Si fa sul serio
La loro battaglia è iniziata con la proposta di un emendamento alla legge di bilancio che però è rimasto ignorato. Ora i Radicali italiani ci riprovano con una proposta di legge d’iniziativa popolare, l’obiettivo: abolire la tessa etica.
Introdotta dall’articolo 1, comma 466, legge n. 266/2005, è un’imposta addizionale pari al 25% su Irpef e Ires sulla quota di reddito derivante dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico o che incita alla violenza e alle trasmissioni volte a sollecitare la credulità popolare.
È credenza diffusa - spiegano i radicali - che la creazione di contenuti per adulti sia una strada rapida e facile per il successo economico ma «in realtà, specie su Only fans, più del 90% delle persone che fa creano contenuti guadagna in media meno di quattrocento euro al mese - spiega Luiza Munteanu, creator e tra le promotrici della proposta di legge - la maggior parte delle persone che guadagnano è povera, si potrebbe definire così. E queste persone si trovano con una pressione fiscale che può arrivare oltre i 40%».
Secondo i promotori la tassa etica oltre a rappresentare un ennesimo fardello fiscale è incostituzionale, in quanto violerebbe i principi di laicità dello Stato, di libertà di espressione e di capacità contributiva. «Ci sono tanti problemi nel paese e questo non è il prevalente ma noi Radicali cerchiamo di difendere, di intervenire su determinati temi scomodi, piccoli, a difesa dei principi costituzionali – spiega Filippo Blengino, segretario di Radicali italiani – è una questione molto più ampia, di difesa dei principi di laicità e di libertà economica».
Non solo lesiva dei principi costituzionali, «la tassa etica è una forma di censura – afferma Valentina Nappi, attrice di fama mondiale, tra le promotrici dell’iniziativa – OnlyFans guadagna col porno, ma è porno in senso vago. Certo c’è anche quello ma è una piattaforma in cui i miei fan chattano con me perché hanno voglia di fare discorsi che hanno a che fare con la sessualità – spiega Nappi – perché hanno voglia di sentirsi liberi e non trovano nessuno con cui parlare di certi argomenti, anche banalissimi in certi casi, però hanno vergogna a parlare di queste cose e quindi lo chiedono a me. Allora se poi magari questa conversazione li eccita è porno, è tassabile dalla tassa etica in quanto conversazione in cui si parla di atti espliciti tra adulti consenzienti, perché?»
Ed effettivamente la legge identifica la pornografia come «giornali quotidiani o periodici, con i relativi supporti integrativi, e ogni opera teatrale, letteraria, cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico, in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti». Le conversazioni a cui ha fatto riferimento Nappi potrebbero dunque ricadere nella forma letteraria della pornografia. In questo modo la legge avrebbe almeno il merito di aver creato un nuovo genere letterario: il romanzo pornografico epistolare.
Oltre che alla pornografia la tassa etica si applica anche al materiale che incita alla violenza e alle trasmissioni volte a sollecitare la credulità popolare, categoria che comprende le attività svolte da cartomanti, maghi o indovini.
Inoltre lo stesso nome attribuito alla legge secondo i Radicali collide con il principio di laicità dello Stato. «Anche solo il fatto che esista una tassa che si chiama etica dovrebbe far venire i brividi in uno stato laico - sottolinea Debora Striani, membro di Radicali italiani e promotrice della campagna - perché l'eticità, come il cercare di influenzare le scelte dei cittadini verso dei valori etici non è compito di uno Stato laico, il nome è estremamente fuorviante, questa tassa non va a toccare il consumo di porno, non va tutelare chi la legge voleva tutelare, le cosiddette vittime del porno, va semplicemente a disincentivare la produzione delle creator italiane, perché questa tassa non tocca chi consuma».
E gli italiani consumano grandi quantità di porno. Nella classifica stilata da PornHub, nota piattaforma pornografica, l’Italia si piazza all’ottavo posto nella classifica mondiale per numero di visite e al quinto per il tempo trascorso. Inoltre c’è il primato conquistato a dicembre da Milano che si è piazzata al terzo posto a livello mondiale per spesa su OnlyFans. Gli utenti meneghini lo scorso anno hanno speso 58 milioni di dollari, posizionandosi dietro solo ad Atlanta e Orlando.
Le firme da raccogliere sono 50mila in 6 mesi, un compito reso più semplice dalla possibilità di firmare online, ma la vera battaglia «è portare il Senato a discutere la proposta di legge – come ricorda Matteo Hallisey, presidente di Radicali italiani – solo una volta la proposta di legge promossa dai cittadini è stata anche approvata ma questi sono gli strumenti democratici che abbiamo per provare a fare pressione sulle istituzioni». Se i Radicali dovessero avere successo, sarebbe un ottimo modo di festeggiare i 40 anni dall’ingresso in Parlamento di Ilona Staller tra le fila del Partito Radicale guidato da Marco Pannella.