Sparisce momentaneamente il blocco navale (che entrerà in un disegno di legge da analizzare la prossima settimana), ma rimane il fermo preventivo di 12 ore e il rafforzamento del Daspo urbano. Più tutele in caso di cause di giustificazione zone rosse stabili, mentre il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico sarà disposto dal giudice in caso di condanna per una serie di delitti. Infine, viene ricondotto ai reati procedibili d’ufficio il furto con destrezza.
Sono questi i punti più importanti contenuti del decreto-legge sulla Sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri. Il decreto si compone di 33 articoli e «si fonda soprattutto sulla necessità di accompagnare il sistema delle sanzioni penali già previste ad una serie di misure sanzionatorie di carattere amministrativo», ha chiarito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha illustrato le misure in conferenza stampa insieme al guardasigilli Carlo Nordio. Misure rafforzate poi da un disegno di legge sempre sul tema della sicurezza.
Il ministro della Giustizia, dal canto suo, ha parlato di «attività di prevenzione e di repressione» per evitare che si ripetano gli anni di piombo, riconducendo dunque le manifestazioni degli ultimi mesi non ad una normale azione di dissenso, ma agli anni bui della Repubblica. Non c’era la premier Giorgia Meloni, che però ha commentato le misure tramite X: «Non sono misure spot - ha sottolineato -, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento», cioè «difendere i cittadini e mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele».
Si tratta dunque di misure contro le baby gang - l’espressione è di Meloni -, con pene dai sei mesi ai tre anni per chi porta fuori casa coltelli o strumenti simili con lame superiori a 8 cm senza giustificato motivo. Vendita vietata ai minori, con sanzioni amministrative crescenti in caso di reiterazione, fino alla chiusura o revoca della licenza dell’esercizio commerciale, mentre i genitori sono soggetti a sanzioni pecuniarie. Viene ampliato il cosiddetto “daspo urbano”, permettendo al prefetto di istituire zone a vigilanza rafforzata in aree colpite da gravi episodi di criminalità o illegalità. In queste zone, individui denunciati negli ultimi cinque anni per reati contro la persona, patrimonio, droga o porto di armi possono essere allontanati se tengono comportamenti violenti o molesti.
Rimane, poi, il fermo preventivo: «L’interlocuzione col Quirinale è stata molto proficua», ha spiegato Piantedosi, ma il testo ne esce praticamente immutato, ha aggiunto, a voler sottolineare che non c’era un rischio di incostituzionalità. La misura - «che non è liberticida» ed è prevista in varie democrazie, ha spiegato - prevede che in occasione di manifestazioni, gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici «persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto, anche desunti dal possesso di taluno degli strumenti (...) o dalla rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni, sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e ivi trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore».
Il pm va subito avvisato e in caso non riconosca la presenza delle condizioni previste «ordina il rilascio della persona accompagnata». Insomma, il testo lascia ancora molto margine agli agenti, che possono agire su «basi indiziarie», ma con limiti precisi, imposti dal Quirinale. Le sanzioni per partecipazione o organizzazione non autorizzata di manifestazioni aumentano fino a 20mila euro e crescono in caso di reiterazione o turbativa dell’ordine pubblico, un’alternativa alla cauzione. A chi è condannato per specifici reati durante manifestazioni o assembramenti - terrorismo, strage, incendi, danneggiamenti, lesioni gravi, atti contro pubblici ufficiali, atti violenti in occasione di manifestazioni - può essere vietato di partecipare a eventi simili da 1 a 3 anni, o fino a 10 anni se la pena supera tre anni.
C’è la tutela rafforzata in caso di fatti attribuiti a persone in presenza di cause di giustificazione, come legittima difesa, stato di necessità, adempimento di dovere. Quindi non solo per le forze dell’ordine, anche se gli ultimi episodi hanno accelerato l’approvazione di tale misura. Non si tratta di uno “scudo penale” - che significherebbe «impunità», ha detto Nordio - ma di una «norma di civiltà» che prevede l’introduzione di procedure semplificate e un registro a parte, con termini di intervento accelerati e garanzie difensive preservate. Sarà però il pm a decidere in quale registro iscrivere le persone coinvolte.
A intervenire nel dibattito è anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco: «Quando si interviene con misure che incidono in via preventiva sulle libertà personali occorre sempre la massima cautela, per non spezzare l’equilibrio costituzionale tra sicurezza e libertà di manifestazione del pensiero - ha evidenziato intervenendo a Timeline su Skytg24 -. Le aggressioni alle forze di polizia generano una tensione comprensibile e rendono necessaria una maggiore tutela per chi opera a difesa della legalità. Ma il nostro ordinamento non ammette processi alle intenzioni né regimi giuridici differenziati: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge».
Solidarietà alle forze dell’ordine anche dall’Unione delle Camere penali italiane, ma anche «preoccupazione» per «l’attacco politico» ai giudici che hanno scarcerato i giovani arrestati a Torino. «Il diritto di critica è legittimo - hanno commentato - non lo è la delegittimazione dell’esercizio della giurisdizione attraverso accuse generiche o insinuazioni di scelte “politiche”». Criticato anche il collegamento di tali situazioni al referendum sulla separazione delle carriere, «una rappresentazione fuorviante», perché «la riforma non limita, ma conferma e rafforza autonomia e indipendenza della magistratura». Sul punto, Nordio non si è associato alle dichiarazioni di Matteo Salvini, che aveva definito vergognosa la decisione del gip, ma non si è sottratto a un commento: «Io credo nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura - ha detto -. La magistratura applica la legge e se le leggi consentono che una persona che ha preso a martellate un poliziotto (cosa di cui non c’erano prove, ndr) possa essere messo ai domiciliari vuol dire che la legge è sbagliata. Ed è per quello che stiamo intervenendo. Se passa il sì la magistratura resterà assolutamente indipendente e autonoma».