L'analisi
Meloni e Trump
Lo strappo c’è stato, se sia stato voluto o incidentale però rimane incerto. La ferita difficilmente rimarginabile tra Italia e Stati Uniti non è solo, e neppure soprattutto, la mancata concessione della base di Sigonella agli aerei americani impegnati in una missione evidentemente offensiva, venerdì scorso. Quella lesione in sé sarebbe stata facilmente recuperabile. Era già successo e non una sola volta quando al posto di Crosetto c’era Lorenzo Guerini. Ci sarebbero state spiegazioni in punta di diritto che gli Usa avrebbero accolto o finto di accogliere perché l’Italia resta comunque il governo più vicino alla Casa Bianca nell'Europa occidentale e perché, comunque, le basi italiane sono in realtà aperte non solo agli aerei a stelle e strisce per le funzioni logistiche ma anche per quelle di “spionaggio”, insomma per i ricognitori che spianano la strada ai bombardieri.
A rendere il fattaccio grave è stata la sua pubblicizzazione. Quello è uno schiaffo che gli americani possono fingere di ignorare ma che non dimenticheranno. Per questo capire come la notizia sia arrivata martedì mattina al sito del Corriere della Sera ha rilievo politico e non è solo questione di pettegolezzo giornalistico. L’ipotesi che a tutti è apparsa subito come quella più credibile è che la soffiata sia partita dal governo stesso. Quello con Trump è stato per Giorgia l’abbraccio della morte. Ha fatto precipitare, in accoppiata con la mancata denuncia della mano pesantissima di Israele, le sue quotazioni. Ha inciso senza dubbio sul disastro referendario. Non significa che il no di Crosetto agli americani (concordato con la premier) sia stato pronunciato come conseguenza del referendum e del panico che la mazzata ha diffuso a destra. La risposta del ministro della Difesa sarebbe stata la stessa anche se il verdetto delle urne fosse stato opposto. La situazione è troppo delicata, l’impegno del ministro e della premier a non dare semafori verdi senza l’approvazione prioritaria del Parlamento troppo solenne per comportarsi diversamente.
I malpensanti, che come è noto spesso ci pigliano, immaginano però che la decisione sia stata resa di dominio pubblico, sussurrandola alla stampa, proprio per segnalare la presa di distanza da un presidente americano e da una guerra che gli elettori italiani non apprezzano affatto. Se le cose fossero andate davvero così significherebbe che Meloni ha avviato una marcia di allontanamento dalla Casa Bianca che non si fermerà certo all’incidente di Sigonella e che vuole che tutti lo sappiano, senza però che sia lei a provocare tensioni diplomatiche esplicitandolo.
È una ricostruzione tutt’altro che irrealistica che però sbatte contro la retromarcia precipitosamente innescata sia da palazzo Chigi che da Crosetto, con dichiarazioni e comunicati che si sbracciavano per assicurare agli americani immutata e imperitura fedeltà. Quella versione dei fatti cozza anche contro l’irritazione che per tutta la giornata Crosetto neppure ha cercato di nascondere, dalla proclamata convinzione di essere vittima di una manovra pensata proprio per metterlo nei guai. Perché sì, certo, sui social le sue quotazioni sono cresciute, ha incassato sulle prime applausi anche dall’opposizione, è stato azzardato il confronto con il Craxi della Sigonella originale, quella del 1985. Ma al leader socialista l’alzata di testa costò carissima.
La versione del governo, non ufficiale ma chiara comunque, è che la notizia è stata messa in circolazione all’insaputa del governo stesso e probabilmente con l’intento di metterlo in difficoltà sul teatro internazionale. Esiste in realtà una terza lettura: quella secondo cui a scatenare la provvidenziale fuga di notizia sia stato sì qualcuno dai palazzi del potere, Chigi o la Difesa, salvo poi spaventarsi dopo che la stampa internazionale aveva interpretato il rifiuto di aprire Sigonella come un allineamento alle posizioni di Francia e Spagna.
Vera o immaginaria che sia questa lettura è quella che coincide di più con la fune politica sulla quale la premier vuole provare a camminare: prendere le distanze da Trump agli occhi degli italiani ma senza che lo stesso Trump se ne accorga o almeno senza farlo infuriare troppo. Ma per equilibrismi di questo tipo, con lo scontro durissimo che si profila data la tentazione americana di disimpegnarsi dalla Nato, per equilibrismi del genere il tempo sta per scadere.