Centrosinistra
Conte e Schlein
«Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito/Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai». Sceglie i versi della poesia Biglietto lasciato prima di non andar via, di Giorgio Caproni, il fondatore del M5S Beppe Grillo il giorno dopo la notizia della sua volontà di portare l’attuale leadership del Movimento in tribunale per riappropiarsi del simbolo.
D’altronde è ormai guerra aperta tra l’ex comico e il presidente M5S Giuseppe Conte, che potrebbe trovarsi con una grana non da poco proprio a ridosso delle Politiche 2027, e nei prossimi mesi in cui si giocherà con Elly Schlein la guida del campo largo. E a proposito della sfida Conte/Schlein è tornato a dire la sua il “guru” dem Goffredo Bettini, regista del secondo govero guidato dall’’avvocato del popolo. «Elly Schlein ha fatto un lavoro enorme, e questo le va riconosciuto perché c'è chi dentro non glielo riconosce - ha detto ieri - Ma la questione della premiership non va posta oggi: la mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere». Frase che sa di benservito all’attuale segretaria, quantomeno nella corsa alla guida del campolargo. Di sicuro, ha precisato, «non abbiamo l'esigenza di un nuovo Prodi, perché quell’operazione è nata in una condizione particolare: mi pare che all'epoca l'operazione fu fatta con grande generosità da D'Alema, il partito più grande comprese che per conquistare un pezzo di elettorato bisognava fare un atto di generosità». Più esplicito di così...
In ogni caso, la prima udienza del processo a carte bollate tra vecchio e nuovo M5S è fissata per fine luglio ma data la pausa estiva potrebbe slittare.
Ma nelle scorse ore Conte si è dovuto difendere anche da un’altra “accusa”, se così si può dire, lanciata da Libero che ha pubblicato le foto di un incontro tra lo stesso ex presidente del Consiglio e l’imprenditore Paolo Zampolli, che si autodefinisce “Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships”.
L’articolo di Libero viene derubricato da Conte come «illazioni e fantasmagoriche teorie» sul suo incontro con Zampolli «che me ne aveva fatto formale richiesta e, peraltro, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia».
Durante il pranzo, avvenuto nel centro di Roma, Conte spiega di aver esposto a Zampolli «le posizioni del M5S in politica estera». Ribadendo poi nella risposta pubblicata in un posto social, la contrarietà alla guerra in Iran, ma anche alle operazioni in Venezuela e Medio Oriente. «Ho anche precisato - aggiunge il leader M5S - che è folle che gli Stati Uniti si lascino trascinare dal governo di Netanyahu e ho aggiunto che il presidente Trump continuando in questo modo riuscirà ad avere tutta la comunità internazionale contro e a distruggere qualsiasi principio di ordine internazionale».
La versione di Zampolli non si è fatta attendere. «Con Conte siamo amici da tempo, quindi ci siamo visti ed è stato un incontro “very easy”, tra l'altro abbiamo mangiato molto bene, il menù era a base di pesce - ha spiegato l’imprenditore - Non ci vedevamo da un paio di anni, ma ogni tanto ci sentiamo e il nostro non era un incontro che fa parte della mia missione». Precisando poi che il suo ruolo «non è politico» perché «delle cose politiche si occupa l’ambasciatore Fertitta». E sulle critiche di Conte a Trump aggiunge che «anche Trump pensa che la guerra deve finire» per poi rivelare un retroscena: «Conte mi ha chiesto di salutargli il presidente Trump e io lo farò al più presto...».
Quanto basta per provocare un polverone tra maggioranza e opposizione, con il centrodestra che attacca l’ex presidente del Consiglio e i parlamentare M5S che fanno scudo al capo, fino all’espulsione dall’Aula del pentastellato Antonino Iaria.
La discussione è partita dall’intervento del capogruppo FdI, Galeazzo Bignami, per chiedere un’informativa urgente al ministro della Difesa Crosetto «perché abbiamo interesse a comprendere se nel periodo antecedente a quando lui è stato ministro della Difesa vi siano stati precedenti presidenti del Consiglio che abbiano chiesto di disattendere gli accordi che regolano l’uso delle basi militari americane dell'accordo del 1954».
Un riferimento trasparente a Giuseppe Conte, che poi l'esponente FdI attacca direttamente osservando che «non farò il nome di Giuseppe Conte, magari in quell'occasione gli potremo chiedere altre cose, non gli chiederemo, a esempio, cosa faceva ieri a pranzo con l’emissario di Trump a Roma».
Alla richiesta si associa Fi ed è a questo punto che nell’emiciclo sale la tensione e la vicepresidente di turno, Anna Ascani, finisce per espellere Iaria.
Laconico il commento del senatore riformista Pd Filippo Sensi. «Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l'emissario di un Presidente di destra», ha scritto sui social.