L'ultima idea
Migranti a Lampedusa
Oggi, salvo possibili slittamenti, il governo muoverà all’attacco sul fronte immigrazione con un ddl “collegato” al pacchetto sicurezza approvato la settimana scorsa. Le norme in questione, anzi, erano contenute in quel ddl “gemello”, salvo poi essere trasferite di peso in quello prossimo venturo. L’innovazione più fragorosa era la possibilità di «temporanea interdizione delle acque territoriali» in caso di «pressione migratoria eccezionale». A questa norma se ne accompagnava un’altra: la possibilità di prelevare dalle imbarcazioni soggette a interdizione i migranti e portarli fuori dalle acque territoriali italiane per convogliarli verso “Paesi terzi sicuri”, dove verrebbero internati in attesa del rimpatrio se i Paesi di provenienza sono considerati sicuri.
È evidente che il ddl è funzionale ad avviare il progetto di esternalizzazione dei centri che avrebbe dovuto essere avviato con l’esperimento pilota dell’Albania ma è stato sin qui bloccato dalle sentenze che vietavano i trasferimenti nei centri costruiti in Albania. Il braccio di ferro, si sa, prosegue da un paio d’anni. Ieri però un Parlamento europeo la cui maggioranza ha ormai adottato la linea blindata della quel il governo italiano è principale sponsor ha approvato l’accordo già raggiunto in sede di Consiglio europeo sulla modifica ed estensione della lista dei Paesi sicuri.
Nel pacchetto figurano anche Egitto e Bangladesh, cioè i Paesi da cui provenivano migranti che il governo aveva inviato in Albania, oltre a Marocco, Tunisia, India e altri ancora. I richiedenti asilo provenienti da quel Paese dovranno d’ora in poi dimostrare che nel loro caso personale il rimpatrio in quei Paesi, altrimenti sicuri, comporterebbe rischi per la vita o la libertà. Non si tratta di una torsione ma di un rovesciamento dell’onere della prova che non solo renderà più difficile ottenere l’asilo ma che dovrebbe sbloccare anche il tormentone albanese. I giudici avevano infatti bloccato i trasferimenti e imposto il rientro in Italia degli immigrati spediti in Albania proprio perché i loro Paesi di provenienza non figuravano come “sicuri” secondo le liste europee.
L’accordo approvato ieri dal Parlamento di Strasburgo interviene inoltre a fondo sul nodo essenziale dei “Paesi terzi sicuri”.
I governi della Ue potranno infatti dichiarare inammissibile la richiesta di asilo e dirottare il richiedente verso un “Paese terzo sicuro” quando sia assolta una di queste tre condizioni: l’esistenza di legami di parentela o culturali e linguistici tra il richiedente e il Paese in questione; il passaggio del richiedente in quel Paese, dove avrebbe potuto richiedere la protezione, prima di arrivare nella Ue; l’esistenza di un accordo sull’asilo (minori non accompagnati esclusi) tra lo Stato membro della Ue coinvolto o dell’intera Unione con quel Paese. Il ricorso contro la richiesta di asilo respinta, inoltre, non implicherà più la sospensione del provvedimento.
Meloni avrebbe preferito che entrasse subito in vigore il giro di vite sull’immigrazione, più concreto e meno inapplicabile del pacchetto sicurezza della settimana scorsa destinato ad avere pochi effetti pratici. Anche per rivenderselo nella campagna referendaria contro i giudici, rei di aver bloccato i viaggi in Albania. A impedirle di procedere per decreto è stato il Colle, impugnando proprio un inaggirabile problema di date. La base del decreto italiano è la nuova normativa europea, contenuta nel Migration and Asylum Pact, di cui il pacchetto sui Paesi sicuri approvato ieri è parte integrante e fondante. Il Patto entrerà però in vigore solo in giugno: sino a quel momento le misure previste dal dl confliggerebbero con la normativa europea.
Non si tratta dell’unico rilievo costituzionale mosso da Mattarella. Il testo originale prevedeva l’espulsione degli stranieri considerati “pericolosi”, senza ulteriori specifiche e senza possibilità di ricorso. Il presidente ha chiesto di definire quando si possa parlare di “pericolosità” e in ogni caso conservando la possibilità di appello, garantita dalla Costituzione per ogni provvedimento amministrativo. Non saranno le uniche modifiche apportate al testo. Il capitolo interdizione delle acque territoriali-blocco navale è delicatissimo perché rischia di confliggere con la normativa internazionale e scriverlo male, come spesso capita al governo, lo esporrebbe sia ai rilievi del Colle sia ai siluri della magistratura. Ma alla fine la strategia blindata della “fortezza Europa” farà comunque un passo avanti da gigante. Perché ha già sfondato in quell’Europa considerata sino a ieri bastione in difesa almeno dei diritti umani più basilari.