Mercoledì 11 Febbraio 2026

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«È arrivato il tempo di sporcarsi le mani». Ecco la maratona oratoria per il Sì

Presentata alla Camera l'iniziativa del Comitato Sì Separa e dell'Ucpi, assieme agli altri comitati per il Sì: in piazza Cavour a Roma dal 2 all'8 marzo

11 Febbraio 2026, 17:36

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«È arrivato il tempo di sporcarsi le mani». Ecco la maratona oratoria per il Sì

Basta convegni nelle segrete stanze, basta conferenze nei Palazzi, basta meeting su Zoom tra pochi intimi. Il No è in rimonta e per vincere serve rimboccarsi le maniche, scendere in piazza e sporcarsi le mani per arrivare a più persone possibile. Di questo sono convinti i promotori della maratona oratoria che si svolgerà dal 2 all’8 marzo in piazza Cavour a Roma, organizzata dal comitato Sì separa assieme ad altri comitati per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo.

L’iniziativa è stata presentata oggi alla Camera dal presidente del comitato Sì Separa Giandomenico Caiazza, dal presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli e da Francesca Scopelliti, presidente del Comitato Cittadini per il Sì della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora.

«Bisogna cambiare passo, non possiamo continuare a sostenere la campagna per il sì solo dicendo “non è vero”, abbiamo il dovere di dirlo ma non può bastare - ha esordito Caiazza - Dobbiamo rimettere al centro del dibattito tra i cittadini il senso della riforma: un giudice più forte, più autonomo dalle correnti e dagli uffici di procura». Quanto alla rimonta del no data dai sondaggi, per Caiazza «i sondaggi con i referendum non funzionano, in un senso e nell’altro, non sono attendibili». Per l’ex presidente dell’Ucpi «sicuramente il fronte del No con lo strumento della falsificazione ha messo al centro del dibattito il tema dell’indipendenza della magistratura che non è minimamente in discussione» perché «il tema di una magistratura che perde autonomia allarma, più volte ho detto che voterei per primo no se fosse vero ma questo tema nella riforma non c’è».

Sulla necessità di «tornare al merito» della riforma si è concentrato invece Petrelli. «Siamo convinti della funzione sociale dell’avvocatura e, in un contesto di polarizzazione e di radicalizzazione della scena politica, la trasversalità che contraddistingue i tratti genetici della nostra associazione deve svolgere un ruolo fondamentale - ha precisato - Al Comitato Camere Penali per il Sì hanno aderito da tempo numerose associazioni impegnate nella difesa dei valori della giustizia: è il segno di un grande movimento di impegno civile». Un modo di fare campagna, quello della maratona oratoria, a cui le Camere Penali non sono nuove. «L’Ucpi ha già sperimentato in passato la maratona oratoria, in occasione della mobilitazione contro la riforma della prescrizione, ed è stata un’esperienza straordinaria perché riuscì a riportare al centro della discussione politica i valori del giusto processo e di una giustizia equilibrata - ha ricordato Petrelli - Oggi vogliamo fare lo stesso, parlando agli elettori, incontrando i cittadini nei gazebo e in piazza».

Alla conferenza stampa erano presenti anche i parlamentari di Forza Italia Enrico Costa, Giorgio Mulé e Pierantonio Zanettin, il quale ha sottolineato come la riforma voglia «finalmente un giudice terzo e imparziale di fronte a un avvocato e a un pubblico ministero alla pari» e «soprattutto liberare i magistrati dal condizionamento delle correnti che hanno inquinato fino ad oggi il Consiglio superiore della magistratura».

Ed era presente Francesca Scopelliti, secondo la quale «la vicenda di Tortora è l'esempio provato di come sia urgente e non più rinviabile la separazione delle carriere». Fornendo esempi concreti e ricordando una delle vicende più assurde della storia repubblicana. «La conferma dell'arresto e la condanna poi in primo grado furono fatte da due giudici che avevano il compito di compiacere la linea accusatoria, perché i magistrati dopo quel trionfo al momento del blitz contro la Nuova camorra organizzata, furono chiamati “Maradona del Diritto”, si parlò di “venerdì nero della camorra”: poi, invece, per chi si ricorda la cronaca del tempo, non si rivelò così questo grande evento contro la criminalità organizzata», ha detto Scopelliti. La quale ha poi ricordato che «il giudice in primo grado che condannò Tortora senza uno straccio di prove disse che i pentiti erano concordanti» e che invece «il giudice Michele Morello, che in appello preparò la strada per l’assoluzione di Enzo, disse che sempre quegli stessi pentiti non erano concordanti bensì concordati, perché vivevano insieme nella caserma Pastrengo dei carabinieri e quindi andò oltre, volle fare altre indagini e scoprì per esempio che Melluso, che era il grande accusatore, nel momento in cui diceva di aver consegnato chili e chili di droga a Tortora, era in effetti nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno». Chiedendosi infine «perché queste indagini non furono fatte in primo grado» e chiudendo con un «date voi la risposta...».

E intanto il comitato Sì Riforma, presieduto dal vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Niccolò Zanon, ha annunciato un esposto all’Agcom contro Report. «Il servizio di Report sul Referendum costituzionale trasmesso in data 8 febbraio è stato di una faziosità imbarazzante, zeppo di falsità sui contenuti della riforma: soprattutto, è stato trasmesso nel bel mezzo del periodo di par condicio, in vigore dal 14 gennaio in vista del voto del 22-23 marzo - ha detto Zanon in un video diffuso sui canali social ufficiali del Comitato - La normativa è chiarissima e per questo, ho compilato personalmente una segnalazione sul sito dell’Agcom, denunciando come la trasmissione abbia esercitato un’influenza non indiretta, ma proprio palese e diretta, per screditare la tesi che evidentemente non gradiva».