Venerdì 03 Aprile 2026

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Da Roma a Prato, Marina Berlusconi non “molla” Forza Italia

Il veto sul nome di Antonio Sangermano, magistrato legato a un filone del “Rubygate”, non è solo un segnale identitario, ma anche un messaggio politico agli alleati

03 Aprile 2026, 17:48

Da Roma a Prato, Marina Berlusconi non “molla” Forza Italia

Marina Berlusconi continua a muovere le pedine, con un attivismo politico sempre meno defilato e sempre più incisivo. Dopo i richiami al rinnovamento di Forza Italia – che hanno prodotto effetti concreti negli equilibri interni, fino all’avvicendamento al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi – la primogenita del Cavaliere torna a far pesare la propria linea anche sulle scelte territoriali e sulle dinamiche di partito.

Il confronto diretto con il segretario Antonio Tajani non è ancora arrivato. Slittato a dopo Pasqua, nonostante la disponibilità dichiarata del vicepremier, sarà il punto di approdo di una fase di interlocuzioni che Marina Berlusconi ha voluto gestire con cautela ma anche con metodo. Nel frattempo, la presidente di Fininvest ha incontrato alcuni esponenti del partito, dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè al ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Un giro d’orizzonte che ha un obiettivo preciso: ridefinire identità e prospettiva degli azzurri, evitando che la fase post-referendaria si trasformi in una resa dei conti interna.

Il tema più immediato è quello dei congressi regionali, messi in calendario tra aprile e maggio. Ufficialmente strumenti di rilancio e partecipazione, nella lettura di una parte del partito rischiano invece di diventare una prova di forza sulle tessere. Non a caso, attorno a questo passaggio si è già formato un fronte critico, che guarda con sospetto a un percorso percepito come funzionale a consolidare gli attuali equilibri. In questo quadro, la stessa Marina Berlusconi – secondo quanto filtra – non escluderebbe di chiedere un rinvio, per evitare che il confronto degeneri in scontro.

Ma è sul terreno delle candidature che il suo intervento diventa più visibile e politicamente sensibile. A Prato, dove il centrodestra è chiamato a scegliere il candidato sindaco per le elezioni di maggio, un nome ventilato ha fatto scattare un riflesso immediato. Si tratta di Antonio Sangermano, magistrato con un profilo solido e una carriera di rilievo, ma anche figura legata, per il suo passato, a uno dei processi più simbolici contro Silvio Berlusconi: un filone del cosiddetto “Rubygate”.

Un elemento che, dentro Forza Italia, pesa ancora. E che ha riattivato una memoria politica difficile da archiviare. La candidatura tecnica, pensata per allargare il consenso e rompere gli schemi, ha finito così per irrigidire il quadro, riaprendo una faglia tra gli alleati e dentro la stessa coalizione. Per settimane la soluzione sembrava a portata di mano, con il nome di Rita Pieri considerato un punto di equilibrio. Poi la scelta di Fratelli d’Italia di rivendicare la guida della partita ha cambiato lo scenario, introducendo un fattore di tensione che ora rischia di complicare la chiusura.

In questo contesto, la posizione della famiglia Berlusconi – e in particolare di Marina – diventa determinante. Il veto su una candidatura percepita come incompatibile con la storia recente del partito non è solo un segnale identitario, ma anche un messaggio politico agli alleati. Forza Italia non intende rinunciare al proprio peso, né accettare soluzioni calate dall’alto senza una condivisione reale.

Il punto è che l’attivismo di Marina Berlusconi si colloca in una fase delicata per gli azzurri, stretti tra la necessità di rilanciarsi dopo la sconfitta referendaria e il rischio di una marginalizzazione progressiva dentro la coalizione. La sua iniziativa prova a colmare questo spazio, rimettendo al centro una linea politica che tenga insieme identità, radicamento e capacità di incidere. Il confronto con Tajani, dopo Pasqua, sarà il passaggio decisivo. Ma il segnale, intanto, è già chiaro: Marina Berlusconi non si limita più a osservare. Interviene, orienta, e quando serve, pone condizioni.