inflazione più alta e più persistente

Nello scenario avverso, l’inflazione al consumo crescerebbe in misura molto superiore rispetto alla proiezione centrale. Bankitalia ipotizza un aumento di oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e di 0,3 punti nel 2028 rispetto al quadro di base.

In questa ipotesi, l’inflazione supererebbe il 4,1% nel 2026, andrebbe oltre il 3,3% nel 2027 e si attesterebbe al 2,2% nel 2028. Nel breve termine il rialzo sarebbe spinto direttamente dai maggiori prezzi dell’energia, ma nel medio periodo si sommerebbero anche gli effetti indiretti legati alla trasmissione verso salari e prezzi di beni e servizi. La Banca d’Italia osserva che nel prossimo biennio si produrrebbero anche effetti di retroazione salariale, per un impatto cumulato pari a 1,5 punti percentuali.