Verso il voto
STEFANO ESPOSITO
Stefano Esposito porta la sua vicenda personale al centro del confronto sulla separazione delle carriere e lo fa con parole durissime contro il sistema giudiziario. Intervenendo alla kermesse di Fratelli d’Italia al Teatro Parenti di Milano, l’ex parlamentare del Pd ha denunciato il prezzo pagato sul piano umano e politico, contrapponendo la propria esperienza alle conseguenze che, a suo giudizio, ricadono in modo troppo lieve sui magistrati.
«Sono nel posto in cui dovrebbero stare in tanti», ha detto. Poi l’affondo più duro: «Per quello che è successo a me, mi hanno devastato la vita». Il suo intervento si inserisce nel dibattito sulla riforma della giustizia con un racconto diretto, costruito sul tema della responsabilità e sulla sproporzione tra il danno subito da un cittadino e gli effetti che, secondo lui, ricadono su chi sbaglia dentro la magistratura.
Esposito ha indicato come simbolico proprio il destino del magistrato coinvolto nella sua storia giudiziaria. «Quel pubblico ministero se gli andrà male, perchè la Cassazione sta valutando giustamente il suo ricorso, verrà trasferito con premio da una procura come Torino a quella di Milano che è più prestigiosa», ha detto.
Nel suo intervento ha aggiunto che quel magistrato non farà più il pubblico ministero ma si occuperà di civile. Una prospettiva che l’ex parlamentare legge come un paradosso e come l’ennesimo segnale di una responsabilità solo apparente. «Come se il civile fosse il refugium peccatorum della giustizia», ha affermato. E ancora: «Perderà un anno di anzianità».
Il cuore del ragionamento di Esposito è tutto nel confronto tra il prezzo pagato da lui e quello che, a suo dire, pagherebbe il magistrato. «Io ne ho persi sette di anni della mia vita», ha detto.
Ma l’ex parlamentare ha cercato di allargare il senso del suo intervento oltre la dimensione personale. «Ma non è un problema di Esposito, ma dei cittadini che non arrivano dove sono arrivato io, perchè si fermano prima, perchè non ce la fanno più, perchè non hanno gli strumenti», ha spiegato. In questa parte del discorso, la sua vicenda diventa il punto di partenza per una critica più generale al funzionamento del sistema giudiziario e alle difficoltà incontrate da chi non riesce a sostenere fino in fondo una battaglia processuale.
Esposito ha poi spostato il discorso sul piano politico, chiamando in causa anche il campo progressista da cui proviene. «La sinistra si occupa dei cittadini non delle caste senza responsabilità», ha affermato.
La frase serve a marcare una distanza da chi, secondo lui, finirebbe per difendere l’assetto attuale della magistratura senza interrogarsi abbastanza sugli effetti concreti che produce nella vita delle persone coinvolte.
Nel finale del suo intervento, l’ex parlamentare ha rivolto una critica netta anche al rapporto tra Csm e Associazione nazionale magistrati. «Come ci si fa schierare con un sistema che ha trasformato un organo costituzionale attraverso un’associazione privata, cioè l'associazione Nazionale Magistrati, nel proprio parlamentino?», ha chiesto.
La chiusura è stata ancora più esplicita: «Il Csm non è il parlamento dell’Anm»