Aiuti
Kherson
In principio fu Vito Petrocelli, il senatore M5S “dissidente” che votò contro in Aula il primo pacchetto di aiuti all’Ucraina. Oggi, a distanza di anni dall’inizio della guerra, le crepe non solo non si sono richiuse: si sono spostate e, in alcuni casi, allargate. Dalla data spartiacque del 24 febbraio 2022 allo scorso dicembre, vengono indicati 12 decreti ministeriali varati per fornire armi a Kiev. E l’11 febbraio l’ultimo decreto ha ricevuto il via libera della Camera per la prima volta con la fiducia, passando ora al vaglio del Senato.
Nei mesi iniziali del conflitto, ai tempi del governo Draghi, le forze parlamentari votarono quasi sempre in modo compatto a favore degli aiuti al governo di Volodymyr Zelensky. In quel periodo si collocano anche alcuni passaggi simbolici richiamati nel testo: il discorso di Zelensky in collegamento con le Camere riunite il 22 marzo 2022, e il “treno per Kiev” del 16 giugno con Draghi insieme a Emmanuel Macron e Olaf Scholz. Viene ricordata inoltre la visita in Italia del presidente ucraino il 13 maggio 2023, con gli incontri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Papa Francesco.
Se Mattarella, Meloni e il governo hanno sempre rinnovato il sostegno a Kiev contro l’aggressione russa, sul piano politico il quadro si è complicato, seguendo un dibattito pubblico sempre più polarizzato.
Nel centrosinistra il testo segnala divisioni nette: M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, negli ultimi tempi, sono indicati come contrari all’invio di armi a Kiev. Giuseppe Conte ha espresso dubbi negli ultimi due anni su «questa strategia militare» che «non sta dando frutti», parlando di «fallimento» del governo Meloni e accusandolo di aver «scommesso sulla vittoria militare sulla Russia». Conte critica anche l’Unione europea, ritenuta poco incisiva sui negoziati.
Sulla stessa linea “no armi” viene collocata Avs, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che mettono al centro «l’unica soluzione… diplomatica».
Sul fronte della maggioranza, il testo parla di tensioni soprattutto nella Lega, che ha spinto per dare priorità agli aiuti civili, pur mantenendo il voto favorevole ai decreti del governo Meloni. Le eccezioni citate sono recenti: i “no” di due deputati poi passati con Vannacci e l’astensione di Claudio Borghi al Senato. Proprio nelle ultime settimane viene richiamata anche la scissione di Roberto Vannacci dal Carroccio, avvenuta “anche su questo tema”.
Il testo evidenzia che le divisioni non riguardano solo l’asse M5S-Avs. Anche nel Pd vengono segnalate differenze: i “riformisti” al Parlamento europeo favorevoli all’invio di missili a lungo raggio, altri eurodeputati dem contrari o astenuti. Un quadro che rende la posizione del partito meno uniforme rispetto alla fase iniziale della guerra. Azione e Italia Viva, secondo il testo, restano compatti nel sostegno a Kiev, mantenendo una linea stabile nel tempo.