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Scontro

Schlein attacca Meloni sul ddl stupri, accordo tradito e testo irricevibile sul consenso

La leader Pd accusa la premier e Salvini di aver cambiato linea dopo il voto unanime alla Camera

29 Gennaio 2026, 11:03

11:05

Schlein attacca Meloni sul ddl stupri, accordo tradito e testo irricevibile sul consenso

Schlein e Meloni

Sul ddl contro gli stupri esplode lo scontro politico tra opposizione e maggioranza. La segretaria del Pd Elly Schlein, in un’intervista al Corriere della Sera, parla di accordo saltato e definisce «irricevibile» il testo presentato dalla maggioranza, contestando in particolare la sostituzione del principio di consenso con quello di dissenso nella definizione normativa.

«C’era un accordo tra me e Meloni, tant’è vero che avevamo votato all’unanimità alla Camera. Poi ci sono state le regionali, e Salvini dopo il Veneto ha voluto far saltare il banco. Anche Meloni a quel punto si è rimangiata l’accordo», afferma Schlein, chiamando in causa direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader della Lega Matteo Salvini.

Nel mirino anche la proposta tecnica depositata. «Il testo presentato da Bongiorno è irricevibile», sostiene la segretaria dem, riferendosi al contributo della senatrice Giulia Bongiorno. Secondo Schlein, la finalità originaria della riforma era chiara: «L’unico vero motivo per fare quella legge era di inserire nel nostro ordinamento il concetto del consenso previsto dalla convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia».

La critica entra nel merito giuridico e culturale dell’impianto normativo. «Sostituire il consenso con il dissenso significa tornare indietro e mettere un peso ancora maggiore sulle spalle delle donne e delle vittime di violenza. Era esattamente quello che questa legge voleva evitare», spiega, sottolineando il rischio di un arretramento nella tutela delle vittime di violenza sessuale.

Schlein rivolge quindi un appello politico diretto alla premier: «Ho chiesto a Meloni di non farsi dettare la linea dal patriarcato nella sua maggioranza e di ascoltare se non me la rete delle organizzazioni che si occupano di violenza, e gli avvocati e i giudici specializzati». La conclusione è netta: «Se il Parlamento deve votare una legge che fa un passo indietro, che tradisce le donne, allora meglio non farla».