Giovedì 12 Febbraio 2026

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Forza Italia presenta il Vademecum per il Sì: «Stop fake news dalla magistratura»

Alla camera dei deputati gli azzurri intervengono «contro le mistificazioni e la politicizzazione della campagna referendaria»

27 Gennaio 2026, 19:43

28 Gennaio 2026, 07:00

Forza Italia presenta il Vademecum per il Sì: «Stop fake news dalla magistratura»

Un antidoto alle fake news che stanno inquinando la campagna referendaria. Alla Camera dei deputati Forza Italia ha presentato ufficialmente un vademecum pensato per «riportare il dibattito sul terreno dei fatti» e sottrarlo a una polarizzazione che, secondo gli azzurri, nulla ha a che fare con il merito della riforma. Ventidue pagine, affiancate da una versione più breve e agile, per spiegare punto per punto cosa cambia con il sì e perché, nelle intenzioni del partito, non vi sia alcuna compressione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.

A illustrare il documento è stato Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria di Forza Italia. Mulè ha parlato apertamente di una consultazione segnata da una «fuga dalla realtà» da parte del fronte del no e, in particolare, dell’Associazione nazionale magistrati, accusata di spostare il confronto su scenari allarmistici e su presunte derive autoritarie estranee al contenuto del quesito. Il vademecum, sottolinea, è nato proprio per contrastare una «montagna di fake news» e offrire ai cittadini un’informazione corretta, priva di valutazioni politiche e fondata esclusivamente sui dati normativi.

Il cuore della riforma, ha ribadito Mulè, è la separazione delle carriere, che consentirebbe di rafforzare il principio del giudice terzo e imparziale. In questa cornice si inserisce la previsione di due Consigli superiori della magistratura distinti per funzione requirente e giudicante, con una composizione che garantisce la maggioranza dei magistrati e affida loro le decisioni su nomine, promozioni e trasferimenti. Un assetto che, secondo Forza Italia, spezza il peso delle correnti e dei «ricatti incrociati» senza intaccare l’autogoverno.

Sulla stessa linea Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, che ha denunciato una comunicazione «fuorviante» e una sorta di «illegittima difesa» messa in campo da una parte della magistratura. Diffondere notizie false o tendenziose, osserva, non è proporzionato ai temi in discussione e rischia di minare la credibilità stessa dell’ordine giudiziario. La risposta, assicura, sarà la serenità dell’informazione: una scelta coerente con la tradizione garantista di Forza Italia, che considera la riforma nell’interesse dei cittadini e degli stessi magistrati.

E' intervenuto anche Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, che ha accusato i sostenitori del no di voler eludere il merito, arrivando persino a evocare lo spostamento della data del referendum. Il vademecum, ha spiegato, chiarisce che il pubblico ministero non perde ruolo né dignità, ma beneficia anzi di una formazione specifica e dedicata, in un sistema più chiaro e coerente.

Dal Senato, Pierantonio Zanettin ha ricordato la rete di circa cento comitati per il sì già attivi sul territorio nazionale, che potranno utilizzare il vademecum come strumento di contrasto alla disinformazione. Stefania Craxi ha collocato invece la riforma in una traiettoria storica che va da Craxi e Vassalli a Berlusconi: una battaglia di libertà per un processo giusto nei tempi, nei modi e nelle garanzie, privo di qualsiasi intento punitivo.

Alla conferenza hanno partecipato anche Nazario Pagano e i deputati azzurri in Commissione Giustizia Davide Bellomo e Pietro Pittalis. Nel complesso, il vademecum viene presentato come uno strumento di servizio pubblico, pensato per sottrarre il referendum alla logica dello scontro frontale e riportarlo dentro una cornice di legalità costituzionale. In una campagna che si annuncia aspra, Forza Italia rivendica così il garantismo non solo come bandiera identitaria, ma anche come criterio di equilibrio tra poteri dello Stato e come premessa indispensabile per una giustizia credibile.

Non è mancato, su sollecitazione del nostro giornale, un commento sulle recenti affermazioni del leader storico e ideologo della sinistra, Goffredo Bettini, che ha dichiarato di essere in linea di principio favorevole alla separazione delle carriere ma di votare no per indebolire politicamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Bettini e chi sostiene la linea di Bettini», ha detto Mulè, «fa un torto alla propria intelligenza, e questo francamente mi dispiace. E’ come se tutte queste persone fossero prigionieri, si consegnassero, contro il senso di libertà, per adegarsi al mainstream del loto partito. Hanno derogato all'essenza di ogni uomo: la libertà di pensiero».