Sicurezza e giustizia
Il ministro Piantedosi
«Alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione sfavorevole» sulle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare e, secondo Matteo Piantedosi, avrebbero persino scelto di posizionarsi in sezioni specializzate per intervenire in questa materia. Il ministro dell’Interno, intervenendo a Bologna all’evento “Non c’è sicurezza senza giustizia” organizzato dai gruppi di Fratelli d’Italia di Camera e Senato, mette così sul tavolo un’accusa pesante: «Sono tentativi disperati di qualcuno di minare la credibilità del governo sulle politiche di sicurezza e sul contrasto alla migrazione irregolare».
Piantedosi sostiene che il governo avrebbe «verificato» questi comportamenti e afferma che l’approccio “più fisiologico” sarà quello di impugnare le decisioni sfavorevoli. «Non perdiamo fiducia nella giustizia che si esprime nei diversi gradi di giudizio», aggiunge, rivendicando però la scelta di proseguire sul terreno dei ricorsi.
Allo stesso tempo, il ministro prova a tenere insieme polemica e forma istituzionale: «Qualsiasi giudice può adottare una decisione sul caso concreto, che va rispettata anche quando non condivisa».
Sul fronte operativo, Piantedosi lega il tema della contesa giudiziaria ai numeri dell’azione di governo. «Nei primi due mesi dell’anno abbiamo una crescita del 20% rispetto anno precedente», dice, ricordando che l’anno precedente aveva già chiuso con un +15%: un dato utilizzato per sostenere l’idea di «risultati crescenti… che non si vedevano da tempo».
Il ministro annuncia un impegno ulteriore: «Saremo ancora più impegnati sul tema, anche con i nuovi decreti sicurezza». E aggiunge che il governo lavorerà «con tutti gli accorgimenti e interventi normativi» per rafforzare le politiche di sicurezza e «fare in modo che la sicurezza e la tranquillità del vivere civile siano sempre più assicurati».
In chiusura, Piantedosi si rivolge a chi teme “sabotaggi” delle politiche di rimpatrio: «Stiano tranquilli i cittadini… puntiamo molto sul fatto che immigrati irregolari non vengano più sul territorio nazionale e che quindi sia sempre meno necessario profondere impegno su espulsioni e rimpatri».