La crisi politica
La premier Giorgia Meloni
La successione a Daniela Santanchè non è solo una casella da riempire, ma il termometro di una crisi di nervi che attraversa l’intero centrodestra. Giorgia Meloni minimizza con i suoi eppure la gestione del dopo-referendum sta mettendo a nudo le fragilità di una coalizione che oscilla tra il desiderio di rilancio e la tentazione del "tutti a casa".
Nonostante i giuramenti di stabilità pronunciati in campagna elettorale, l’ipotesi del voto anticipato è uscita dal perimetro dei rumors per entrare nelle cene ufficiali con Salvini e Tajani. L'idea non è una folle corsa estiva, ma una finestra autunnale, a ottobre. Una mossa che permetterebbe di incassare il controllo delle partecipate in primavera e di varare una nuova legge elettorale — già in dirittura d'arrivo alla Camera — magari aprendo al sistema delle preferenze per tentare le opposizioni di Schlein e Conte. Il rischio? Un pareggio che lascerebbe il Paese senza guida proprio durante la stesura di una manovra economica che si preannuncia lacrime e sangue.
Dentro Fratelli d'Italia la tensione è altissima. C'è chi vedrebbe di buon occhio l'ingresso di un peso massimo come Luca Zaia al Turismo, un'operazione che però spaventa sia l'ala "meridionalista" di Fazzolari (che preferirebbe Nello Musumeci) sia Forza Italia, che teme un'egemonia leghista nell'esecutivo. Sul tavolo resta anche l'ipotesi di un rimescolamento interno: sfilare le Imprese ad Adolfo Urso per affidargli il Turismo e provare a ricucire lo strappo con il mondo industriale. Un’idea che però si scontra con il muro alzato dallo stesso Urso e dal disinteresse della Lega per quel dicastero.
Sullo sfondo resta l'incognita del Quirinale. Sergio Mattarella ha invocato "senso di responsabilità", un segnale chiaro: il Colle non accetterà un valzer di poltrone troppo ampio senza passare per un "Meloni bis" e un nuovo voto di fiducia. Più probabile che si proceda per chirurgia minima: un nuovo ministro e uno spostamento secco. Nel frattempo, si muovono le seconde linee. Per il posto di sottosegretario alla Giustizia (lasciato da Delmastro) i nomi caldi sono quelli di Sara Kelany e Carolina Varchi, mentre per la magistrata Annalisa Imparato, protagonista della stagione referendaria, si ipotizza un ruolo tecnico di prestigio alla guida di un dipartimento.
Meloni per ora si barrica dietro l'agenda istituzionale, provando a dettare il ritmo con i temi della sicurezza, ma la realtà è quella di una coalizione che cerca, tra un rimpasto e l'altro, di capire se ha ancora un futuro comune.