Quirinale
Mattarella, presidente della Repubblica
Sarà il Consiglio dei ministri, che a meno di clamorosi rinvii si svolgerà oggi, a risolvere le ultime questioni legate al decreto sicurezza, sul quale la maggioranza ha accelerato dopo la guerriglia urbana di sabato scorso a Torino.
Buona parte dei punti in discussione sono stati chiariti nell’incontro che si è svolto ieri al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Alcuni aspetti, in primo luogo l’ipotesi di un fermo preventivo per determinate categorie di manifestanti prima di cortei e ritrovi, rischiano infatti di risultare incostituzionali, e per questo si è reso necessaria la mediazione con il Colle che fa notare come non possa bastare un semplice atteggiamento sospetto per effettuarlo. Ma anche sullo scudo penale per gli agenti è filtrata la necessità che non si crei una giurisprudenza separata per categorie.
«Sono ottimista, è probabile che una parte delle norme resterà nel decreto e una parte andrà nel disegno di legge», ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. In ogni caso, «deciderà il Cdm di domani (oggi, ndr), ma probabilmente ci saranno due provvedimenti».
Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. «Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato, altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti» dal Quirinale, ha detto il titolare del Viminale parlando con i cronisti all’uscita dal Senato dopo il voto sulle risoluzioni in merito alla comunicazioni rese sui fatti di Torino.
«Tutti abbiamo interesse a impedire, il più possibile, che pochi violenti trasformino una manifestazione in un pretesto per il caos» ma «per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le Forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari, serve una norma che consenta un vero e proprio, efficace intervento preventivo», aveva detto pochi minuti prima in Aula.
Del resto, la linea del centrodestra è chiara, come esposto anche dal presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Alberto Balboni. «Il fermo di polizia è incostituzionale? Lasciamolo decidere al capo dello Stato che sta vagliando le norme... - ha detto nel corso del suo intervento a palazzo Madama - Nella socialista Spagna, esiste il fermo di polizia, nella laburista Inghilterra del compagno Starmer esiste il fermo di polizia, in tantissimi Stati europei democraticissimi esiste il fermo di polizia. Siamo arrivati al dunque: o si sta dalla parte della sicurezza, della legalità e quindi della libertà o si sta nella zona grigia. Decidete voi».
Ragiona da decano del Parlamento il forzista Maurizio Gasparri, che ricorda l’articolo 13 della Costituzione e la possibilità di «provvedimenti provvisori» di cui parla la Carta. «Io non so come sarà il decreto alla fine ma credo che sarà conforme alla Costituzione, del resto i decreti li promulga il presidente della Repubblica, che nel caso delle leggi le firma quando sono avvenute o le respinge, i decreti li guarda prima, è normale», ha commentato l’esponente azzurro.
Ma le opposizioni per una volta sono riuscite a unirsi, firmando un testo sottoscritto da Pd, M5S, Avs e Iv, con una flebile protesta dei riformisti dem che ritenevano un errore cercare l’unità a qualsiasi costo. «Questa volta ho fatto un miracolo», sussurra il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, mentre svela al dubbio il documento “originale” con le firme dei capigruppo del campo largo. I quali subito dopo le comunicazioni di Piantedosi si riuniscono e parlano con i cronisti denunciando la «strumentalizzazione» del centrodestra sui fatti di Torino. Il testo unitario impegna in primo luogo il governo a non utilizzare la decretazione d'urgenza «in materia di ordine pubblico» privilegiando invece «veicoli normativi di iniziativa parlamentare che possano consentire un reale confronto democratico a salvaguardia dei diritti e dei limiti previsti dalla Costituzione».
Ma c’è anche un invito a «richiamare gli agenti attualmente inviati in Albania, in un centro totalmente inutile, per utilizzare la loro presenza e competenza a difesa della sicurezza nel territorio italiano», un punto «decisivo per la nostra firma», spiegano fonti di Iv.
Risoluzione comunque respinta dal governo, mentre quella di Azione viene in parte assorbita dal documento della maggioranza, che contiene riferimenti alle tutele penali per gli agenti e agli sgomberi degli immobili occupati. E che viene approvata con 88 sì, 56 contrari e nessun astenuto. Ora palla di nuovo al governo e al Consiglio dei ministri di oggi.