Un manuale del buon leghista per il Sì alla separazione delle carriere. È quello realizzato il 9 febbraio dal gruppo del Carroccio al Senato per fissare i punti della campagna comunicativa e per indottrinare sui dettagli della riforma chi vi si stesse avvicinando solo adesso, persino tra i parlamentari.
Matteo Salvini ormai è sceso in campo e non vuole lasciare la possibile, seppur adesso più complicata da raggiungere, vittoria in mano a Forza Italia e a Meloni. Per questo tutti devono essere pronti a parlare con gli elettori e in modo consapevole. Che poi le ragioni siano propaganda è un altro discorso. La motivazione più ricorrente, secondo i leghisti, per andare a votare a favore della riforma Nordio non è tanto quella di avere un giudice terzo ed imparziale, quanto quella di impedire alla magistratura di svilire, con le proprie decisioni, l’attività del governo e della maggioranza parlamentare. Basta ricordare tutto lo scontro sul tema immigrazione.
Poi anche per evitare casi di malagiustizia (seppur proprio Nordio abbia sospeso il giudizio sul rapporto tra questi e la riforma) ed errori giudiziari («ma che c’azzeccano?», ha detto persino il frontman del Sì Antonio Di Pietro). E allora occorre votare pro separazione per evitare «inchieste» nate «per destabilizzare la politica» a cominciare dal caso Open Arms, «estenuante iter processuale che ha tuttavia prodotto il risultato di menomare la legittima azione di un leader politico (Salvini, ndr), precludendogli di fatto il ritorno al Viminale con l’insediamento del Governo Meloni».
Il documento tende a focalizzarsi sul fatto che l’appello, dopo un’assoluzione in primo grado «è stato percepito da molti come un’anomalia finalizzata a prolungare inutilmente il processo, nel quale ad essere messo sotto accusa non è stato soltanto il Ministro Salvini, ma anche il modello di gestione dei confini ritenuto per motivi ideologici non corretto». Peccato che lo stesso documento non ricordi che poi proprio i giudici di Cassazione hanno disatteso le richieste della procura di Palermo e assolto definitivamente Salvini perché il fatto non sussiste. Occorre poi, sempre secondo il manuale leghista, ricordare le «popolari inchieste di cronaca, come il caso “Garlasco”, costellate da errori, ombre, consorterie» dove «l’azione di controllo e sanzione dell’organo interno della magistratura, il Csm, è stata fin qui del tutto inesistente».
E ancora: nove domande con «la risposta pronta» per non fare gaffe con gli elettori: dal perché non c’è quorum a come sarà composta l’Alta Corte passando per la necessità del sorteggio. Segue una analisi normativa dettagliata. Verso la fine il capitolo sulla battaglia identitaria del centrodestra. «La Lega ha avuto un ruolo politico continuo e riconoscibile» per la battaglia sulla separazione, da sempre. Sia sul versante dell’iniziativa legislativa sia con la promozione del referendum 2022 sulla giustizia. Anche se nelle 19 pagine si omette di dire che quella iniziativa l’aveva sponsorizzata in primis il Partito radicale.
Il punto centrale, comunque, su cui martellare è la separazione dei poteri che verrebbe meno a causa di una magistratura che vuole far politica. «La cronaca giudiziaria degli ultimi decenni riporta non pochi episodi che mettono in luce una certa ingerenza, più o meno esplicita, da parte» del potere giudiziario; «ingerenza cha si manifesta in decisioni ultime che, piuttosto che applicare quanto definito dal legislatore, sembrano spesso voler invece limitare, talvolta sovvertire, quanto deciso nelle aule del Parlamento, compiendo di fatto una vera e propria azione politica». Emblematico il caso Meloni – Albania: «La vicenda ha avuto un forte rilievo mediatico e politico, diventando terreno di scontro tra maggioranza e opposizione e mostrando come decisioni giudiziarie possano incidere direttamente su scelte di Governo e mettendo in luce la fragilità del confine tra potere esecutivo e potere giudiziario».
Anche in questo caso i leghisti hanno avuto una amnesia: la Corte di Giustizia Europea ha dato ragione ai magistrati italiani. E infine: «Il 22-23 marzo, date già emblematiche nel nostro calendario per la ricorrenza delle Cinque Giornate di Milano, potranno ancora una volta segnare un passo in avanti, deciso ed equilibrato, per costruire un Paese più libero, efficiente e giusto per tutti i cittadini italiani». Insomma per leghisti bisogna liberarci oggi dalla dominazione della magistratura, così come allora ci liberammo da quella austriaca.