Mercoledì 18 Febbraio 2026

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Il caso

La politica nel pallone: tra azioni e simulazioni, la maggioranza rischia solo se si parla di calcio

Nella settimana delle polemiche su Inter-Juve, l’azzurro Lotito ha impallinato una proposta di legge leghista sull’azionariato popolare

18 Febbraio 2026, 17:37

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La politica nel pallone: tra azioni e simulazioni, la maggioranza rischia solo se si parla di calcio

«La prima guerra del football» è un testo sacro del giornalismo, scritto da uno dei più grandi corrispondenti di guerra del XX secolo, Ryszard Kapuściński, che alle fine degli anni 60 si trovò nel mezzo di un conflitto tra Honduras ed El Salvador, scatenato da una partita di calcio per le qualificazioni al mondiale, che proprio a causa di questa assurda guerra fu allargato a più squadre nelle edizioni successive a quella del 1970. Un caso estremo, passato alla storia, attraverso il quale il grande reporter ebbe l'intuizione di quanto il calcio sarebbe diventato sempre più strumento del consenso da parte della classe politica.

Nulla di nuovo, dunque, se negli ultimi giorni il dibattito politico italiano, al pari di ciò che accade negli altri paesi dove è sport nazionale, è girato nuovamente attorno a questioni calcistiche. La prima riguardante un'espulsione immeritata subita da un calciatore della Juventus nel big match contro l'Inter, indotta dal comportamento estremamente scorretto del centrocampista nerazzurro Bastoni, per il quale l'ex-premier Enrico Letta (milanista) è arrivato a chiedere l'allontanamento dalla Nazionale, sullo sfondo di una polemica che ha coinvolto praticamente tutto il corpo sociale del Paese.

Negli stessi giorni, una questione meno plateale ma altrettanto sensibile ha minato e continua a minare la concordia della maggioranza di governo ed è legata – tanto per cambiare – al mondo del calcio: l'apertura a forme di azionariato popolare per i club calcistici. Una proposta di legge che la Lega di Matteo Salvini considera una sua bandiera, già approvata alla Camera e ora in commissione al Senato, che ha trovato un avversario irriducibile non nell'opposizione (dichiaratasi favorevole) bensì in un autorevole esponente della maggioranza, vale a dire il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito. Il quale, a sua volta, ha legato la propria notorietà e la propria carriera politica alla popolarità assunta col suo ruolo nel mondo del calcio italiano, dove è stato considerato per lunghi anni una delle figure più potenti.

Da qualche tempo la stella di Lotito sembra non brillare più come prima, con la tifoseria biancazzurra che lo contesta apertamente tanto da intraprendere lo sciopero del tifo e il presidente federale Gravina in costante contrasto. E proprio i rapporti con le tifoserie organizzate, al di là delle questioni di merito sulla proposta leghista, sembrano orientare le divergenza all'interno del centrodestra: che Matteo Salvini abbia manifestato più volte vicinanza agli ultras rossoneri è cosa talmente nota da aver sollevato anche polemiche su alcune frequentazioni da parte del vicepremier con personaggi a dir poco equivoci, così come è nota l'ostilità degli ultras laziali nei confronti di Lotito. Quest'ultimo, intercettato ieri dai cronisti a Palazzo Madama proprio mentre si recava ad una riunione di maggioranza convocata per trovare una soluzione alla faccenda, ha rincarato la dose contro la proposta leghista, insistendo sulla natura di alcuni gruppi ultras e sui danni che potrebbe causare l'apertura ad essi dei Cda delle società calcistiche.

In suo soccorso è giunta anche la Lega serie A, che oltre a criticità di natura tecnica quali l'inapplicabilità del principio alle società quotate, ha fatto presente proprio la questione delle possibili infiltrazioni della criminalità attraverso il “cavallo di Troia” degli Enti di partecipazione, strumento previsto dalla proposta di legge. E così, per evitare un duello rusticano all'interno della maggioranza in una fase estremamente delicata come quella referendaria, alla fine la scelta – sancita dalla citata riunione – è stata quella rinviare il testo in commissione per apportargli «lievi correttivi», come ha spiegato il capogruppo del Carroccio al Senato Massimiliano Romeo. Una soluzione che somiglia molto a un parcheggio del provvedimento in attesa che i tempi consentano di tornare con più tranquillità sul dossier. Quella tranquillità che appare da sempre un concetto collocato anni luce dal pianeta calcio.