Mercoledì 25 Febbraio 2026

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Guerra in Ucraina

Meloni ai “Volenterosi”: sostegno a Kiev e pace giusta. Fazzolari: «Aiuti militari anche nel 2026»

Palazzo Chigi: l’Italia partecipa al negoziato promosso dagli Usa e alle garanzie di sicurezza. Scontro tra opposizioni: Magi attacca Orban e M5s, Calenda critica “assenze” a Kiev, Conte replica

25 Febbraio 2026, 11:33

Meloni ai “Volenterosi”: sostegno a Kiev e pace giusta. Fazzolari: «Aiuti militari anche nel 2026»

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Non un cambio di rotta, ma una conferma “politica” e operativa, con un messaggio che prova a tenere insieme negoziato e deterrenza. Nel quarto anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina, Giorgia Meloni ribadisce il «costante e convinto sostegno» a Kiev intervenendo in videocollegamento alla riunione dei leader della Coalizione dei Volenterosi.

Palazzo Chigi: sostegno al negoziato Usa e garanzie di sicurezza

Una nota di Palazzo Chigi, al termine del collegamento, sottolinea che il governo italiano «sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti» e partecipa alle attività della coalizione «per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina».

Viene anche ribadito che l’Italia partecipa con un «ruolo di primo piano» alla futura opera di ricostruzione e che la risoluzione del conflitto è un «interesse strategico europeo prioritario», essenziale per la sicurezza del Continente e, quindi, dell’Italia. L’obiettivo indicato resta quello di creare le condizioni perché la popolazione ucraina possa vivere in pace «nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale».

Sul fronte degli impegni concreti, Giovanbattista Fazzolari annuncia che il sostegno proseguirà anche nel 2026: «Per l’intero anno continueranno gli aiuti militari, ci saranno ulteriori pacchetti di sostegno».

Fazzolari insiste anche sulla necessità che l’Europa si muova con una linea unica e propone — «come ha detto Giorgia Meloni» — un «inviato speciale» europeo per parlare con Putin in questa fase di round negoziali, «per evitare che singoli stati» vadano in ordine sparso: «una voce sola» per rappresentare il continente.

Il testo evidenzia però che la proposta non sarebbe semplice, considerando le resistenze a Bruxelles sul dossier Ucraina, a partire dall’Ungheria di Viktor Orban.

Su questo tema interviene il segretario di +Europa Riccardo Magi, con un flash mob davanti a Palazzo Chigi: «È a rischio il 20esimo pacchetto di sostegno a Kiev a causa dell’opposizione e dei ricatti di Orban», afferma, criticando anche Meloni per una linea ritenuta ancora di sostegno al leader ungherese, definito «il parassita e il traditore dell’Europa».

Magi attacca poi il M5s, parlando di una posizione «filo-putiniana» e chiedendo un tavolo politico tra le opposizioni per chiarire le divergenze: «Più tardi arriverà questo confronto e peggio sarà» per la possibilità di costruire un’alternativa di governo.

Calenda da Kiev: «L’Italia non ha mandato nessuno». Conte replica

A riaccendere le polemiche è anche Carlo Calenda, in trasferta a Kiev e presente alla cerimonia in Piazza Maidan: «Mi spiace dire che il nostro Paese non ha mandato nessuno. Non c’era nessuno del governo, e non c’erano i segretari dei partiti di opposizione che non sono mai venuti qua», dice, leggendo l’assenza come segnale di «un cambiamento di rotta molto profondo».

La risposta arriva da Giuseppe Conte, che respinge l’impostazione: «Bisogna andare a Kiev ogni mese per dimostrare qualcosa? Noi abbiamo condannato Putin». E aggiunge di non essere andato «neppure a Gaza», invitando a «non essere provocatori inutilmente» e denunciando un «doppio standard» quando, a suo dire, libertà e democrazia vengono invocate con forza solo sul conflitto russo-ucraino.