Le distanze restano, ma come è tradizione del Pd vengono sopite da un voto di astensione della minoranza interna sulla relazione della segretaria Elly Schlein, in cambio dell’accoglimento di un ordine del giorno dei riformisti di sostegno agli Stati Uniti d’Europa. È questo il riassunto della tanto reclamata Direzione dem di ieri, aperta dal discorso della leader che ha affrontato, tra i temi, la sicurezza e il referendum, ma anche la guerra in Ucraina e il rapporto con li Stati Uniti.
«Nei prossimi mesi, il nostro impegno e la nostra mobilitazione saranno duplici e ambiziosi: quello per il No al referendum e un grande percorso di ascolto che attraverserà il paese, che chiamiamo: “L’Italia che sentiamo” - ha detto Schlein - Tra poco ricorreranno i quattro anni dall’invasione criminale di Putin che in questa settimana si è fatta ancora più aggressiva. Abbiamo sempre sostenuto il popolo ingiustamente invaso e continuiamo a sostenerlo pienamente». Ma ora per la segretaria dem è ora di andare oltre perché «accanto a tutto il supporto necessario abbiamo chiesto che l’Ue facesse uno sforzo diplomatico e politico che aiutasse a portare a una pace giusta che certo non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore» dal momento che «è grave che in questa fase i dialoghi negoziali si svolgano senza che l’Europa sieda a quel tavolo a fianco dell’Ucraina». Se si sta discutendo di un inviato speciale europeo per i negoziati, è il ragionamento, «si proceda in fretta».
Ed è proprio questo uno dei punti sui quali la minoranza interna ha più puntato l’attenzione negli ultimi mesi, di pari passo con la campagna referendaria vista la condivisione di appelli per il No da parte di figure come Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero, non esattamente due filoucraini.
«È sano che in un partito democratico e non personale ci siano anche delle minoranze, è un valore il pluralismo e noi lo difendiamo - la linea della segretaria - Anch’io sono stata in minoranza in questo partito in un tempo in cui spesso la minoranza veniva sbeffeggiata: si può essere d’accordo o non d’accordo ma è sbagliato dare l’idea all’esterno che il Pd abbia linee diverse». Chiedendo infine «il massimo rispetto reciproco» agli esponenti riformisti.
Un appello accolto solo in parte, visti alcuni degli interventi seguiti a quelli di Schlein. «Ho sentito anche oggi, devo dire, ma non solo oggi, parole confuse, sbagliate, e anche molto preoccupanti, sul rapporto tra il necessario confronto che serve in un partito e il concetto di unità - ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno - E allora io voglio dire subito che il pluralismo non è una concessione, non è sopportazione acustica, cari amici, non è lasciar parlare qualcuno e poi fare come se nulla fosse, perché c'è già un'altra linea: pluralismo è un'idea precisa, di partecipazione democratica, non è generica tolleranza
A rincarare la dose il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, altro pezzo da 90 della minoranza interna. «Vogliamo fare una discussione seria? Sono rispettoso dei tempi di tutti, ma non è che possiamo farci menare in giro da Conte che non vuole mai una discussione e un tavolo su cui confrontarsi sul programma - ha detto riguardo alle alleanze - Se ci portano a ridosso delle elezioni rischiamo di compromettere le ragioni programmatiche e politiche all’esigenza di una alleanza: è un rischio che non possiamo correre».
A prendere la parola anche l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, secondo il quale «se l’idea è quella di contrastare i populismi con promesse che non possiamo mantenere, io dubito che questo ci renderà più credibili come forza di governo» e la “prodiana” Sandra Zampa, che ha criticato, come Piero Fassino, la linea comunicativa del partito sul referendum.
«Io non sono tra quelli che voteraà Sì al referendum, sono per il No ma pretendo di stare in un partito in cui chi ha una opinione diversa sul referendum viene rispettato e non viene messo alla stregua di CasaPound - ha spiegato Zampa - Non sono sionista, ma pretendo che quella cultura abbia il rispetto che merita. E che non si faccia di tutta l’erba un fascio definendo “maiale” un sionista. Io faccio parte della minoranza di questo partito, ma sono orgogliosa di fare parte della minoranza e voglio dire che non penso sia accettabile essere paragonati a persone che tradiscono il partito». Dopo una lunga discussione è stato tuttavia accolto l’odg riformista sugli Stati Uniti d’Europa. «La direzione nazionale impegna il Pd a dedicare a questi fondamentali temi una discussione in direzione nazionale, insieme alla delegazione degli eurodeputati, e a partire dal “Manifesto verso gli Stati Uniti d'Europa”, si legge nel documento a firma Delrio, Guerini, Gori, Picierno, Fassino.
La relazione di Schlein è stata poi approvata con 162 voti a favore e 11 astenuti, cioè proprio i componenti della minoranza riformista.