Cambio di casacca
Gualmini e Calenda
Una «mutazione genetica» del partito che, ad esempio sulla giustizia e sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, porta avanti la battaglia «in modo disdicevole». Con queste parole l’europarlamentare Elisabetta Gualmini ha annunciato ieri in conferenza stampa in Senato l’addio al Pd e il passaggio ad Azione, e il conseguente trasferimento dal gruppo dei Socialisti a Strasburgo a quello dei centristi di Renew Europe.
«Io mi sono avvicinata al Pd quando la segretaria, Schlein, decise di uscire, invocando una mutazione genetica del partito, nell'era renziana: oggi penso che, del tutto legittimamente, il Pd abbia cambiato natura - ha esordito Gualmini - C’è un cambiamento di tipo strutturale, una mutazione genetica, che porta a un riposizionamento sulla sinistra radicale, sull'asse Conte, Landini, Fratoianni e Bonelli, che taglia un po’ fuori la cultura e quel riformismo di cui ho fatto sempre testimonianza».
Una presa di posizione che mette nero su bianco quello che la minoranza interna del Pd va dicendo da mesi, stretta tra la volontà di far sopravvivere la cultura riformista nel partito e l’evidenza di una difficile convivenza con la maggioranza che fa capo alla segreteria.
«Penso che Schlein abbia fatto un capolavoro, si è presa il partito, ha una maggioranza del 92%, ha modellato il partito secondo la sua idea e il mandato delle primarie, ma lo spazio di agibilità politica di chi ha una visione diversa, più moderata, di responsabilità, di governo, si è molto ridotto: o una fa tutti i giorni il controcanto o, in positivo, con la schiena dritta, trova cerca uno spazio di agibilità delle proprie idee - ha aggiunto Gualmini spiegando i motivi della scelta - È disdicevole il modo con cui si porta avanti la battaglia sulla giustizia, con la scelta di mobilitare tutto il partito su un sindacato. In questo referendum ci sono innesti di populismo: “se voti sì sei un fascista”. Il Pd non è mai stato una roba così, era il partito della responsabilità».
L’europarlamentare già da tempo ha annunciato il suo voto favorevole alla riforma, condiviso con diversi altri esponenti della minoranza e di coloro che sostengono la Sinistra per il Sì, campagna alimentata da tanti grandi “ex” della sinistra nostrana, da Cesare Salvi ad Augusto Barbera. «Io non penso arriveranno le cavallette, sia che vinca il sì sia che vinca il no, non arriverà l'apocalisse e io voterò sì, perché penso che sia una riforma giusta - il ragionamento di Gualmini - Il referendum non è mai stato condotto su base partigiana, non si deve condurre sulla base di appartenenza ai partiti, il referendum è un’altra cosa, rispetto a votare per Meloni o no, il referendum è uno strumento nelle mani dei cittadini per guardare al merito. E su questo io mi impegnerò a spiegare perché ci sono le ragioni del sì».
Con una stoccata finale a Stefano Bonaccini, ex presidente dell’Emilia-Romagna che da leader della minoranza interna è poi passato in maggioranza. «Penso che la scelta di Bonaccini sia dettata dal fatto che e' presidente del Partito e comprendo la sua scelta che è identitaria - ha concluso l’ex esponente dem - Per me ci sono questioni dirimenti, che io sento fortemente, soprattutto stando in Europa: bisogna recuperare coerenza».
Al suo fianco in conferenza stampa il segretario di Azione, Carlo Calenda, che non esclude altri arrivi dal Pd nelle prossime settimane. «Sono contento che Gualmini sia dei nostri e penso che piano piano altri seguiranno, deve essere costruita una alternativa al sovranismo ma non col populismo, che è della stessa matrice - ha detto Calenda - Il mio invito è a tutti i riformisti, liberali, popolari, ad avere il coraggio che ha avuto Elisabetta. Ecco, forse questo è il luogo in cui ognuno di noi è coerente con quello che ha detto, non il luogo in cui ci si piega alla logica destra e sinistra tradendo quello che uno è».
Ma il segretario di Azione ha anche criticato il ministro Nordio per le recenti dichiarazioni sulle correnti in magistratura, paragonate a un sistema para-mafioso. «Giudico le dichiarazioni di Nordio al pari di quelle di Gratteri - ha spiegato - non è tollerabile che una campagna per un referendum di cui la grande maggioranza delle persone non ha capito sia condotta cosi». Secondo il leader di Azione l’obiettivo dei due fronti è radicalizzare il dibattito per «mandare a votare le curve», cioè - evidenzia - «fare votare meno italiani». «Noi - conclude Calenda confermandosi in sintonia con Gualmini - non faremo la campagna cosi': non ci assoceremo a questo perché una campagna di questo tipo non fa bene al Sì».