Palazzo Madama
Giulia Bongiorno
Il ddl violenza sulle donne si arena al Senato in una fase di stallo che rischia di comprometterne definitivamente il percorso. Per evitare il naufragio del provvedimento, la presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno prova ora a giocare l’ultima carta, avviando un comitato ristretto che, dopo Pasqua, dovrà tentare di riscrivere il testo per arrivare a una formulazione condivisa.
La partita, però, si presenta estremamente difficile. Il disegno di legge, approvato all’unanimità alla Camera lo scorso novembre, si è trasformato a Palazzo Madama in un terreno di scontro frontale tra maggioranza e opposizioni. E il nodo centrale resta quello della definizione del consenso nei reati di violenza sessuale.
L’avvio del comitato ristretto rappresenta, nei fatti, il tentativo finale di evitare che il ddl si blocchi del tutto. I lavori dovrebbero partire da mercoledì prossimo, con l’obiettivo di cercare una sintesi su un testo che oggi appare lontanissimo da un accordo politico.
Bongiorno presenta questa scelta come un’ultima possibilità di mediazione. «L'unica possibilità di arrivare a una mediazione è cercarla insieme», afferma, respingendo la logica degli ultimatum e provando a rimettere il confronto su un terreno negoziale. Ma la stessa presidente della Commissione riconosce che la frattura è profonda. «È chiaro che c'è una spaccatura e se ciascuno resta fermo sulla propria posizione non ne usciamo», dice, invitando tutte le forze politiche a trovare «un punto d’incontro, nell’interesse innanzitutto delle donne».
Il segnale più netto dello scontro arriva dalla nota congiunta firmata da Pd, M5S, Avs e Italia Viva, che accolgono l’avvio del comitato ristretto con parole durissime. Per le opposizioni esiste un solo terreno possibile di confronto: il testo approvato all’unanimità alla Camera, quello che introduce il principio del «consenso libero e attuale» in materia di violenza sessuale.
La posizione è formulata senza margini di ambiguità: «Per noi l’unico terreno di confronto rimane il testo approvato all’unanimità alla Camera, che prevede il “consenso libero e attuale” in materia di violenza sessuale». E ancora: «Altrimenti, lo ribadiamo, meglio nessuna legge che una legge sbagliata. Per quanto ci riguarda, quindi, il comitato ristretto avrà senso solo su queste basi».
È un messaggio politico chiarissimo: le opposizioni non intendono arretrare rispetto all’impianto già votato alla Camera e considerano irricevibili formule diverse.
Il cuore del conflitto resta infatti la proposta di Giulia Bongiorno sul «consenso riconoscibile», formula già avanzata in precedenza e sulla quale la distanza con le opposizioni resta totale. È proprio da lì che, secondo il testo, la presidente della Commissione vorrebbe ripartire per tentare la mediazione.
Ma è anche il punto che blocca il confronto. Le opposizioni si dicono fermamente contrarie a quella impostazione e continuano a rivendicare il criterio del consenso libero e attuale come unico approdo possibile per una legge efficace e coerente sul piano della tutela delle donne.
In altre parole, il comitato ristretto nasce già dentro una contraddizione forte: da un lato la maggioranza prova a riaprire il discorso su una formula diversa, dall’altro le opposizioni dichiarano di non essere disposte a trattare fuori dal perimetro del testo uscito dalla Camera.
A inserirsi nel confronto è anche Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati, che invita a «superare ogni posizione ideologica» per trovare un accordo su un principio che definisce semplice: «senza consenso è stupro».
Il suo intervento prova a riportare il dibattito su un terreno più diretto e meno tecnico, ma al momento non basta a sbloccare la situazione. Il confronto resta fermo e la distanza tra le parti appare ancora molto ampia.
Il dato politico più significativo è forse proprio questo: un testo approvato all’unanimità alla Camera si è trasformato al Senato in una materia di scontro quasi insanabile. Ciò che sembrava un punto di equilibrio condiviso è diventato a Palazzo Madama un passaggio ad altissima tensione, nel quale maggioranza e opposizione rivendicano impostazioni incompatibili.
Bongiorno insiste sulla necessità di tentare ancora una sintesi. «La mia volontà è tentare un’ultima mediazione, perché negli ultimi anni abbiamo sempre trovato una sintesi su leggi importanti per le donne e anche oggi è fondamentale farlo», conclude.