Martedì 10 Marzo 2026

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Parla la premier

Meloni tra Iran, sicurezza, famiglia nel bosco e scontro coi giudici

A Fuori dal Coro la premier evita una condanna netta su Usa e Israele, esclude l’ingresso in guerra e annuncia un’ispezione sul caso dei tre minori

09 Marzo 2026, 07:55

Meloni tra Iran, sicurezza, famiglia nel bosco e scontro coi giudici

La premier Giorgia Meloni

Giorgia Meloni intreccia politica estera, sicurezza interna, giustizia e immigrazione in una lunga intervista televisiva nella quale prova a tenere insieme prudenza diplomatica e attacco politico. Ospite di Fuori dal Coro su Rete 4, la presidente del Consiglio evita una presa di posizione secca sull’intervento di Usa e Israele contro l’Iran, rilancia la necessità di riaprire il negoziato sul nucleare, esclude l’ingresso dell’Italia nella guerra e torna con durezza sul caso della famiglia nel bosco, annunciando un’ispezione del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il filo conduttore delle sue parole è la rivendicazione di una linea che la premier definisce ancorata agli interessi nazionali, in un quadro che considera segnato da forti rischi ma anche da poche certezze. È da qui che parte la sua risposta sulla guerra in Medio Oriente.

Sull’Iran nessuna condanna netta ma richiesta di diplomazia

Alla domanda se condivida o condanni l’intervento americano e israeliano contro l’Iran, Meloni sceglie una terza strada. «Alla sua domanda, proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due», dice. La premier spiega di non ritenere possibile una valutazione categorica, sostenendo che manchino gli elementi per farlo.

«Io non ho oggettivamente gli elementi necessari come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica, tant'è che al netto del premier spagnolo nessun altro ha condannato l’iniziativa, così come nessuno sta partecipando al conflitto», afferma.

Nel suo ragionamento, la premier richiama il nodo del nucleare iraniano e il rischio che Teheran possa arrivare all’arma atomica. «L'attacco, stando a quello che dicono Stati Uniti e Israele, è conseguenza del fatto che non si è riusciti a chiudere un accordo sul nucleare iraniano», osserva. Poi aggiunge che l’Iran, «secondo molti analisti indipendenti e il più importante è il direttore dell’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, sarebbe arrivato a un livello di arricchimento dell’uranio che è molto più alto di quello che serve per uso civile».

Meloni insiste sul fatto che «oggettivamente nessuno può permettersi che il regime degli ayatollah si doti di armi nucleari, atteso che ha anche missili a lungo raggio», definendo questa eventualità «un pericolo enorme, non solo chiaramente per la regione, ma anche per l’Europa».

“L’Italia non intende entrare in guerra”

Pur riconoscendo la gravità dello scenario, la presidente del Consiglio fissa un punto politico chiaro: l’Italia non entrerà nel conflitto. La premier lega questa scelta alla tutela dei connazionali presenti nell’area, dei militari italiani e degli interessi energetici nazionali.

«È chiaramente anche una decisione che nasce dal bisogno che noi abbiamo di proteggere le decine di migliaia di italiani che sono presenti nell’area oltre che i nostri contingenti militari. Abbiamo circa 2mila soldati dislocati in quella regione», spiega. E precisa: «Non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo».

Meloni però riconosce che l’Italia rischia comunque di subire gli effetti indiretti della crisi. «È chiaro che l’Italia rischia comunque di essere coinvolta soprattutto dalle conseguenze del conflitto sia sul piano della sicurezza interna soprattutto, sia ovviamente dal punto di vista economico», afferma.

Sicurezza interna e apparati convocati di continuo

Sul fronte della sicurezza, la presidente del Consiglio sostiene che al momento non vi siano segnali specifici di emergenza, ma sottolinea che l’attenzione resta altissima. «Per quanto riguarda le possibili conseguenze del conflitto in Medioriente sul piano della sicurezza interna, non ci sono particolari allarmi in questo momento, ma sicuramente noi a scopo di prevenzione siamo mobilitatissimi», dice.

Da qui il riferimento agli organismi di coordinamento attivati in queste ore. «Sia il Comitato Antiterrorismo, sia il Comitato Nazionale Difesa e Sicurezza sono praticamente convocati a oltranza, insomma si riuniscono continuamente perché in ogni caso su queste cose è sempre meglio prevenire», aggiunge.

La priorità resta il ritorno al negoziato sul nucleare

Pur non condannando in modo frontale l’azione militare, Meloni indica come priorità il tentativo di riaprire il canale diplomatico. «Adesso secondo me la priorità è capire se ci siano i margini per riprendere quei negoziati» sul nucleare, afferma. Se questi margini esistessero, «ovviamente l’Italia intende lavorare su questo, cioè al ritorno della diplomazia».

La premier coglie anche l’occasione per attaccare le opposizioni, accusandole di usare la crisi per fare polemica politica. «Mi chiedo se davvero sia questo il momento nel quale la priorità è fare propaganda spicciola, come vedo fare in giorni che sono chiaramente difficili, che sono difficili per tutti», osserva.

Il messaggio conclusivo è una rivendicazione di metodo e di ruolo. «Io credo che il mio compito sia quello di fare quello che penso meglio per i nostri interessi nazionali. È quello che ho fatto dall’inizio del mio mandato, è quello che continuerò a fare», dice la presidente del Consiglio.

Il caso della famiglia nel bosco e l’ispezione annunciata da Nordio

Un altro passaggio centrale dell’intervista riguarda il caso della famiglia nel bosco. Meloni annuncia un intervento del ministro della Giustizia e attacca duramente le decisioni assunte sul piano giudiziario e assistenziale.

«Il ministro Nordio sta mandando un’ispezione. Ho parlato con il ministro Nordio ieri», afferma. Poi aggiunge: «Quello che sta accadendo sul caso della famiglia nel bosco a me lascia senza parole».

La premier contesta in particolare la scelta di allontanare la madre dalla struttura protetta nella quale si trovavano i tre bambini. «Si era deciso di affidare ai servizi sociali questi tre bambini che vivevano con i genitori nella natura, ma almeno stavano ancora con la madre. Adesso si è deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta e non penso che faccia stare meglio questi bambini, penso che infligga loro un altro pesantissimo trauma», sostiene.

Meloni attribuisce quelle scelte a un’impostazione che definisce ideologica. «Io penso che siamo oltre, perché noi dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono, secondo me, figlie anche di letture ideologiche», dice.

La critica investe il rapporto tra Stato e genitori. «Qui il tema è una lettura ideologica di uno stile di vita dei genitori, ma lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita», afferma. E poi contrappone questo caso ad altre situazioni di degrado sociale: «Fra l’altro quando nulla si dice a chi i figli magari li fa vivere nel degrado, per esempio nei campi rom e li costringe ad accattonare o a rubare».

Lo scontro con la magistratura si allarga all’immigrazione

L’intervista si chiude con un nuovo attacco ai giudici anche sul terreno dell’immigrazione. Meloni denuncia quelle che definisce interpretazioni forzate delle norme e cita il caso di un immigrato irregolare condannato per violenza sessuale su un minore.

«Non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione», afferma. Poi entra nel merito: «La novità è che ora giudici non hanno convalidato il trattenimento di un immigrato stupratore di minori, condannato per violenza sessuale su un minore. Un pedofilo che entra illegalmente in Italia e stupra un minore io non lo posso trattenere».