Farnesina
EDMONDO CIRIELLI SOTTOSEGRETARIO
Edmondo Cirielli conferma l’incontro con l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Aleksej Paramonov, ma respinge con decisione le ricostruzioni che lo descrivono come un caso politico interno al governo. Il viceministro degli Esteri sostiene che il colloquio fosse noto alla Farnesina, che si sia svolto «sotto la luce del sole» e che rientri in una prassi ordinaria dei rapporti diplomatici, anche con Paesi con i quali i rapporti sono tesi.
A riaccendere il caso sono state alcune indiscrezioni di stampa secondo cui il governo non sarebbe stato informato dell’incontro e la premier Giorgia Meloni ne sarebbe rimasta irritata. Una ricostruzione che lo stesso Cirielli definisce «destituita di ogni fondamento».
Il viceministro ha chiarito che il colloquio con Paramonov risale a «diversi mesi fa» e che non rappresenta affatto un’anomalia. «L’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa. Non si tratta di un’anomalia: è prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi, anche per non esporre direttamente il ministro», ha spiegato.
In un’altra dichiarazione, Cirielli ribadisce che l’incontro «è effettivamente avvenuto» e che si è svolto «alla Farnesina, sotto la luce del sole». Per questo, aggiunge, «la ricostruzione dell’episodio è completamente destituita di ogni fondamento».
Secondo il viceministro, non c’è stato nulla di irregolare né di occulto. «È normale che si incontrino, quando ne facciano richiesta esplicita, tutti gli ambasciatori accreditati», osserva. E aggiunge un altro passaggio politico: «D’altronde non siamo in guerra e non abbiamo rotto i rapporti diplomatici anche se sono tesi. È la regola e non c'è alcun caso politico».
Nel tentativo di chiudere le polemiche, Cirielli sottolinea anche che il ministero era informato e presente. «La Farnesina era informata e ha partecipato con due diplomatici che hanno preso nota formale», afferma.
È questo il punto con cui il viceministro prova a smentire l’idea di una diplomazia parallela o di un’iniziativa personale svolta fuori dai canali ufficiali. Il colloquio, nella sua ricostruzione, si sarebbe mosso dentro il perimetro istituzionale e secondo le regole ordinarie della diplomazia.
Le opposizioni, però, non archiviano il caso. Il senatore di Italia Viva Enrico Borghi si domanda «a che titolo il viceministro Cirielli avrebbe incontrato l’ambasciatore russo in Italia» e con quali finalità.
Per Borghi, se la notizia fosse confermata, si tratterebbe di «un doppio salto di qualità, diplomatico e politico». Il primo, spiega, perché l’Italia, a quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, tornerebbe a riallacciare relazioni formali con il Paese responsabile dell’apertura delle ostilità. Il secondo perché questa iniziativa non arriverebbe dal partito giudicato più filorusso dell’esecutivo, cioè la Lega, ma da un esponente di Fratelli d’Italia, il partito della premier.
«Se è il partito di Giorgia Meloni, è un altro. E serve un chiarimento politico e istituzionale nelle sedi pertinenti», afferma Borghi, annunciando una interrogazione parlamentare.
Ancora più duro il senatore del Pd Filippo Sensi, che sui social scrive: «Se un viceministro incontra l’ambasciatore russo non ci sono questioni. Se ne deve andare. Altrimenti ci troveremmo di fronte al governo più filorusso d’Europa, accanto a Orban. Via Cirielli».
Sulla stessa linea si muove anche la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, secondo cui l’incontro «rappresenta un fatto grave che non può essere archiviato con il silenzio o con spiegazioni evasive». Per Picierno, in un contesto in cui l’Europa è chiamata a difendere l’ordine internazionale violato dall’aggressione russa all’Ucraina, «ogni interlocuzione istituzionale con rappresentanti del Cremlino deve avvenire nella massima trasparenza, nel rispetto della linea euro-atlantica del nostro Paese e in pieno coordinamento con il governo e con i partner europei».
Il ragionamento si spinge fino a coinvolgere direttamente la presidente del Consiglio. «Delle due l’una: o la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era informata e ha ritenuto opportuno non rendere pubblico un confronto con il rappresentante diplomatico di un Paese che sta minando la sicurezza europea, oppure non esercita un controllo sull’operato dei viceministri del suo governo», osserva Picierno. E conclude che entrambe le ipotesi sarebbero «estremamente preoccupanti».
Anche il segretario di +Europa Riccardo Magi chiede che il caso venga chiarito da Meloni. «L’incontro segreto che il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli ha avuto con l’ambasciatore russo Paramonov è una vicenda tutta da chiarire», afferma, aggiungendo che sarebbe ancora più rilevante se, come dice lo stesso Cirielli, non si fosse trattato del primo incontro.
Per Magi il problema è verificare «se è in corso una diplomazia parallela tra Italia e Russia, che bypassa l’Unione europea». E allarga il ragionamento al resto della maggioranza, evocando Matteo Salvini, le politiche di Orban e il rischio che l’Italia diventi «il ventre molle in Europa della propaganda putiniana».
Il vicepremier Matteo Salvini prova a spegnere la polemica. «Non so chi abbia incontrato il viceministro Cirielli, se lo ha fatto avrà avuto i suoi motivi per farlo. Noi non siamo in guerra né contro la Russia né contro l’Iran», dice.
Poi aggiunge: «Se ha incontrato l’ambasciatore russo avrà avuto i suoi motivi per farlo».