Crisi Iran
GUERRA IRAN GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN RIUNIONE A PALAZZO CHIGI ANTONIO TAJANI MINISTRO
La crisi innescata dall’attacco all’Iran entra nel vivo anche per l’Italia, con l’esecutivo che mette in campo una linea di gestione fatta di massima allerta sugli obiettivi sensibili, contatti continui con i Paesi dell’area e una task force per assistere i connazionali rimasti bloccati nel Golfo dopo lo stop dei voli. Sul fronte politico, però, la tensione cresce: le opposizioni accusano il governo di essersi fatto trovare impreparato davanti all’escalation e di essere rimasto ai margini delle decisioni di Stati Uniti e Israele.
L’appuntamento istituzionale principale è fissato per oggi alle 15, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso per un’informativa urgente davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa del Senato ed Esteri della Camera.
Nel quadro delineato, Palazzo Chigi segnala che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha mantenuto anche nella giornata di domenica «contatti continui» con i leader della regione mediorientale e ha aggiornato sugli sviluppi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Parallelamente, l’attenzione resta alta sui possibili rischi e sulle ricadute pratiche della crisi: tra queste, la gestione dei cittadini italiani bloccati nell’area a seguito della sospensione dei collegamenti aerei.
Il tema esplode politicamente quando emerge che tra i circa mille italiani bloccati nell’area c’è anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, in viaggio a Dubai. La segretaria del Pd Elly Schlein affonda: «Meloni non interviene, eppure l’amicizia che rivendica con Trump non gli ha impedito di non avvertirla dell’attacco, tanto da avere il nostro ministro della Difesa bloccato». E aggiunge: «Il governo italiano non può rimanere schiacciato sull’Amministrazione Usa, o danneggerà irreparabilmente il ruolo diplomatico che l’Italia ha sempre svolto e visto riconosciuto da tutti gli attori nella regione».
Sulla stessa linea il presidente M5S Giuseppe Conte: «Inutile girarci intorno: non ci sentiamo tutelati da questo Governo», citando il caso del ministro «che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, del tutto inconsapevolmente sotto i missili che gli cadevano in testa». Il vicepresidente pentastellato Stefano Patuanelli arriva a chiedere le dimissioni di Crosetto.
Nel fuoco incrociato entra anche Roberto Vannacci, che ironizza: «Salvate il soldato Crosetto. È partita l’operazione speciale per esfiltrare Crosetto: l’unico ministro della Difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo».
La risposta di Crosetto arriva a stretto giro. Il ministro rende noto di essere sulla via del rientro in Italia «utilizzando un volo militare» e precisa di aver bonificato «un importo triplo (per mia scelta) rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato», così da «togliere anche la possibilità di attaccarmi dicendo che sono tornato usando un volo di Stato».
Poi l’affondo: «Trovo vergognoso e basso questo modo di fare polemica e vorrei rassicurare sul fatto che non prendo lezioni da nessuno per senso dello Stato e delle istituzioni», aggiungendo che «la mia presenza qui ieri e questa notte è stata utile nella gestione della crisi in corso».
Le polemiche non si spengono. Per Riccardo Magi (+Europa) «è davvero singolare che il ministro della Difesa, in queste ore di angoscia per il mondo, trovi il tempo di polemizzare con l’opposizione». Matteo Renzi la porta sul piano della credibilità internazionale: «Per mesi ci hanno raccontato a reti unificate che Meloni era il ponte tra Trump e l’Europa. Purtroppo erano tutte fake news!», sostenendo che la Casa Bianca avrebbe avvisato dell’operazione «gli inglesi, i francesi, i tedeschi e persino i polacchi. Tutti, ma noi italiani no». Conclusione: «Giorgia Meloni non tocca palla e l’Italia sovranista non conta niente. Che imbarazzo».