Mercoledì 04 Febbraio 2026

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Rivolta tra i dem «Fascista chi vota Sì? Schlein ci insulta»

polemiche per le parole della segretaria dopo un post sui social del pd: la minoranza riformista ribolle domani convocata la direzione: attesa per la resa dei conti

04 Febbraio 2026, 18:39

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Rivolta tra i dem «Fascista chi vota Sì? Schlein ci insulta»

L’accostamento tra fascismo e voto favorevole al referendum sulla giustizia è solo l’ultimo dei nodi che verranno al pettine domani nella direzione Pd, convocata in mattinata al Nazareno e che sarà con ogni probabilità una resa dei conti interna tra la maggioranza fedele alla segretaria Elly Schlein e la minoranza riformista. Che non ha digerito il post pubblicato sui social del partito che accomuna i partecipanti al ritrovo neofascista di Acca Larentia con chi voterà alla separazione delle carriere, con tanto di spiegazione in tv da parte della stessa Schlein. «È arrivata una nota di CasaPound, dei neofascisti, che dicono che votano sì al referendum per la riforma sulla giustizia e lo slogan è “falli piangere, votano sì” - ha detto la leader dem - Quindi mi sembra che quelli che votano sì non siano, diciamo, ben accompagnati». Presa di posizione inaccettabile per la minoranza interna, guidata dalla vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, che domani farà valere le proprie ragioni in Direzione.

«La linea comunicativa del Pd che assimila al fascismo chi voterà al referendum è gravemente insultante e svilente - ha scritto Picierno sui social - Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista. La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche». Per poi annunciare il proprio voto a favore della riforma, come già aveva fatto intendere più volte, prima tra tutte sulle colonne di questo giornale nel novembre 2025. «Io voterò , e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti. Basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati in una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico, e della democrazia del nostro Paese - ha aggiunto - Poi so bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del “No”. In tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti». E sottolineando infine che «il Pd non è mai stato di “proprietà” di chi lo dirige: è una realtà molto più ampia e plurale di chi lo guida».

Ma la vicepresidente del Parlamento Ue non è la sola ad aver alzato la voce, dopo aver visto il post. «Il video del Pd che dice che chi vota al referendum è un fascista raggiunge forse il punto più basso di qualsiasi polemica politica - ha scritto Elisabetta Gualmini, europarlamentare S&D - Quindi chi sosteneva la mozione Martina nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti».

Polemiche anche dal fronte della Sinistra per il Sì, con l’ex parlamentare dem Stefano Ceccanti che critica le scelte del partito. «Vedo con dispiacere un gioco alla campagna chi delegittima di più gli altri individuando sostenitori “impresentabili” nello schieramento altrui (con cui però magari si sono fatte insieme, come inevitabile quando gli schieramenti sono due, altre campagne referendarie) o argomenti derivanti dal settarismo (fare il gioco della mafia, ecc.). Da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio e con cultura di governo come il Pd, no - ha scritto il costituzionalista - Sarebbe bene che qualcuno vigilasse da qui in avanti: la migliore risposta alle campagne propagandistiche scriteriate, che rivelano una debolezza di merito, è ribadire con calma e ragionevolezza le proprie convinzioni».

Tesi ribadite nell’evento della Sinistra per il Sì svoltosi ieri a Lamezia Terme, mentre anche Anna Paola Concia, pasionaria del Pd che fu ben distante dal Pd attuale, ricorda a Schlein il referendum del 2016. «Quindi, anche tu eri “male accompagnata” con Casapound quando votò come te nel referendum del 2016, giusto?», si chiede sui social. Ma le critiche arrivano anche da quei riformisti che votano No, come la deputata Lia Quartapelle. «Voterò no al referendum giustizia per tante buone ragioni, di merito e politiche - la sua linea - Penso che il mio partito, il Pd, possa fare campagna per il no spiegando queste ragioni, senza scorciatoie da social che hanno come unico risultato di allontanare le persone da convincere».

Approfittano del caso interno ai dem il leader M5S Giuseppe Conte, secondo il quale non è il caso di parlare di fascismo e antifascismo, e il forzista Giorgio Mulè, per il quale «se perfino esponenti di primo piano del Pd mettono all’indice l’indegno parallelo tra Casapound e il voto del referendum significa semplicemente che il limite della decenza è stato abbondantemente superato».