Il vicepremier
ANTONIO TAJANI, MINISTRO
A Viterbo, nella tre giorni della scuola politica “L’Italia che amministra”, Forza Italia prova a rimettere al centro il tema che per Tajani decide tutto: la classe dirigente locale. Il vicepremier e segretario azzurro, intervenuto in collegamento, lega la credibilità nazionale del partito alla sua tenuta nei territori. «Il primo interlocutore del cittadino è sempre l’amministratore locale», scandisce, fissando la linea: senza quadri solidi nei comuni non c’è un partito forte, riconoscibile, capace di rispondere ai bisogni reali.
Il messaggio è netto: la politica, per Tajani, resta servizio, e proprio nei territori si vede se un partito è “serio” o solo un’etichetta. Una buona classe dirigente comunale, sostiene, rende Forza Italia «serio, credibile, affidabile, responsabile, efficace», cioè in grado di dare risposte concrete e non solo slogan.
Nel passaggio identitario, Tajani rivendica la collocazione del partito: Forza Italia deve continuare a essere una forza “cristiana, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista”, con una struttura capillare e preparata, capace di stare “dentro” le comunità e non sopra.
Dentro questo impianto, Tajani inserisce anche la battaglia sul referendum sulla riforma della giustizia, descritto come un passaggio cruciale. Il segretario azzurro parla di equilibrio tra i poteri, richiama il tema degli errori giudiziari e rivendica una riforma che, nella visione del partito, deve tutelare i cittadini e depoliticizzare la magistratura.
Il referendum diventa così non solo un confronto di merito, ma anche una prova di forza organizzativa: chi è radicato, mobilita; chi non lo è, resta indietro.
Dal palco, il deputato Francesco Battistoni fa un passo ulteriore e trasforma la consultazione in un indicatore politico: l’esito del referendum, dice, sarà un test in vista delle future elezioni e della capacità di Forza Italia di costruire una presenza organizzata ovunque.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: «Dobbiamo arrivare a costituire in ogni comune, dal più piccolo al più grande, un nucleo di Forza Italia». E nel ragionamento entra anche l’orizzonte di una possibile nuova legge elettorale: «10 voti in un piccolo comune saranno fondamentali», sottolinea, mettendo in relazione micro-consenso e risultato nazionale.