Governo sotto pressione
Daniela Santanchè
Le dimissioni Santanchè sembrano avvicinarsi dopo la richiesta per «sensibilità istituzionale» fatta arrivare da Palazzo Chigi. La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è arrivata al ministero intorno alle 10, ma davanti ai cronisti non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si è limitata a un rapido «Buongiorno», scendendo dall’auto con il telefono all’orecchio e lasciando sullo sfondo una giornata che appare decisiva per la sua permanenza nel governo.
Secondo quanto riferito nel testo, le dimissioni chieste dalla premier Giorgia Meloni dovrebbero arrivare già in giornata. Uno scenario che apre un nuovo passaggio politico delicato per la maggioranza, mentre dalle opposizioni cresce la pressione e dentro il centrodestra si moltiplicano i segnali che indicano come il passo indietro venga ormai considerato sempre più probabile.
Il punto di rottura è arrivato con la nota diffusa ieri da Palazzo Chigi, nella quale è stata invocata la «sensibilità istituzionale» della ministra. Una formula che sul piano politico ha assunto il valore di una precisa sollecitazione a lasciare l’incarico. La scelta della presidenza del Consiglio ha cambiato il quadro, trasformando una vicenda già pesante in un nodo che investe direttamente la tenuta dell’esecutivo e la sua credibilità pubblica.
L’arrivo della ministra al dicastero, senza alcuna risposta alle domande dei giornalisti, ha rafforzato l’idea di un confronto ormai arrivato alle battute finali. Il silenzio di Santanchè, in questo contesto, pesa quasi quanto le parole dei dirigenti politici che nelle stesse ore sono intervenuti per inquadrare il caso.
Dalle opposizioni è arrivato un attacco frontale. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha sostenuto che l’eventuale mancato passo indietro sarebbe il segnale che la ministra «si sente protetta da qualcuno». Per Bonelli, si tratterebbe di «un’arroganza di potere inaccettabile».
Lo stesso esponente di Avs ha aggiunto: «A questo punto temo che la maggioranza sarà costretta a votare la mozione di sfiducia dell’opposizione: sarebbe un fatto clamoroso, ma anche un atto di igiene politica di cui il Paese ha bisogno». Bonelli ha poi richiamato il rinvio a giudizio della ministra «per truffa ai danni dello Stato», inserendo la vicenda in una critica più ampia al comportamento del governo. «Il governo Meloni continua a difendere l’indifendibile. Così si mina la credibilità delle istituzioni», ha concluso.
Ancora più duro il leader di Azione, Carlo Calenda, che su Facebook ha scritto: «Santanchè è senza vergogna e dignità. Alla mancanza di senso del limite morale si associa la mancanza del senso del limite istituzionale. Non avevamo dubbi».
Se le opposizioni alzano i toni, nella maggioranza il linguaggio è più misurato ma il messaggio appare comunque chiaro. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, intervenendo in Aula, ha detto: «Quanto al ministro Santanchè, come tutti i membri del governo, seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio». Una dichiarazione che, pur senza esplicitare direttamente l’esito, riconduce la scelta finale alla volontà di Meloni.
Sulla stessa linea si è mosso anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che a “Ping Pong” su Rai Radio 1 ha osservato: «Chi fa parte di una squadra di governo dovrebbe apprezzare le circostanze e rimettere il proprio mandato». Poi ha aggiunto: «Se questo è ciò che viene richiesto dal presidente del Consiglio mi pare scontato che debba finire così».
Rampelli ha anche mantenuto prudenza sull’ipotesi di una mozione di sfiducia, spiegando che si tratta di «atti parlamentari affidati al confronto tra maggioranza e opposizione». Ma il senso politico del suo intervento resta quello di una presa d’atto: se la presidente del Consiglio ha chiesto un passo indietro, per la ministra lo spazio di manovra appare ormai ridotto.
Un altro segnale rilevante è arrivato dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, esponente di Forza Italia, che ha parlato apertamente del rapporto tra tempo politico e responsabilità istituzionale. «Per quanto riguarda le richieste di dimissioni nei confronti di Santanchè, c’è anche il tempo delle scelte: in politica il tempo in cui tu scegli non è secondario», ha detto.
Secondo Sisto, «questa è la stagione delle dimissioni» e «questo è il tempo in cui il passo indietro viene chiesto anche a Santanchè». Il viceministro ha ribadito un principio politico e giuridico che Forza Italia considera centrale, spiegando che «la presunzione di non colpevolezza per noi è regina». Ma ha aggiunto subito dopo che, «per motivi di opportunità», la presidente del Consiglio «ha tutte le facoltà per chiedere ai suoi ministri di dimettersi».
Sisto ha infine espresso l’auspicio che la vicenda si chiuda prima dell’eventuale mozione di sfiducia, osservando che questi «stress parlamentari non fanno bene a nessuno» e che le mozioni di sfiducia «penalizzano il Parlamento».