Il ministro
Il ministro Guido Crosetto
Non è il tempo dei processi interni, né quello delle urne. Guido Crosetto, cofondatore di Fratelli d’Italia e titolare della Difesa, sceglie le colonne di Repubblica per tracciare la linea del governo all’indomani della batosta referendaria. La sua analisi è un mix di realismo politico e cupo pessimismo geopolitico: il "No" ha vinto, ammette, ma non è il de profundis dell'esecutivo, né tantomeno il frutto di una presunta sottomissione a Donald Trump.
Il cuore dell'intervento di Crosetto è la guerra. Il ministro descrive uno scenario mediorientale drammatico, con il conflitto in Iran che rischia di travolgere gli equilibri economici e sociali dell'Occidente. «Vivo questa guerra ventiquattr'ore al giorno — confida — e sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire». È proprio questo "senso di responsabilità" verso una crisi che potrebbe cambiare la nostra vita quotidiana nelle prossime settimane a rendere, secondo Crosetto, l'ipotesi di elezioni anticipate un azzardo inaccettabile. «Il voto spaventerebbe più il campo largo che noi, ma ora bisogna lavorare».
Crosetto bolla come «ridicola e pretestuosa» la tesi secondo cui la vicinanza di Giorgia Meloni al tycoon di Mar-a-Lago abbia influenzato il voto. Il ministro rivendica l'autonomia italiana — «facciamo la nostra strada senza sudditanza» — pur ribadendo che l'alleanza con Washington resta l'unica polizza assicurativa per un'Europa che, senza gli Usa, rimarrebbe «il vaso di coccio del mondo». Sulla guerra in Iran, il chiarimento è netto: «Non abbiamo condiviso questa guerra e nessuno ci ha chiesto un parere», spiega, invocando una soluzione diplomatica che tenga conto della complessità storica e demografica di Teheran.
Sul piano interno, Crosetto minimizza il peso politico dell'opposizione, definendola un'«armata eterogenea e incompatibile» unita solo dal gusto per il No, tipico di un Paese che fatica a riformarsi. Eppure, riconosce il valore enorme del voto referendario, che definisce «una sconfitta della giustizia e dei valori democratici».
Significativo il passaggio sui "sacrifici" politici seguiti al voto. Pur definendo le dimissioni di Daniela Santanchè un segnale di ricezione del messaggio elettorale, Crosetto non rinuncia a una stoccata garantista: «Ricordo che si è dimessa una persona che, per la Costituzione, oggi è innocente». Difesa blindata anche per Andrea Delmastro: nessuna questione morale, solo «imprudenza superficiale» per un uomo definito «un talebano della legalità».
Nessun isterismo, dunque. Per Crosetto la strada è segnata: restare al timone per navigare la tempesta internazionale, separando i destini dei singoli e le contingenze politiche dalla missione strategica dell'Italia. Il messaggio agli alleati e alle opposizioni è chiaro: il governo resta al suo posto, perché fuori, "nel mondo reale", la situazione è troppo grave per permettersi il lusso di una crisi al buio.